Edoardo Mantega
Testo a fronte/23

In giornate di marosi, Sirene

«La mattina seguente si era svegliato che fuori pioveva ed era bello guardare l’acqua intorpidire i legni dei binari schioccando tra le pietre. Allora sorrideva contento d’infanzia quasi, carezzando i riccioli in arancio dell’amante...»

Con questo racconto inedito di Edoardo Mantega prosegue la serie “Testo a fronte”. Si tratta della nuova puntata di un’iniziativa che ha già avuto vita due volte, negli anni passati, su Succedeoggi. Questa nuova rassegna di storie avrà una sua “seconda vita” dopo la pubblicazione su Succedeoggi. I racconti, infatti, illustrati per l’occasione da artisti scelti da Tiziana D’Acchille, saranno esposti – insieme alla opere – presso la Museo dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia a partire dal prossimo 15 settembre. I racconti escono con cadenza bisettimanale, il lunedì e il venerdì: l’illustrazione che li accompagna, qui, è di Michelangelo Pace.


Giovanni detto Cognac lo incontravi che il pomeriggio cominciava a scemare sullo stradone che collega Silì a Oristano.

E dove vai Giovanni, e inza’[1] tutto bene e chi cerchi Giovà gli chiedevi.

Eehh sto cercando le luccioline sto cercando, le hai viste? Ti chiedeva, e tu No Giovanni non le ho viste gli dicevi, no Giovanni non ho idea di cosa tu stia parlando, e lui però fresco fresco sorrideva gettando occhi abbondanti al cielo e quindi

Eehh, sto cercando le luccioline io, che ho bisogno di amore, e allora gli davi una pacca sulla spalla e lo lasciavi scivolare verso il casotto ferroviario.

Il casotto ferroviario che era un rustico mai terminato dei primi del Novecento, violato da enormi fichi selvatici che sfondavano porte e finestre e salivano per alcuni tratti fino al cielo.

Lì era la casa di Sa Bambola, l’amante di Giovanni detto Cognac, ma anche di Conconi il manovale e di altri uomini e donne. Le portavano doni in cambio del suo amore: ceste di arance impossibili, vino dolce, scintillanti smartphone, scarpette da ballo del colore della seduzione. E il suo potere era grande: risvegliava vite macerate sotto il sole povero della frazione, curava i vertici delle solitudini d’ogni paesano. Così le sue figlie erano le lucciole sulla ferrovia abbandonata, ninfe qualche volta e, in giornate di marosi, Sirene. Che era vicino, il mare, e la sua voce correva dalla foce lungo la schiena del fiume; bagnava le prime case, gli occhi e gli umori degli abitanti. Il sale del mare colorava le anime di salmastro e finiva di ammattire i matti.

Giovanni detto Cognac era uno tutt’ossa e jeans, viveva confinato in una piccola baracca di legno dietro i campi da pallone e nella vita aveva costruito tegole per i tetti del paese usando il fango del fiume.

Mi servono tre tetti per rimesse agricole, Giovà, gli diceva un amico. Giovà casa di mia figlia entro fine mese, le voglio rosse, ce la fai Giovà?

E Giovanni ce la faceva, sempre.

Poi alla sera smetteva le mani dell’operaio e vestiva quelle dell’amante. Beveva da una bottiglietta di plastica che diceva essere fortunata perché diventata ormai del colore del Cognac, che non perdeva mai, e prendeva la via dell’amore, De Tunnel of Love come lo chiamava lui, con due tegole in mano.

Quando il tetto sarà completo, gli diceva Sa Bambola, io e te ci sposeremo e vivremo qui. E le Luccioline saranno anche figlie tue.

Ti amo rispondeva Cognac detto Giovanni. E ogni mattina menava un gran lavoro e s’impanava nel fango fino alle ginocchia, sudava e rideva mentre infornava le tegole rosso murice nel piccolo forno in pianura.

Perché lui non mi vuole? protestava sempre alla sera G. quando si presentava alla porta dell’amata.

La casa è del Fico, e tu lo sai bene, rispondeva lei. Quando il tetto sarà finito e le sue foglie protette dal freddo e dalla grandine lui aprirà i rami e sarà anche casa tua. Ti farà passare.

Giovanni, che voleva sposare la donna e vivere con lei, non si dava per vinto. Quella, com’è ovvio, faceva per dire. Voleva bene al povero Giovanni, questo sì, ma quella casa era sua e delle figlie. E del fico, naturalmente: quando, una notte di qualche anno prima, le aveva accolte e protette dai malumori del cielo, aveva promesso di aiutarle. Ché non erano diverse da animali impauriti, in fondo, e la pasta molle di cui era fatto il loro sangue era la stessa dei condannati a morte e dei braccati.

Le ultime scaglie di paglia e fango le appiccicò sul dorso della casetta sbilenca che era gennaio. Mentre impastava la calce, Giovanni strizzava gli occhietti baluginanti verso le figlie promesse, sotto di lui sui binari, e urlava: Siete voi le ballerine, amori miei? Bellixedde[2]. Siete voi le ballerine belle, siete voi lo so. Bellixedde, oi!

Poi era sceso per la scaletta da lavoro e aveva preteso l’amore e la casa.

La mattina seguente si era svegliato che fuori pioveva ed era bello guardare l’acqua intorpidire i legni dei binari schioccando tra le pietre. Allora sorrideva contento d’infanzia quasi, carezzando i riccioli in arancio dell’amante stesa lì di fianco e tutto contento per il tetto che reggeva e riparava bene. Un piccolo rivolo di pioggia rossastra correva lungo le canalette che portano dal naso alle labbra di Rossana, detta Sa Bambola, che aveva gli occhi spalancati sul tetto di mirabile fattura. Dalla nuca sfondata fuoriusciva materiale morbido, le mosche succhiavano ingorde. Lui carezzava le guancione abbondanti con le mani piene di apprensione, ingordo manovale dell’amore.

Sonoioiltuoficoora, non è vero? Vero che sei mia? La mia sposa?, così diceva lui.

Lei non rispondeva.

Il petto di Giovanni detto Cognac ha iniziato a gonfiarsi d’improvviso, e lui non ha capito sul momento.

Un piccolo bocciolo di frutto viola gli è sbocciato sulla bocca, poi un altro e un altro ancora. I piedi sono spariti aprendosi gallerie nel terreno e le mani apertesi in foglie larghe di generosa clorofilla. Giovanni si è alzato, e alzato, fino sfondare il tetto che per anni aveva cercato di finire, e l’ultima cosa che ha visto, ricorda, prima di essere nient’altro che preda di bambini golosi di arrampicate e fichi, è stata Sa Bambola trasformarsi in Sirena e prendere la via dei binari, sirena d’inverno sorridente sotto le onde della tempesta.

Giovanni detto Cognac lo si vede ora con la schiena martoriata di pioggia riparare amanti e solitudini inguaribili, ogni tanto quando il maestrale romba lungo i binari del treno si dice si possa udire un fico cantare e un amante stormire di foglie nuove.

[1] E allora? (sardo campidanese).

[2] Bellissime (sardo campidanese).

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