Paolo Petroni
Quattro commedie

Paradossi del tempo

Una nuova raccolta di testi teatrali di Ubaldo Soddu ricama, con le armi della poesia e dell'ironia, intorno alle contraddizioni della contemporaneità

È appena uscita per l’editore Bulzoni (236 pagine, 24 Euro) una raccolta di quattro commedie di Ubaldo Soddu. Si tratta de Le carte di una vita, Votate Lucifero, Si guarisce a Samarcanda e Verso Asinara. Per gentile concessione dell’autore, pubblichiamo l’introduzione al volume di Paolo Petroni.


Come diventano inquietanti, letti così, uno dopo l’altro questi quattro testi di Ubaldo Soddu al di là della loro leggerezza, della sottile e colta invenzione comica parodistica che sembra non prendere nulla sul serio ispirata alla storia sociale e politica del nostro paese, a cominciare dai decenni democristiani per arrivare ai drammatici paradossi degli ultimi trent’anni, collegandone le fasi e svelandone il logico conseguente deterioramento. Tutto metaforicamente, ovvero giocando su quella verità che solo l’arte, e in questo caso la scrittura teatrale, sa far emergere chiara e improvvisamente riconoscibile, seria.

Il Novecento è iniziato con il Riso di Henri Bergson, l’Umorismo di Luigi Pirandello,  il Controdolore di Palazzeschi e gli sberleffi delle avanguardie e ci pare da lì venga l’ottica di Soddu, educata con le armi della cultura, la sottigliezza intellettuale, una personale predilezione per il fantastico che si nutre di mito e fiaba, senza dimenticare i Conte philosophique da una parte e ovviamente Bertolt Brecht dall’altra. Così la sua produzione ha radici nella Praga magica e certa sua letteratura (Nezval per esempio) come nel fascino della Mille una notte, ma non dimentica i giochi degli illuministi, da Voltaire alle Lettere persiane di Charles de Montesquieu e l’elenco potrebbe essere lungo.

Tutto rielaborato con una lievità giocosa, con quell’invenzione fantasiosa divertita e divertente, quel tanto di mitico e fiabesco che si ritrova sempre nei suoi testi, con la loro lingua tersa, precisa, in cui si rincorrono continui riferimenti culturali. Uno stile, quello di Soddu, particolare e credo sempre subito riconoscibile a aprir di pagina, anche per la scelta di una scrittura in versi liberi, con un certo afflato poetico che diventa incalzante grazie al loro ritmo sincopato, a una musicalità che varia per personaggi e situazioni. Non a caso è accaduto che il suo lavoro si sposasse con la musica, dando vita in due occasioni a una collaborazione col musicista Arturo Annechino.

Questo volume, come si è detto, nasce con una sua evidente omogeneità nel proporsi come ritratto del nostro tempo, del nostro paese certo, ma evidentemente non solo, nel suo ricercare un senso assoluto evitando qualsiasi riferimento reale e cronachistico, per acquistare un valore esemplare di una tendenza che sembra riguardare sempre più realtà nel mondo. Un alto teatro civile quindi, di denuncia, quella che è sempre dietro il comico.

Detto questo, è facile cadere nel gioco di cercar di identificare a quali personaggi si possa essere ispirato, intravedendo l’ombra di Andreotti (e di tanti uomini della Democrazia Cristiana) nel Presidente in cerca di redenzione con le sue Carte di una vita, che viene, col suo uomo di fiducia dall’allusivo nome di Vespa, a consegnare a una biblioteca tutti i segreti da lui custoditi per capire come è andata. C’è l’elenco dei trenta mafiosi più perversi e ‘’segreti così sporchi e spaventosi / che vanno affondati per sempre / lì dove stanno’’, sepolti in un archivio, quindi forse meglio trattenere tutto: “sa che col dossier / può ancora spuntare qualcosa / mentre se lo consegna / finisce appeso a un gancio”. È il gioco ambiguo di sospetti, di verità da rivelare, di buone intenzioni e pessime azioni, di una vita come raccontata nel bel monologo della IV scena.

