Sergio Buttiglieri
Al Teatro degli Impavidi di Sarzana

Famiglia Emma Dante

Con "L'angelo del Focolare" Emma Dante prosegue il suo lavoro di scavo negli orrori, le violenze e le sopraffazioni che caratterizzano la vita "familiare"

Emma Dante con il suo ultimo spettacolo L’angelo del Focolare, visto l’altra sera al Teatro degli Impavidi di Sarzana, mantiene la potenza espressiva che da sempre la caratterizza. E giustamente lei sarà premiata, per la sua ricerca artistica unica nel teatro contemporaneo, con il Leone d’Oro alla carriera alla prossima Biennale Teatro di Venezia ancora diretta da Willem Dafoe.

Questo ultimo spettacolo coprodotto dal Piccolo Teatro di Milano e da tanti autorevoli teatri italiani ed europei, porta in scena una storia terribile in cui la regista denuncia con la sua solita ironia la devastante relazione dentro le famiglie, con una moglie distrutta ogni giorno dall’odioso marito violento e iper patriarcale, ben interpretato da Ivano Picciallo, che cerca di indottrinare il figlio depresso, l’ottimo David Leone, con la sua filosofia maschilista. Attorniato da una suocera, la strepitosa Giuditta Perriera, che anziché condannare il figlio dispotico ed estremamente violento lo compatisce. Questa perversa dinamica famigliare si perpetua di giorno in giorno e lei, Leonarda Saffi, nel ruolo della protagonista, crolla ogni notte rialzandosi il mattino dopo perché nessuno le crede per proseguire questo calvario.

Dopo questa ricognizione delle atroci dinamiche famigliari, purtroppo ancora attuali, impregnate dal piacevole dialetto siciliano e da una vorticosa performance degli attori, sicuramente molto impegnativa da sostenere ogni sera, che si conclude con l’angelo che scuote i lembi della vestaglia e prova a volare, ma, ci ricorda Emma Dante, le è concesso soltanto l’intenzione del volo. E tutti noi spettatori idealmente l’abbiamo sorretta in questo volo finale sperando che lei riuscisse veramente a fuggire da questa terribile irrisolvibile situazione famigliare.

Emma Dante ha in tutti questi anni, ormai più di 30, contribuito a ridare vita al nuovo teatro di ricerca italiano e a renderlo famoso in Europa dove lei spesso è in tournée sia con spettacoli di prosa sia con opere liriche altrettanto innovative.

Ricordo bene quando portò alla Scala nel 2009, con le prevedibili infinite polemiche dei melomani tradizionalisti, la sua prima magnifica regia lirica attingendo alla Carmen di Bizet. D’altronde anche con Carmen il tema della famiglia e dell’autodeterminazione femminile era presente in tutta la sua dirompente complessità.

Lei giovanissima portò in scena l’indimenticabile Mpalermu, seguito da Carnezzeria e Vita Mia: spettacoli in cui l’elemento predominante è la famiglia. Luogo in cui si radica il primo fondamentale nucleo sociale e per questo a lei sembra importante dissezionarlo.

Ricordo ancora cosa mi raccontò anni fa Emma Dante: «Io solitamente ricorro molto all’improvvisazione dei miei attori. Sono molto legata a Mpalermu che è stato il mio primo lavoro. La molla che mi ha convinto a realizzarlo è stata l’analisi, quasi psicanalitica delle dinamiche famigliari. Nucleo primordiale da cui occorre sempre ripartire e con cui fare i conti». E in questo ultimo Angelo del Focolare c’è giustamente rientrata a pieno raccogliendo lunghi calorosi applausi finali.

In quell’intervista di anni fa le chiesi quali erano i suoi riferimenti teatrali? Lei è in qualche modo, debitrice alla maniera kantoriana? «Kantor per me è un maestro. Io avevo visto dal vivo un suo spettacolo e mi aveva profondamente colpito. Inoltre quando studiavo a Roma alla Scuola di Teatro, avevo analizzato vari filmati dei suoi più celebri lavori teatrali e ancora oggi ne nutro una profonda ammirazione. Anzi per me Kantor è sicuramente uno dei più grandi drammaturghi del Novecento. E mi sono accorta che mi ritrovo ad usare dei simboli tipicamente kantoriani, presenze costanti nei suoi spettacoli come ad esempio la croce e i fantocci (croce che ritroviamo innalzata varie volte anche dalla devastata moglie di questo Angelo del Focolare ndr) Tutta una serie di elementi scenici che, in Kantor come nel mio lavoro, diventano attori più degli attori».

Questo spettacolo, dopo essere stato al Teatro degli Impavidi di Sarzana, dove il direttore artistico Andrea Cerri (di fresca, meritata nomina alla direzione del Teatro Stabile di Bolzano) lo ha meritoriamente messo in cartellone, è ancora in tournée e vi consiglio di non perderlo.

Facebooktwitterlinkedin