Every beat of my heart
Felicità svelata
«Lutto, morte, pianto non sono elusi dall’opera» di Rabindranath Tagore, ma con «sapienza indiana» entrano nel circolo della vita, sempre esaltata, anche nel tempo dell’angoscia. Come in questi versi nei quali l’esistenza «s’è risvegliata piena d’ambrosia» dissolvendo il dolore…
Tagore è uno dei massimi poeti, non solo del Novecento, in cui svetta per lo svelamento di una poesia non sfiorata dalla crisi di quel secolo, intatta da germi di nichilismo, ma, con sapienza indiana, pienamente consapevole del dolore. Lutto, morte, pianto non sono elusi dall’opera del grande poeta indiano, ma come nei Sufi, e come farà il rabdomantico Yeats, che lo scopre, ammira e celebra, entrano quasi gioiosamente nel ciclo della vita. Una Vita con l’iniziale maiuscola, come di grandi poeti che la esaltano pur nell’età dell’angoscia, vedi Yeats, Thomas, Ungaretti, Luzi.
Qui all’improvviso una ungarettiana illuminazione d’immenso: l’uomo si sveglia e scopre la vita, nella sua pulsante pienezza. E dai suoi occhi, dalle sue pupille affaticate cade, per dissolversi, ma perché ha dovuto esistere, un velo di dolore.

Con amore, con vita, con canto, con profumo.
con tremito, un torrente di pura luce
si è riversato in cielo e in terra.
A poco a poco si spezzano tutti i legami
e prende forma la felicità:
la vita s’è risvegliata piena d’ambrosia.
Anch’io mi sono destato in dolce pace,
in puro piacere come il fior di loto,
per portare ai tuoi piedi tutta la mia felicità.
In una luce diffusa dentro il cuore
bella, rosea, splendente si alzò l’aurora.
Un velo è caduto dalle mie pupille affaticate.
Rabindranath Tagore
Traduzione di Brunilde Neroni