Al Premio Internazionale LericiPea
Attraverso la parola
Alessandro Fo con il suo ultimo libro, “Luci ed eclissi” pubblicato con Einaudi, ha vinto la 72ª Edizione del premio del Golfo dei Poeti. Tra i finalisti Giuseppe Grattacaso e Azzurra D’Agostino. Un «confronto tra diversità linguistiche e culturali, una strada d’incontro…»
Ora riavvolgo il nastro di una serata incantevole a La Spezia, al Castello San Giorgio. Una serata dedicata alla grande poesia italiana contemporanea nella quale anche i rituali di ogni premio – saluti e parole istituzionali delle istituzioni – sono volati. Così, quasi una ouverture, viene dedicato all’oggi dissonante Aeropoema del Golfo di La Spezia di Filippo Tommaso Marinetti letto nell’occasione dal Marinetti della serie Sky M. Il figlio del secolo – tratta dal romanzone storico omonimo di Antonio Scurati – e al secolo Stefano Cenci. In questo caso la parola è volata alta e sonora (a tratti scompariva nel cielo tant’era alta), non solo perché fu pensata da Marinetti, futurista con non molto futuro davanti a sé, anche dopo un sorvolo in idrovolante dello splendido golfo spezzino ma perché nell’enfasi espressiva dell’attore è sembrata proprio spiccare il volo, portando toni e gesti a quelle altezze. L’aeropoema del Golfo della Spezia è un’opera del 1935 con il quale l’autore vinse la sfida ai poeti d’Italia tenutasi in occasione della festa del Premio Nazionale di Pittura intitolato al “Golfo della Spezia”, ideato dallo stesso Marinetti assieme ad altri futuristi, fra i quali Fillia, tra settembre e ottobre del 1933. Marinetti scrive nel “Decollaggio” di aver «corretto le prime bozze dell’Aeropoema del Golfo della Spezia con la prua del motoscafo dell’Ammiragliato sulla carta verde patinata d’oro del mare di Lerici poi colle eliche d’un trimotore a 3000 metri sulle Alpi Austriache» e le seconde bozze «in un palco del teatro della Spezia dove vati scartati dalla giuria nella mia sfida ai poeti d’Italia aizzavano marinai scaricatori studenti e trogloditici passatisti a centuplicare l’odio fossile della terra contro l’imponderabile volante luce della poesia».
Ma torno giù, sono montalianamente della razza che resta a terra, alla serata finale che ha incoronato Alessandro Fo, il “professore” è stato più volte definito anche tra il pubblico presente, prescelto insieme ad Azzurra D’Agostino (Cosmic latte pubblicato da Marcos y Marcos) e Giuseppe Grattacaso (Dei vertebrati, degli invertebrati pubblicato da Interno Poesia) nella terna individuata dalla Giuria tecnica del Premio Lerici Pea presieduta da Giuseppe Conte e con Massimo Bacigalupo, Manuel Cohen, Davide Rondoni, Stefano Verdino e il sottoscritto. Una terna di assoluto valore, ben rappresentativa della poesia italiana contemporanea, con tre opere diverse per passo, immaginario e costruzione poetica, ma unite dalla capacità di restituire, ciascuna con una propria lingua, la complessità del presente. La poesia di Azzurra D’Agostino, in Cosmic latte, si distingue per una voce cordiale e coinvolgente, capace di accogliere l’eco del mondo privato e collettivo; Alessandro Fo, in Luci ed eclissi, attraversa luoghi, incontri, memorie e figure della vita dentro un tessuto testuale che intreccia racconto, dialogo e lirismo, affidando alla parola poetica ciò che resiste nella memoria. Giuseppe Grattacaso, con Dei vertebrati, degli invertebrati, costruisce invece un’opera scandita da un elegante endecasillabo, da accumuli nominali e da una tonalità ironica che si apre a riflessioni visionarie sulla presenza dell’uomo nel mondo.
E come da consolidata tradizione del premio, i tre autori finalisti hanno letto una selezione di propri testi tratti dalle opere candidate. Volando con la parola alle loro più giuste altezze. E a decretare il vincitore è stata anche l’ultima votazione affidata alla Giuria dei Cittadini che lì per lì, emozionati dall’ascolto delle parole dei tre finalisti hanno indicato in apposita scheda inserita in apposita urna e spogliata da apposito notaio, il loro poeta preferito, affidandosi e fidandosi dell’ascolto dal vivo (forse un po’ poco). Il loro voto si è unito a quello precedentemente espresso dalla Giuria Tecnica, dalla Proprietà del Premio e da quella della Giuria di Lettori qualificati sparsa in Italia da Nord a Sud, da Est a Ovest, definendo così il verdetto finale.
Verdetto finale (tutto sommato ineccepibile) l’ho già detto e lo ricordo: Alessandro Fo, Luci ed eclissi (Einaudi). Verdetto personale? La poesia in Italia è viva, vivacissima, e lotta insieme a noi (si sarebbe detto una volta). Oggi cerca e trova il confronto tra diversità linguistiche e culturali, una strada d’incontro attraverso la parola e, soprattutto, non tace di fronte alle brutture di un tempo ahimè fin troppo infausto. Per tutti, per chi vola e per chi resta montalianamente …