I deliri del bibliofilo
L’esordio di Piovene
Con la raccolta di sei racconti pubblicati nel 1931 dai Fratelli Buratti, intitolata “La vedova allegra”, l’autore, celebre per il suo “Viaggio in Italia”, inaugurò la sua attività editoriale esercitata per quarant’anni attraverso saggi, romanzi e reportage, sempre ben distribuiti da editori importanti
Se non si considerano i titoli apparsi postumi l’attività editoriale di Guido Piovene si snoda lungo quarant’anni, attraverso saggi, romanzi e reportage che, per lo più, sono a tutt’oggi reperibili con una certa facilità, in quanto lo scrittore vicentino pubblicava i suoi testi con case editrici importanti che gli garantivano una discreta diffusione. Dopo i volumi editi da Bompiani e Garzanti, Piovene cominciò la proficua collaborazione con Mondadori che si trascinerà fino alla scomparsa, avvenuta nel 1974, e inaugurata con quel Viaggio in Italia che è unanimemente considerato il suo capolavoro. Contestualmente realizzato per conto della Rai e del settimanale Epoca, il reportage venne pubblicato nel 1957 nella versione ordinaria, affiancata da una tiratura di lusso in 999 esemplari, firmati al colophon dall’autore. Nello stesso anno apparve per Sansoni un volumetto, incluso nella collana dei Quaderni di San Giorgio, edito dal Centro di Cultura e Civiltà della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, intitolato Processo dell’Islam alla civiltà occidentale, ristampato negli Oscar Mondadori nel 2001. Questo titolo, ricavato da un convegno che si tenne nel settembre 1955 sui rapporti tra la civiltà islamica e quella occidentale nell’isola veneziana di San Giorgio, fa il paio con un altro fascicolo, Anacronismo della Venezia quattrocentesca, edito sempre da Sansoni nel 1957, contenente il testo di una conferenza tenuta presso la Fondazione Giorgio Cini, estratto dal volume collettaneo La civiltà veneziana del Quattrocento.
Se si eccettuano la cartella a fogli sciolti Horrors-Orrori, pubblicata dalle Edizioni dell’Angelo di Città di Castello nel 1945, in tiratura limitata, contenente 12 litografie originali di Aldo Riguccini, e le trascrizioni di due conferenze rispettivamente intitolate Lo scrittore tra la tirannia e la libertà, edito dall’Associazione Italiana per la Libertà della Cultura di Roma nel 1952 e Omaggio al poeta Umberto Saba, diramato in 300 esemplari dal Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste nel 1953, il titolo forse più ricercato dai collezionisti è il libro d’esordio di Piovene. Si tratta della raccolta di racconti La vedova allegra, licenziata dai Fratelli Buratti Editori nel 1931. Nel colophon si legge: «Questo volume, a cura di Mario Gromo, è stato finito di stampare, nella tipografia MIM in Torino, il XV maggio MCMXXXI». Il libro, contenente sei racconti, si avvale di 292 pagine e misura cm 19,3 x 14,2. La veste è quella classica della collana “Scrittori contemporanei”, diretta da Mario Gromo in cui erano apparsi lavori di Comisso, Malaparte, Montale, Onofri, Raimondi, Stuparich e Sbarbaro, con copertina color mattone e un piccolo fregio centrale stampato in azzurro. La grafica, molto elegante, è di mano di Edoardo Persico. Il prezzo era di dodici lire ed è presente la seguente dedica: «A G.A. Borgese dedico questo mio primo, poverissimo libro, per testimoniargli che devo al suo esempio e al suo insegnamento ciò che di meglio aspetto dall’avvenire». Risulta che del volume siano stati stampati, oltre alla tiratura ordinaria, anche 5 esemplari su carta a mano contrassegnati con le lettere dell’alfabeto dalla A alla E.
Cinque racconti apparvero sulla rivista «Il Convegno» dalla primavera 1928 all’inverno 1930, mentre Ragazzo ben educato fu anticipato da «Pegaso» nell’inverno 1929. L’autore provvide ad apportare alcune varianti, prima di licenziare il libro, soprattutto allo scopo di rendere più scorrevole il testo. La raccolta, attualmente reperibile a poco più di una cinquantina di euro sul mercato antiquario, fu inclusa nel volume inaugurale delle Opere narrative di Piovene, apparse in due tomi, a cura di Clelia Martignoni, nei «Meridiani» di Mondadori nel 1976. La vedova allegra vede la luce una decina di anni prima del romanzo Lettere di una novizia che, stampato da Bompiani con un disegno in copertina di Leonardo Borgese, ottenne un certo successo, venendo ripubblicato tre volte nello stesso 1941 e una cui ulteriore ristampa, predisposta nel 1953, inaugurò la collana di narrativa dei “Delfini” (tre ristampe vennero allestite anche nella bella collezioncina “La Zattera”, rispettivamente nel 1942, ’43 e ’45). La versione cinematografica del romanzo che ne ricavò nel 1960 Alberto Lattuada non fu particolarmente apprezzata dallo scrittore vicentino.