Ida Meneghello
Diario di una spettatrice

La cinecolomba di Pif

Il nuovo film di Pif mescola amore e corruzione in una commedia che non graffia e fatica ad andare avanti. Tra un cannolo siciliano e una processione di Pasqua

Comincio con una battuta. Dopo la stagione dei cinepanettoni Pif inaugura nel cinema italiano il filone delle “cinecolombe” con il suo film … che Dio perdona a tutti, non a caso nelle sale da oggi, giovedì santo. Il titolo rimanda al noto proverbio siciliano “Cu’ futti futti, Diu pirduna a tutti” ovvero chi frega frega, Dio perdona tutti, summa del cinismo e della furbizia italica che mi ha fatto venire in mente per contrappunto la famosa battuta di Woody Allen, “io non capisco i cattolici: peccano prima, pagano dopo…”. Appunto. Ma la “cinecolomba” è comunque diversa dal cinepanettone: ogni volgarità è bandita, si svolazza garbatamente all’insegna dei buoni sentimenti e della commedia leggera, certamente c’è molta più dolcezza. E non è una metafora. Mi chiedo quali picchi glicemici abbiano comportato le riprese di questa pellicola per Pif, regista e attore – è anche l’autore del soggetto e della sceneggiatura (con Michele Astori) visto che il film si basa sul suo libro omonimo, bestseller nel 2018 – e per la protagonista Flora interpretata dalla brava Giusy Buscemi. Perché i veri protagonisti del film non sono loro due ma i cannoli, le cassate e le cassatine, torte Savoia, sciù, brioche col tuppo e il gelato, frutta martorana, insomma la pasticceria siciliana elevata all’ennesima potenza.

“Non so se Dio esiste. Ma credo nella ricotta”, è la dichiarazione di fede di Pierfrancesco Diliberto da Palermo, in arte Pif.

Lo dico subito: la quarta pellicola con la regia di Pif è purtroppo lontana dall’ironia dissacrante e godibilissima del suo indimenticabile esordio La mafia uccide solo d’estate del 2013. Qui di ironia dissacrante ce n’è poca, è concentrata nella prima mezz’ora del film (che dura quasi due ore, troppe) e riguarda l’unica vera trovata rivelata già dal trailer: Pif incontrò davvero Papa Francesco dichiarandosi agnostico anche se era andato a scuola dalle suore e aveva studiato dai salesiani. La presenza del Papa (interpretato dall’attore spagnolo Carlos Hipólito) nei panni della guida spirituale del protagonista Arturo/Pif è il filo conduttore di una storia ambientata a Palermo che affronta il tema della religiosità e della coerenza ai principi del cristianesimo, come sappiamo tutti molto declamati ma ben poco praticati, nell’Italia dei cattolici “a intermittenza”.

Arturo è un agente immobiliare che vanta il record di stipule nell’agenzia “Trinacria Real Estate” dell’amico Tommaso (il bravo Francesco Scianna). Ma nella sua vita manca l’amore e Arturo compensa la carenza affettiva facendo il portiere (distratto) nelle partite di calcetto con gli amici e soprattutto divorando i capolavori della pasticceria siciliana dopo averli filmati per la sua rubrica sui social. L’incontro con Flora Guarneri, erede della leggendaria pasticceria produttrice dei cannoli che dimostrano l’esistenza di Dio, è un colpo di fulmine fatale per entrambi. Ma ecco il problema: Flora è una fervente cattolica mentre Arturo ha pregato una sola volta nella vita, in occasione della partita Italia-Brasile ai Mondiali del 1982, e da allora considera l’esistenza di Dio “una gran minchiata”. Per non perdere il suo amore, Arturo è costretto a fingersi credente e praticante con risultati prevedibili: durante la messa domenicale biascica formule che ignora, finisce per farsi cacciare impersonando Cristo nella Via Crucis. Quando Flora scopre l’inganno e lo lascia, Arturo ricorre all’unica consolazione che conosce: divora uno dopo l’altro 35 sciù e il picco glicemico si trasforma in allucinogeno, Arturo è convinto che Papa Bergoglio in persona lo raggiunga e gli spieghi com’è davvero un buon cristiano.

Se la prima parte del film introduce con leggerezza e allegria i personaggi di questo microcosmo palermitano tra rogiti e cannoli, il racconto prosegue sempre più impacciato senza riuscire a mettere a fuoco il tema delicato dell’incoerenza tra i princìpi che si proclamano in chiesa e le scelte che si fanno nella realtà. Il titolare dell’agenzia Tommaso chiede la complicità di Arturo per coprire la sua relazione con l’assistente, ai clienti si tacciono i problemi presenti negli appartamenti che visitano, il grande pasticcere Guarneri padre di Flora organizza una festa in onore dell’amico politico che torna a casa dopo sette anni di galera per corruzione. Che cosa scopre Arturo che già non sia arcinoto, lui che prima non crede e poi pretende di mettere davvero in pratica le parole di Gesù nei Vangeli dicendo sempre la verità?

Pif regista tenta di tenere insieme i due registri del film: la commedia romantica di Arturo e Flora col prevedibile lieto fine e la denuncia delle contraddizioni e delle ipocrisie del “così fan tutti” cui il protagonista si ribella, col risultato di indisporre anche la sua fidanzata osservante e praticante. Ma l’operazione riesce solo a metà, resta in superficie, mancano il sarcasmo graffiante e l’ironia micidiale del suo primo film. Né si può confidare nella prova del Pif attore, recita solo se stesso un po’ come fa Nanni Moretti. Ma Moretti è più bravo.

Nonostante questi limiti sono pronta a scommettere che la prima “cinecolomba” incontrerà il favore del grande pubblico. Perché il richiamo a Papa Francesco è il vero cuore del film ed è potente, suscita nello spettatore un’immediata e inevitabile nostalgia. Un Papa capace di rispondere alla dichiarazione di Pif “sono agnostico anche se sono andato a scuola dalle suore”: ”… béh, forse proprio per questo”.

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