Anna Camaiti Hostert
Cartolina dall'America

Leone e Agostino

Davvero appare quasi paradossale che tocchi a un Papa agostiniano come Leone XIV difendere lo spirito quasi "illuministico" delle dottrine sociali e contrastare la vanità monarchica di Trump

Il 15 maggio 1891 uscì l’enciclica di Leone XIII Rerum Novarum e segnò per il mondo una svolta storica. La Chiesa dopo la rottura del nesso trono-altare seppellito dalla Rivoluzione francese si trovò spodestata e senza potere in un mondo scisso tra il capitalismo e il marxismo che avanzavano a passi da giganti. La decisione di emanare quell’enciclica ispirata dall’economista/sociologo Giuseppe Toniolo fu geniale. Essa infatti segnò l’affermarsi di quella che fu definita la dottrina sociale della Chiesa, una sorta di terza via con la quale il potere ecclesiale rispose alle ideologie socioeconomiche del marxismo e del liberismo, incoraggiando la nascita di movimenti cristiani impegnati nella società, che si battessero contro la disumanità del capitalismo e offrissero un’alternativa alla lotta di classe proposta dal marxismo. E fu anche un modo da parte della Chiesa di fare un bagno nel sociale, di affrontare concretamente i problemi della gente. Certo quelle considerazioni non si pongono oggi allo stesso modo in cui furono affrontate allora, ma permane quell’anelito morale che le animò allora e che coinvolse molti attivisti cattolici.

Papa Leone XIV nell’introduzione al libro di John J. Lydon McHugh La dottrina sociale della Chiesa dal Leone XIII a Leone XIV, uscito circa otto mesi fa, parla di inadeguatezza e inappropriatezza della Chiesa a intervenire nelle questioni sociali oggi. E parla di una dimensione verticale e orizzontale della Chiesa che sembrano inconciliabili. Scrive il Papa: “Coloro che preferiscono una Chiesa verticale che guarda solo a Dio non sbagliano sicuramente, ma non ritengo che sbaglino nemmeno coloro che guardano ai propri fratelli e sorelle e vogliono vedere nella dimensione orizzontale della Chiesa parte della loro missione”. E partendo da questa osservazione Leone XIV individua in quest’ultima dimensione oltre ai problemi del lavoro e dello sfruttamento, la violenza contro le donne e i minori, l’attenzione ai divorziati, ai risposati e ai membri della comunità LGBTQ+, i problemi ambientali e last but not least gli abusi di potere. Certo, gli strumenti di 130 anni fa non sono più adeguati, ma lo spirito con cui ci si avvicina ai problemi deve essere lo stesso, deve cioè partire dai principi morali che hanno sostenuto anche la prima enciclica; tali sono oggi la dignità della persona, il ben comune, la solidarietà, la libertà di coscienza. Certo la dottrina sociale della Chiesa non può essere “una risposta universalmente accettabile, sarebbe utopistico – scrive il Pontefice –. Può solo pretendere di essere una risposta che rispetti la realtà e che si avvicini a essa in modo adeguato, partendo dai principi e dai criteri più sani e opportuni”.

Alla luce di queste riflessioni appare normale che il Papa si scagli contro la guerra e la violenza che stermina gli innocenti, una guerra scatenata da Trump e Netanyahu e indirettamente accusi Trump di abusare del proprio potere. E appare paradossale che il presidente americano abbia reagito in maniera cosi violenta contro un Papa il cui compito precipuo è quello di battersi per la pace nel mondo. La formazione agostiniana di Leone XIV lo rende molto ieratico e molto distaccato dalle vicende politiche, ma non indifferente ad esse e al proprio ruolo. Quello che appare paradossale oggi è che Trump si comporti come un monarca assoluto, secoli dopo la Rivoluzione francese che ha spazzato via quel tipo di potere e che sia la Chiesa, in tempi passati alleata fedele di quel di potere temporale, a combatterlo, spiazzandolo sul terreno della diplomazia e della fermezza. Forse Trump ambirebbe a diventare Dio e si circonda di uomini e donne che pregano con lui; ha anche istituito un Faith Office (Ufficio per la fede). Ma, come fa notare Vito Mancuso su La Stampa, la D maiuscola è caduta e lascia spazio solo al narcisismo esasperato di quell’Io, lo stesso io individuale che aveva dato luogo ai Diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 e a quei principi di “libertà uguaglianza, fratellanza” che della Rivoluzione francese erano stati il cuore. Ma se si dimentica, come ci ricorda ancora Mancuso, l’uguaglianza e la fratellanza, la libertà narcisistica divora le altre due e va a rappresentare quel capitalismo americano rapace e senza regole di cui Trump è un campione assoluto.

So che molti non hanno visto in questo Papa la stessa forza e dedizione ai deboli di papa Francesco; tuttavia un Papa che sceglie di chiamarsi Leone XIV e si rifà alla dottrina sociale della Chiesa deve necessariamente avere una forza morale, quei moral stamina, che lo avvicinano alla gente e lo rendono capace di battersi contro i potenti a favore dei meno fortunati. Non va dimenticato inoltre che al di là del fatto di essere un agostiniano e dunque di guardare alla città di Dio, papa Leone XIV ha origini umili e viene da Chicago, citta tosta e abituata a lottare per i propri diritti, dal cuore operaio e sindacale e non dal jet set newyorkese; dunque sa come battersi con calma, fermezza e tenacia, ma senza recedere di un millimetro dalle sue posizioni. D’altronde dalla dottrina sociale della Chiesa, Leone XIV ha imparato che per ottenere risultati tangibili bisogna resistere e lottare con fermezza, mantenendo la testa alta anche quando i detrattori sono tra gli uomini potenti della terra che attaccano a tradimento parlando di cose che non conoscono e non competono loro.

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