Più facile, penso, veder lo spirito diabolico e debosciato, tentato e tentatore di Berlusconi nel protagonista di Votate Lucifero, in questo diavolo che invita a peccare, disobbedire con orgoglio, volendo “restituire al male la dimensione che si merita” in un mondo in cui “la gente crede / desidera credere sempre di più”. Con questo programma si presenta alle lezioni per essere eletto presidente e come avversario trova che gli è stata opposta una giovane novizia in procinto di prendere il velo, la quale propone una “lotteria dei desideri” con 100 premi in palio e che il peccato diventi illegale. Le urne li daranno in pareggio e costretti a scendere a compromessi tra desideri e peccati per governare assieme. Naturalmente l’astuzia diabolica di Lucifero riuscirà a sedurre la giovane, quindi imbrogliarla spingendola a dimettersi, anche se i suoi la costringeranno a tornare e trattare sempre, ancora, continuando quel gioco della politica al ribasso in cui le soluzioni necessarie si allontanano sempre di più.

Ecco poi il testo più magico e allusivo, il più poetico e fascinoso, non a caso ambientato nella mitica Samarcanda, dove impazzano crisi economica, incapacità di affrontare i problemi, guerre, debilitanti morbi misteriosi, un po’ come nel mondo in cui ci troviamo oggi a vivere. È quasi una summa della poetica e delle suggestioni storiche e culturali di Soddu con le sue vocazioni arabeggianti e orientali, utili per raccontare certe cose facendo finta siano storie da Mille e una notte. Ci sono sultani e califfi, ma anche il maraja di Malabar, si va evocando Simbad come Visnù o il Prete Gianni e si citano il lago d’Aral come Alessandria e Antiochia, Babilonia e l’India, i deserti e l’Everest, dove sono cammelli, tigri, elefanti e leopardi sorridenti come il gatto di Alice. E dietro tutto questo naturalmente fa capolino la Praga fascinosa, la cultura europea inglese e francese, con gli psichiatri che si chiamano Bacon e Lakan (non dimenticando che si cita a sorpresa Napoleone) mentre si avverte l’eco di certa musica e di una canzone napoletana come Dove sta Zazà, nome dato alla favorita del sultano e reggente durante la sua malattia. Il tutto non a costruire un colorato disegno, un’esplosione da fuoco artificiale, ma un disegno equilibrato nello sviluppo e nelle situazioni, ammaliante, in cui il divertimento intellettuale dell’autore coinvolge e si comunica al lettore e lo spettatore.

Non resta allora, alla fine, che intraprendere un viaggio della speranza, un viaggio interstellare Verso Asinara – come si intitola il quarto testo – pianeta scoperto da un astronomo sardo del Novecento esplorando i cieli da un terrazzo nuragico. Sull’astronave guidata dalla comandante Piuma e il robot di plancia Nelson sarà “un viaggio di qualche anno – dicevano -/ e intanto finirà la crisi,/ finiranno i conflitti sociali,/ finirà questo clima rabbioso / che impedisce alla comunità / di crescere”. Si va sperando di portare democrazia e libertà ai somari in cambio del miracoloso latte d’asina che garantisce una rinascita, una seconda giovinezza, mentre a terra pare ci sia chi cerca il vaccino universale contro le patologie di tutte le mafie.  E’ l’illusoria missione, cui ognuno potrà trovare ombre di realtà, di una donna contornata da robot tra promesse di superbonus e pensioni eccellenti, di immunità e franchigie dalle tasse, ma “ignorante / di economia, di politica / che vuole scalare il vertice / della gerarchia / e pretende, pretende”, ma per fortuna a bordo ha una scorta di fischi di vino… La verità è che “no, marescialla non ti faranno,/ laggiù per aria finirai sola / perché delusi poi si dorranno / d’aver perduto tempo, speranza // che una sola resta la vita,/ mossa da nebbia che non dirada,/ e va abitata, poi va capita / senza algoritmi, senza miraggi…”

Allora non resta che leggerli questi quattro copioni, così leggeri e così intensi, della cui ricchezza e divertimento, con tanto di retrogusto amaro, si riesce a riferire e far intendere poco. Così da leggere sono anche le brevi introduzioni che Soddu scrive ai suoi testi, veri e propri cappelli che sono messi in testa per incontrare e entrare ironicamente in relazione con i suoi personaggi e con quanto andrà a raccontare col suo teatro che, come sempre, è specchio dei suoi tempi, ma qui lo specchio è quello di Alice, e si va oltre, dietro, al di là dell’immagine riflessa.  Così si può anche trovare una nota di speranza: “Era il padrone, va bene, ma mica l’orco, il tiranno, il Sultano… che canaglia! Risposi che i tempi eran duri, che la libertà costa lacrime e sangue, che lei aveva la vita per provare a cambiare le cose”.


la fotografia accanto al titolo è di Roberto Cavallini.

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