Loretto Rafanelli
Sinestetica: premio a Yolanda Castaño

Vitalità oltre il testo

Incrocio di “sviluppi” artistici, impegno civile, intenso sperimentalismo. È ricca e complessa la figura della poetessa spagnola di Galizia, pittrice, giornalista e commentatrice televisiva. Tra i migliori poeti iberici, è ancora poco nota nel nostro Paese. Ma la sua “vista ulteriore” è un merito da conoscere e riconoscere. Oggi a Pescara la premiazione

Nell’ambito del Concorso nazionale Sinestetica-Premio Rossella Miscia Cecconi 2026, verrà consegnato, il 29 maggio a Pescara, alla poetessa spagnola Yolanda Castaño, il Premio internazionale di poesia “Città di Pescara” (che negli anni passati ha visto come premiati: Magrelli, Muldoon, Portante, Pey, Wagner, Blandiana, Nunez, Teofilo), organizzato dal “Centro di poesia e altre linguaggi”, diretto dal poeta Luigi Colagreco. Di seguito un profilo della poetessa.

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Ci sono poeti che indirizzano il proprio lavoro poetico verso ulteriori forme di identità artistica, mi riferisco a quelle prove che cercano di mettere insieme musica, testi, voci, scenografie particolari. Vero che accade raramente che questi lavori siano convincenti, a volte prevale un aspetto sull’altro, a volte manca una coordinazione, spesso le debolezze singole sono del tutto evidenti. Yolanda Castaño ha dato invece prove eccellenti riguardo questo andare oltre il semplice testo. Inoltre, la poetessa spagnola ha pure a suo merito la difesa e la valorizzazione della lingua gallega, che si parla nello spazio territoriale della Galizia. Una difesa la sua, che diviene anche azione politica e rivendicativa, oltre che, per rimanere alla poesia, pratica di traduzione. E qui in questo incrocio di “sviluppi” artistici, impegni civili, intenso sperimentalismo, si comprende come sia ricca e complessa la figura della poetessa, anche pittrice, giornalista e commentatrice televisiva. Ora, per il pubblico italiano la figura della Castaño non è così rilevante, per quanto sia stato pubblicato un suo libro di poesie dall’editrice Squilibri, intitolato Lingua dell’inchiostro; ma in Spagna (e direi nel mondo), la sua è una presenza centrale, eclatante, avendo vinto tra gli altri nel 2023 il Premio nazionale di poesia, attribuito ai migliori poeti iberici, e rappresentando il paese latino nei vari festival di poesia che si tengono in tante parti del globo.

Fortemente orgogliosa del suo essere parte di una comunità si è detto. La Galizia appunto, che non ha lo stesso peso di altre regioni nell’ambito spagnolo, ma che, per chi la conosce, conserva la meraviglia di Santiago di Compostela (dove Yolanda è nata), di Pontevedra, di La Coruña, una terra che è tra le più luminose bellezze spagnole. Bellezze che arricchiscono il valore della lingua (il gallego) in cui scrive la poetessa. Un tema quello dell’identità culturale e linguistica, sentito enormemente dalla Castaño, un tema difficile da affermare (dice: «Un abbondante coltello è il progetto dellidentità»), ma si badi che il discorso è qualcosa di estremamente importante, come peraltro accade anche da noi relativamente ai dialetti, ma che nel caso del gallego, vale ancora di più, dicendo in questo caso di un plus linguistico, che va difeso rispetto a una evidente omologazione culturale. Ma la poesia della Castaño, non è semplicemente “rivendicazione” regionale. Piuttosto una poesia tesa a fare sempre un passo in avanti, trattandosi di una poetessa impegnata in un corpo a corpo continuo con se stessa alfine di “scoprire” nuove verità. Siano esse civili, in termini alti e ampi, o solo personali, intime, di passioni e di amori. Una poesia sincera, che affronta ambiti inesplorati, rimuovendo il facile ripetersi, ecco: la poetessa pare che ripudi il comodo viaggio del già sostenuto, del già detto, quella ripetizione infinita che caratterizza il procedere di molti poeti, anche da noi, quella casa comoda e facile da gestire, ella invece pare come mossa da una curiosità senza fine, da una ricerca quasi ossessiva di una dimensione altra, con una sincera attenzione verso l’altro. Quindi uno sguardo alla libertà personale in ogni campo: quello delle idee, quello dei diritti civili, quello delle uguaglianze. Impegnata inoltre a trovare nuovi intrecci fra linguaggio, intelligenza espressiva, visione.

E tutto questo giunge a uno slancio verso nuove istanze, seppure si ponga nel rischio continuo, nell’azzardo di incroci linguistici da definire, assaporando anche il gusto amaro dell’incoerenza, essendo sempre alla ricerca di una freschezza ulteriore del verso (dice bene qui: «Una pozza di note sostenute,/ un usignolo meccanico è la sera.»). Allora, si capisce perché il grande poeta polacco Adam Zagajewski, vedeva i versi della poetessa spagnola come fossero “champagne”, per via della inesauribile vitalità espressa. Un termine come vitalità per la poesia è un termine forse inusuale, ma perfetto per questa poesia, e qui, in questa parola, c’è forse la spiegazione di tutto: la spinta a cercare nuovi spazi, ad avere una “vista” ulteriore, a vivere la poesia, il linguaggio, la vita attraverso una grande curiosità, una grande fantasia, una grande libertà, una grande forza intellettuale e corporea. Sì anche corporea, perché Yolanda Castaño considera il corpo nella sua totalità, nella sua manifestazione di gesti, di vocalità, di umori, di amori, lo dimostra nelle sue performance, che non divengono semplici letture, ma vere e proprie creazioni artistiche, in cui tutto è messo in gioco, in cui tutto si muove e si inoltra in magiche vie, in sospesi labirinti. Pronta a portarci continuamente su soglie sconosciute, indicandoci parole nuove e sapendo che le domande non hanno mai fine, come dice in questi versi: «Ma, come vi dicevo, non so, è curioso,/ sono passata tante volte di qui e/ no,/ non vi avevo/ visto/ mai.».

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