Sergio Buttiglieri
Al Maggio Musicale Fiorentino

Il metateatro di Carsen

Robert Carsen, con la direzione di Riccardo Frizza, ha legato insieme "Cavalleria Rusticana" di Mascagni e "Pagliacci” di Leoncavallo leggendo il verismo in modo inedito

Ancora una volta il regista Robert Carsen ci ha piacevolmente immerso nella sua poetica teatrale che sa rileggere in maniera inaspettata l’immenso patrimonio della lirica italiana. Al Maggio Musicale di Firenze, grazie alla Sovrintendenza della Fondazione diretta da Carlo Fuortes che lo ha intelligentemente inserito nella Stagione, Carsen ci ha immerso nel dittico di Mascagni e di Ruggero Leoncavallo invertendo, fra l’altro, l’ordine di apparizione dei due atti unici, per meglio farci godere la sfida insita nel Prologo di Pagliacci mostrandoci come potesse estendersi non solo a quest’opera, ma anche a Cavalleria Rusticana. Questa nuova disposizione, ci racconta il regista, consente di rileggere i due lavori non soltanto in termini di realismo, ma anche di meta-realismo e perfino di sopra-realismo. E per rimarcare questa opinione cita personaggi come Bertolt Brecht: «L’arte non è uno specchio per riflettere la realtà, ma un martello per plasmarla». O come Antonin Artaud: «Ogni sentimento autentico è in realtà intraducibile. Esprimerlo è tradirlo. Ma tradurlo è fingere».

Come è ben noto La Cavalleria Rusticana di Mascagni si basa sulla novella di quattro pagine di Verga riguardante la relazione amorosa quadrangolare tra Santuzza, Turiddu, Lola e Alfio, e anche sul dramma di grande successo che Verga aveva sviluppato dalla sua stessa storia. L’ironia leggermente snob nascosta nelle parole “Cavalleria Rusticana” delinea efficacemente l’adulterio sordido e sottoproletario (in contrasto con quello borghese “normale”) tipico dei romanzi del periodo.

Pagliacci di Ruggero Leoncavallo invece ci introduce a un nuovo insieme di idee in relazione al realismo teatrale che ora amiamo definire “metateatro”. E come il Verismo questo concetto ha le sue origini in Italia, nel teatro di Luigi Pirandello. Lui attingeva nel mondo della Commedia Dell’Arte, ma modellava le sue opere secondo una forma filosofica distintamente esistenziale e novecentesca. Pirandello non a caso scriveva: «Il dramma è in noi, noi siamo il dramma. E non riusciamo quasi ad aspettare di metterlo in scena, tanto forte è la passione che ci spinge».

Forme che hanno dei famosi precedenti storici come l’uso fatto da Shakespeare nel mondo del “teatro nel teatro” in Sogno di una notte di mezza estate e in Amleto, dove il teatro stesso fornisce una delle metafore di base del dramma, il Teatro improvvisato della Commedia dell’Arte permette al librettista di meditare sul divario tra Teatro e Vita e sulle svariate modalità in cui la Vita imita l’Arte e viceversa.

Piena sintonia fra Robert Carsen e il direttore musicale Riccardo Frizza, considerato fra i principali direttori d’orchestra odierni. Lui collabora regolarmente con i teatri più importanti del mondo. Oltre che essere direttore artistico del Festival Donizetti Opera di Bergamo e direttore onorario della Hungarian Radio Symphony Orchestra and Choir. Frizza ha diretto con grande qualità questo dittico assieme all’Orchestra e Coro del Maggio Musicale fiorentino ben guidato da Lorenzo Fratini e dal Coro delle voci bianche diretto egregiamente da Sara Matteucci.

Il notevolissimo cast del dittico – fra cui ricordiamo Corinne Winters (Nedda) recentemente nominata Miglior cantante femminile del 2024 “dagli Open Awards”, il travolgente tenore Brian Jagde (Canio), il baritono Roman Burdenko (Tonio e Compare Alfio), il tenore Lorenzo Martelli (Peppe), Hae Kang (Silvio), il mezzo soprano Martina Belli (Santuzza), Janetka Hosko (Lola), il tenore Luciano Ganci (Turiddu) e Maniera Custer (Mamma Lucia) – ha ottenuto lunghissimi calorosi applausi anche quando comparivano a sorpresa, secondo la regia di Carsen, nelle prime file della platea e s’immergevano a più riprese sul palcoscenico.

Carsen che tutti ricordiamo con piacere con la sua apprezzatissima recente produzione di Così fan tutte di Mozart per il teatro alla Scala, sarà a breve al Teatro Regio di Torino dal 27 marzo fino al 12 aprile con Dialoghi delle Carmelitane di Francis Poulenc.


Accanto al titolo, il disegno di Gianluigi Toccafondo per il manifesto dello spettacolo.

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