Emilia Santoro
Alla Stazione Marittima di Napoli

La storia è donna

Ne "Il cuore inverso” la storia di una staffetta partigiana raccontata da Nando Vitali con Carmen Di Marzo recupera una pagina importante della memoria comune. Senza nostalgia né retorica

C’è un teatro che non cerca l’effetto, ma la responsabilità. Il Cuore Inverso, in scena a Napoli il 16 gennaio – al Centro Congressi della Stazione Marittima – appartiene a questa linea rigorosa e imprescindibile: un teatro che interroga la memoria e la rimette in movimento, affidandola a una voce sola, nuda, ostinata. Lo spettacolo nasce dal racconto dello scrittore Nando Vitali, e porta in scena la storia di una giovane staffetta partigiana, Lauretta. Una donna che sceglie la lotta clandestina nel momento in cui ogni decisione comporta un rischio definitivo. Non siamo di fronte a una figura celebrativa, ma a un personaggio attraversato da dubbi, slanci, contraddizioni. La Resistenza, qui, non è un’epopea collettiva, ma un’esperienza vissuta nel corpo: fatta di spostamenti, attese, paura, legami improvvisi e perdite irreversibili.

Il racconto procede come un flusso di coscienza, in cui il passato riaffiora per frammenti. La partigiana ricostruisce il senso delle proprie scelte, il rapporto con la violenza, l’urgenza di non restare spettatrice. È una voce che non chiede assoluzioni, ma comprensione; che non offre una lezione, ma una testimonianza.

Carmen Di Marzo, attrice di teatro, cinema e televisione, affronta il monologo con una prova attoriale fondata sulla sottrazione. Nota per la sua capacità di dare profondità a personaggi complessi, ha lavorato in numerose produzioni teatrali, serie televisive e film italiani, distinguendosi per la sua versatilità e per la capacità di costruire una forte presenza scenica anche in ruoli intimisti. La sua formazione comprende tecniche di recitazione, canto e danza, che contribuiscono a rendere ogni interpretazione completa e intensa. Nel monologo di Il Cuore Inverso, la parola non viene mai spinta, non cerca consenso emotivo, ma si deposita lentamente nello spazio, lasciando emergere fratture, esitazioni, silenzi carichi di senso. Il corpo dell’attrice diventa luogo della memoria: ogni gesto è misurato, ogni pausa è abitata. Ne nasce una relazione diretta con lo spettatore, chiamato a un ascolto attivo.

La regia di Paolo Vanacore, regista e drammaturgo con una lunga esperienza nel teatro contemporaneo italiano, accompagna il testo con rigore e sensibilità. Vanacore è noto per la capacità di lavorare sui testi con attenzione al dettaglio emotivo e alla costruzione di atmosfere sospese, valorizzando la parola e il gesto degli attori senza ricorrere a effetti superflui. Ha diretto numerosi spettacoli di monologo e prosa, distinguendosi per l’equilibrio tra fedeltà al testo e innovazione scenica. La scena è essenziale, quasi sospesa, costruita per accogliere la parola e sostenerne il peso.

In questo equilibrio si inserisce il lavoro musicale di Alessandro Panatteri, compositore e pianista con una lunga esperienza nel teatro e nella musica da scena. Panatteri ha curato la colonna sonora originale di Il Cuore Inverso, utilizzando le sue competenze nella composizione e nell’arrangiamento per creare un tessuto sonoro che accompagna l’azione senza sovrastarla. La sua musica valorizza il silenzio, sottolinea le sfumature emotive della protagonista e integra elementi di tensione e introspezione. Panatteri si distingue per l’abilità di combinare strumenti classici e moderne sonorità, adattando la musica alle esigenze narrative e psicologiche dei personaggi. Alcuni brani richiamano melodie e strumenti storicamente utilizzati dalle bande partigiane, un dettaglio poco noto che amplifica l’autenticità storica e rende la musica parte integrante della narrazione teatrale, creando un legame diretto tra il suono e le emozioni e le scelte della protagonista.

Il Cuore Inverso è un’opera che restituisce visibilità a una soggettività femminile spesso rimasta ai margini del racconto storico, riportando finalmente la loro voce nei libri. La partigiana sulla scena rappresenta una generazione di donne che hanno agito nell’ombra, assumendosi responsabilità enormi senza alcuna garanzia di riconoscimento, e questo si riflette nell’intensità della messa in scena a Napoli, dove lo spettacolo torna per ricordare il valore della memoria come ferita e come risorsa.

Il Cuore Inverso non offre consolazioni né retorica: propone un attraversamento, chiede attenzione, chiede presenza. È uno spettacolo che non si esaurisce nel tempo della scena, ma continua a lavorare nello spettatore, una domanda che resta aperta.

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