Roberto Mussapi
Every beat of my heart

Indubitabile illusione

Giancarlo Pontiggia, in questi versi tratti da “La materia del contendere” ricrea una visione, ci regala un’«impeccabile poesia sul miraggio». Forse ricordando l'albero che oscilla di Campana, forse alludendo allo shakespeariano «Stay, illusion!»…

Una poesia sul miraggio. E sul mistero e il fascino dell’acqua, su cui, ricordo al lettore, ha inizio Moby Dick, con un capitolo che ci svela un libro fondamentale della nostra coscienza. L’incanto dell’acqua qui fa apparire l’ombra di uno scafo sul fondo, una forma strana – perché forse fantasmatica, illusoria – che cresce e oscilla, e il poeta crea in tre versi, perfettamente, il moto oscillante sull’acqua, forse memore di quel verso memorabile di Campana, di fronte a un’imbarcazione: «l’albero oscilla a tocchi nel silenzio». E, come accade con frequenza nella sua poesia, qui Pontiggia ricrea in versi una visione: per lui, in quest’ombra di uno scafo, è dubbia la realtà fisica dello scafo, non la presenza incorporea di «qualcosa che ci sovrasta». È una visionaria e impeccabile poesia sul miraggio, e come dettata dal shakespeariano «Stay, illusion!», fermati illusione, gridato al fantasma apparso sugli spalti del castello di Elsinore. Seguace di Shakespeare, come, scrive Melville, dovrebbe esserlo ogni poeta, Pontiggia sa che è incerta la realtà di quella apparizione, ma è certa, indiscutibile, una sua fonte, e origine, qualcosa che ci sovrasta.

 

 

 

 

 

 

 

Qualcosa ci sovrasta

Come quando nel lume di un’acqua
troppo limpida, sul fondo
cresce
l’ombra di uno scafo
e remi, e scalmi che stridono
e una forma -scura-che oscilla

cresce,
oscilla

Qualcosa ci sovrasta,
e non c’era,
più forte di ogni pensiero
e non sai
com’è che è lì, da dove viene, in quale
anfratto di mondo s’intrude,
se vigila,
o dorme

Giancarlo Pontiggia

Da La materia del contendere, Garzanti, 2025

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