Pasquale Di Palmo
I deliri del bibliofilo

Giotti e «Solaria»

Fu Giani Stuparich a patrocinare la pubblicazione della «bellissima» raccolta dell’appartato poeta triestino, “Caprizzi, canzonete e stòrie”, pubblicata nel 1928 per le edizioni della celebre rivista fiorentina. Che dello stesso autore stampò “Liriche e idilli”

Una delle figure più appartate e schive del Novecento italiano è senz’altro quella di Virgilio Giotti, eccellente poeta in dialetto triestino e prosatore in lingua, nonché assiduo collaboratore di Umberto Saba per il quale concepì la grafica di parecchi volumi, tra cui la princeps di Cose leggere e vaganti (1920), in 35 copie, e del Canzoniere (1921), entrambi editi dalla Libreria Antica e Moderna di Trieste, che faceva capo allo stesso Saba. Pseudonimo di Virgilio Schönbeck, Giotti nacque, operò e morì a Trieste, con una breve parentesi fiorentina, in occasione della quale pubblicò nel 1914 presso l’Editore Ferrante Gonnelli il suo rarissimo libro d’esordio, Piccolo canzoniere in dialetto triestino, in 200 copie. Nel 1920 fu la volta di Il mio cuore e la mia casa, curato dall’amico e sodale Umberto Saba per la succitata Libreria Antica e Moderna, con una tiratura di 200 esemplari. Entrambi i titoli erano messi in vendita presso la libreria antiquaria del poeta di Trieste e una donna.

Nel 1928 per le fiorentine Edizioni di Solaria apparve la raccolta intitolata Caprizzi, canzonete e stòrie, seguita nel 1931 da Liriche e idilli, uscita per i medesimi tipi. Si tratta rispettivamente del quaderno undicesimo e ventiduesimo della collana dell’editore fiorentino, stampati presso la Tipografia Parenti, con sede in Via Poliziano 3. Le raccolte, oltre a differenziarsi per l’uso della lingua che passa dal dialetto di Caprizzi, canzonete e stòrie all’italiano di Liriche e idilli, presentano un formato lievemente diverso, in quanto la prima misura cm 21 x 15,3 mentre la seconda è un po’ più ridotta. Sul piatto anteriore il logo è inoltre riprodotto in rosso nel 1928 mentre figura in nero tre anni dopo. Le Edizioni di Solaria nacquero da una costola della rivista «Solaria», fondata nella città gigliata da Alberto Carocci nel 1926, e diretta prima da Giansiro Ferrata e poi da Alessandro Bonsanti. Tra i fondatori e collaboratori c’erano Eugenio Montale, Leone Ginzburg, Aldo Garosci, Giacomo Debenedetti, Sergio Solmi, che vennero presto affiancati da Riccardo Bacchelli, Antonio Baldini, Arturo Loria, Bonaventura Tecchi e Silvio Guarnieri. La rivista, il cui programma era quello di svecchiare la cultura umanistica italiana diramando nuove proposte internazionali, si avvaleva della collaborazione di Carlo Emilio Gadda che pubblicò, per le Edizioni di Solaria, i due libri d’esordio La madonna dei filosofi (1931) e Il castello di Udine (1934), imitato da Cesare Pavese con Lavorare stanca (1936) ed Elio Vittorini con Piccola borghesia (1931). Lo stesso Saba nel 1928 diede alle stampe le liriche di Preludio e fughe e due numeri di «Solaria» vennero dedicati allo stesso Saba e a Svevo. Non pochi furono i problemi intervenuti con la censura fascista.

Caprizzi, canzonete e stòrie consta di 104 pagine e riporta in calce alla raccolta un glossario, non essendoci la traduzione delle poesie in dialetto a piè di pagina. Liriche e idilli, in cui confluisce anche la precedente raccolta Il mio cuore e la mia casa, ha 100 pagine. Sul colophon della silloge del 1928 si legge: «Questa edizione si compone di una prima tiratura di 300 copie numerate dall’1 al 300 e di una seconda tiratura di 50 copie fuori serie e fuori commercio riservate al servizio stampa». Il colophon del libro del 1931 riporta invece la seguente dicitura: «Questa edizione si compone di 200 esemplari numerati costituenti la edizione originale, dei quali i primi 20 su carta doppio Guinea. Abbiamo stampato inoltre una tiratura fuori serie riservata alla vendita». Parte della tiratura fu rilevata dalle Edizioni dello Zibaldone di Trieste e distribuita agli abbonati fino al 1958. Sul versante antiquario si possono trovare entrambi i titoli intorno ai 200 euro cadauno.

Fu Giani Stuparich a patrocinare la pubblicazione di Caprizzi, canzonete e stòrie, inviando ad Alberto Carocci una cartolina postale in data 17 maggio 1928 in cui si legge: «Noi amici abbiamo raccolto 1000 lire perché possa pubblicare i suoi versi dialettali, che sono bellissima poesia. Egli ha pensato a “Solaria”, ed io personalmente sarei assai contento se “Solaria” volesse assumersene l’edizione». Molto apprezzata dall’interessato la veste grafica del volumetto che Giotti terminerà di pagare inviando un assegno di 200 lire il 26 luglio dello stesso anno. Nella collana curata da Anita Pittoni videro invece la luce Versi (1948-1951) e i postumi Appunti inutili (1946-1955), rispettivamente nel 1953 e nel 1959. Oltre a Colori, edito originariamente nel 1941 per Parenti di Firenze (titolo apparso con numerose varianti per Le Tre Venezie nel 1943, per Riccardo Ricciardi nel 1957 e, postumo, per Longanesi nel 1972), bisogna segnalare la raccolta Sera, licenziata in 130 copie nella versione del 1946, curata da Emilio Dolfi e Manlio Malabotta per conto della Tipografia e Litografia Moderna di Trieste, riproposta con varianti per Francesco De Silva di Torino nel 1948. In 25 esemplari fuori commercio nel 1949 la succitata Tipografia e Litografia Moderna impresse le Poesie per Carlota, ragazza berlinese conosciuta alla Biennale di Venezia. Data la rarità di questo volumetto non esistono al riguardo quotazioni disponibili.

Per ogni ulteriore approfondimento si rimanda a Opere. Colori, altre poesie, prose di Virgilio Giotti, a cura di Rinaldo Derossi, Elvio Guagnini, Bruno Maier (Edizioni Lint, Trieste 1986) e a Virgilio Giotti di Anna Modena (Edizioni Studio Tesi, Pordenone 1992). Da ricordare, soprattutto per il lavoro artigianale effettuato da Giotti in ambito editoriale (ma non si dimentichi il corpus dei disegni), i tre volumetti recentemente allestiti da Simone Volpato intitolati Il cestino di Saba, La commessa di Saba e Saba Giotti Pittoni. Trieste private press, stampati dalla Libreria Antiquaria Drogheria 28 di Trieste.

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