Marco Vitale
“Esercizi dal francese” di Pasquale Di Palmo

Del tradurre

Gli autori nella cui linea poetica risalta l’eresia sono i preferiti di Pasquale Di Palmo traduttore. Che ne “I miei pugni beccati dai fagiani” condensa quarant’anni di ricerche, approfondimenti, pubblicazioni sul Novecento francese. Da Artaud a Desnos, a Prevel, a Daumal, a Michaux

La poesia è intraducibile. Chi mai, sia pure una sola volta, non ha sentito risuonare questo assioma? Assioma severo, che sembra non ammettere repliche e per fortuna suo malgrado finisce per suscitarne, nel bene come nel male. Che uno o più significati di una poesia trovino luogo in un’altra lingua è cosa che per indiscutibile evidenza produce un testo nuovo e diverso, e sarà allora interessante capire quali e quanti rapporti intratterrà con quello di partenza. Data per scontata – e fortemente auspicata – la comprensione esatta del primo testo, si tratterà allora di stabilire, per fare solo un esempio, se in questa riformulazione andranno trasposte strutture metriche e rime o se sarà bene invece abbandonare il verso e ricorrere alla prosa, come talora accade (Les Fleurs du Mal nella splendida versione di Attilio Bertolucci…), considerando che le scelte non possono valere una volta per tutte ma si adatteranno alle esigenze poste caso per caso, autore per autore. Sono cose che il poeta Pasquale Di Palmo ha ben presenti e ne discorre in una nota posposta al suo ultimo lavoro di traduzione (I miei pugni beccati dai fagiani. Esercizi dal francese, Il Ponte del Sale, Rovigo 2025, 287 pagine, 22 euro) in cui dà conto delle scelte operate e della propria consapevolezza critica nell’accostare alcuni snodi di una storia poetica che definisce “eretica” e innerva il grande Novecento francese, con solidissime radici nel secolo che lo precede.

Smacco e scacco sono due parole che Di Palmo lascia non casualmente al lettore nella sua nota, quali altrettanti segnali a dire come l’amore per il modello con cui si confronta divenga cruccio, rovello, esercizio appunto e nostalgia per un luogo di origine che continuerà a brillare della sua propria luce. Tra le alternative di una trasposizione lineare o “di servizio” e per contro di un sostanziale rifacimento, talvolta perfino semantico – una “imitazione” insomma, quando non una “variazione” – Di Palmo si viene a collocare su una posizione mediana in cui fatto salvo il significato del testo d’origine egli prova, con pregevoli risultati, a garantirne la struttura metrica, rinunciando tuttavia all’impiego della rima ove presente. Il singolo verso è visto come cellula intangibile del testo e va pertanto ripristinato in arrivo, cosa che appare più semplice in presenza del verso libero, meno se si parte dal classico alessandrino che non ha equivalenti nella tradizione metrica italiana (non lo sono né l’endecasillabo né il doppio settenario “martelliano”). Si può comprendere anche da questi pochi cenni quanto studio ci sia in questo percorso, quanti tentativi, messe a fuoco e parliamo di uno studio che viene da lontano, e interessa qualcosa come quarant’anni di ricerche, di approfondimenti, di pubblicazioni talché il libro di Esercizi dal francese appare davvero come la punta di un iceberg. Molte delle poesie che vi figurano sono già uscite in edizioni antologiche dei singoli autori (Artaud – nella foto vicino al titolo, ndr –, Desnos, Prevel…) ma sono state ora riviste e in diversi casi modificate; altre versioni sono affatto inedite e allestite per l’occasione. Al centro, si diceva, gli autori che con più risalto incarnano agli occhi del traduttore una linea poetica di eresia, tale anche rispetto alla stessa eresia rappresentata dal Surrealismo rispetto ai canoni letterari egemoni.

Come tutte le rivoluzioni anche quella surrealista finisce per porre capo da un lato a un’ortodossia che vincola gli adepti, mentre dall’altro suscita inevitabili contrasti, opposizioni vivaci, scomuniche e diaspore. E questo è di particolare evidenza all’altezza del Secondo Manifesto Surrealista pubblicato nel 1928, quando su decisiva spinta di Breton, e con lui di Aragon e Èluard, il movimento si orienta verso l’incontro con un comunismo ormai largamente staliniano che sembra a molti come l’opposto delle istanze libertarie fino ad allora propugnate. E i nomi di quanti si oppongono e verranno allontanati o si allontaneranno sono presto detti: Antonin Artaud, Robert Desnos, Michel Leiris, René Daumal, Roger Gilbert-Lecomte, Henri Michaux… Sono gli autori su cui Di Palmo (nella foto accanto) è più a suo agio, quelli che più assiduamente ha frequentato, Artaud in particolare, di cui ha tradotto tra l’altro un’importante scelta di lettere dai manicomi in cui il poeta fu costretto dal 1937 al 1946 (Sono nato dal mio dolore, Edizioni Medusa, Milano 2021) e Robert Desnos, forse tra tutti il poeta più dotato, di cui pure ha allestito la maggiore antologia apparsa in traduzione italiana (La colomba dell’arca, Edizioni Medusa, Milano 2020; cfr. https://www.succedeoggi.it/2020/07/riscoprire-desnos/ ).

A questi autori vanno aggiunte le significative e ancora poco conosciute in Italia figure di Jacques Prevel (1915 – 1951) e, venendo ad anni più recenti, di Thierry Metz (1956 – 1997). Vite al limite; una meteora la prima, segnata dalla solitudine e dalla malattia, ma anche dal decisivo incontro con Artaud negli ultimi disperati due anni del poeta (1946 – 1948); una dolorosa storia di emarginazione la seconda, ma insieme di robusta poesia vissuta in una condizione di pressoché completo isolamento e tragicamente conclusa, e va pur ricordato come anche di Metz Di Palmo figuri tra i principali cultori italiani (Lettere all’innamorata, Il Ponte del Sale, Rovigo 2022; Dolmen La dimora freatica, Edizioni degli animali, Milano 2025). Ed è proprio ascoltando per un momento l’eco della voce di Thierry Metz, nei modi di un concentratissimo poème en prose, che piace concludere queste note:

Ho sempre saputo che parlavi del sole e delle nuvole che sono in noi, che la tua voce si confondeva con il giardino. Ho sempre trovato un uccello che cantava sulla tua spalla.

E là dov’eri c’era sempre un po’ d’inchiostro.

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