Ida Meneghello
Diario di una spettatrice

La scelta di Elena

Il nuovo film di Andrea De Sica rievoca un terribile caso di cronaca del 1970. Ma è una storia sempre attuale dove una donna finisce prigioniera contro la sua libertà

Vedendo Gli occhi degli altri, terzo film di Andrea De Sica (figlio di Manuel, nipote di Vittorio) mi sono fatta una domanda: cosa ha convinto un regista nato nel 1981 a rievocare un caso di cronaca nera tra i più truci del dopoguerra (avvenne nell’agosto del 1970) i cui dettagli morbosi riempirono per mesi le pagine dei rotocalchi scandalistici dell’epoca? Che messaggio ha voluto trasmettere con la scelta di un soggetto tanto imprevisto quanto apparentemente inattuale?

Vedendo il film la risposta non è immediata, occorre riflettere. Lo spettatore è avvertito nei titoli di testa che la storia narrata nel film si ispira a fatti reali, ma è comunque il risultato della libertà creativa di chi l’ha scritta. E quali siano questi fatti reali è cosa nota: il delitto della marchesa Anna Fallarino sposata Casati Stampa, uccisa insieme al suo amante Massimo Minorenti dal marito, il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino, che poi si tolse la vita. Un autentico dramma shakespeariano condito con troppi ingredienti scandalosi – il voyeurismo, lo scambismo, una passione sfrenata e patologica, il possesso assoluto della donna che prima accetta e poi rifiuta il gioco e che evoca echi tragicamente contemporanei – che nella pellicola di De Sica diventa il palcoscenico di un’isola/mondo dove recitano due protagonisti e un coro di comparse, gli occhi degli altri appunto.

La storia inizia nel 1960, nelle sale si proietta “La dolce vita” vietato ai minori di 16 anni (ma questo riferimento è assente nel film, si sente invece Patty Pravo cantare “Ragazzo triste“ ma la canzone è del 1966). Arroccato nella villa che domina la sua isola privata, selvaggia e irraggiungibile se non su invito (le riprese sono avvenute nell’isola di Ponza) il marchese Lelio vive nel lusso con la moglie e la servitù ricevendo ospiti nobili e ricchi quanto lui e intrattenendoli con feste e battute di caccia. In questo teatro fuori dal mondo sbarca una sera insieme al consorte la conturbante Elena. È colpo di fulmine per entrambi. Sono sposati ma nel loro ambiente non è un problema: si liberano facilmente grazie all’annullamento della Sacra Rota e convolano a nuove nozze passando una sfarzosa (e scontata) luna di miele a Venezia.

La passione erotica è la benzina che infiamma la loro relazione. Fin dall’inizio il marchese rivela i suoi gusti: si eccita filmando la moglie mentre ha rapporti con altri. Ed Elena si lascia coinvolgere e travolgere. I loro giochi trascinano in situazioni orgiastiche gli invitati sull’isola e sconosciuti incontrati per caso, il marchese non fa distinzioni di classe, filma e paga le comparse occasionali (ma la moglie non lo sa).

Alla solare e dionisiaca allegria della prima parte del film subentra la tragica cupezza della seconda: Elena cade in depressione quando capisce che Lelio è ossessionato da queste dinamiche, la relazione di coppia ha bisogno degli occhi degli altri per esistere, lei stessa non è la protagonista ma la vittima di un rapporto patologico in cui rispetto e amore non sono mai esistiti. Quando se ne rende conto innamorandosi di un giovane uomo che è l’opposto del marito, matura inevitabilmente la tragedia. E l’isola dell’amore diventa Alcatraz, per dirla con la battuta dello stesso regista.

Nel coro degli invitati si distinguono i cammei di Anna Ferzetti e Roberto De Francesco, ma il film deve tutto alla forza dei due protagonisti. Filippo Timi conferisce al marchese lo sguardo gelido del predatore e la crudeltà dell’uomo violento abituato al potere e al possesso assoluto, un’interpretazione inquietante e magistrale. Ma è soprattutto la protagonista femminile, Jasmine Trinca, che domina la pellicola incarnando con intensità una donna del passato, in realtà contemporanea, ed esponendosi con coraggio in scene che prevedono spesso il nudo integrale. Per questa interpretazione è stata meritatamente premiata migliore attrice alla Festa del Cinema di Roma.

“Finché Elena accetta di stare dentro il gioco condotto dal marchese va tutto bene” ha commentato l’attrice. “Ma nel momento in cui vuole sottrarsi allo sguardo che è il potere degli altri, nel momento in cui vuole chiudere quella parte della sua vita e iniziarne una nuova, ecco che qualcuno decide di finirla”. Una tragedia antica che continua ad essere maledettamente attuale.

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