Every beat of my heart
Cantare l’amore nell’antico Egitto
Già milletrecento anni avanti Cristo gli Egizi avevano creato la poesia lirica, anticipando quanto i greci avrebbero inventato nell’ottavo secolo avanti Cristo, molto tempo dopo l’epica di Omero. Ce lo dicono questi versi, certo non di Saffo o di Alceo, che sono però un inno d’amore
Questa poesia dell’Antico Egitto, che ho un po’ liberamente elaborato dalla rigorosa traduzione di Emanuele Ciampini, che va ringraziato per la proposta dei versi di quel mondo meraviglioso, è a mio parere molto importante. Perché attesta come la straordinaria civiltà egiziana avesse anticipato quanto i greci avrebbero inventato. La poesia nasce con l’uomo, dalle caverne, lo insegnano Vico, Foscolo, e poi nel Novecento gli storici delle religioni e antropologi come Anita Seppilli o Julien Ries. Ma nasce come epica, e in tutto il mondo, dall’India alla Mesopotamia, si fonde con il poema religioso e cosmologico.
Solo i Greci inventano la poesia lirica, nell’ottavo secolo avanti Cristo, molto tempo dopo l’epica di Omero, e duecento anni prima della nascita della poesia drammatica con la tragedia. Ma già milletrecento anni avanti Cristo gli Egizi avevano creato poesia lirica: certo non hanno un Saffo o un Alceo, ma hanno già lirica d’amore.

Il tuo amore si unisce al mio corpo
come il grasso col miele,
come il lino sul corpo dei grandi,
come stoffa per il corpo degli dèi,
come incenso nelle narici,
quando entra in me
è come un anellino al dito,
o come la mandragola nella mano di un uomo,
e pare succo di dattero fuso nella birra,
e come la pasta per il pane: inscindibile.
Così noi saremo insieme
quando arriverà il giorno
della pace della vecchiaia
io rimarrò con te ogni giorno,
pane eterno,
e ti porrò accanto a me
davanti al signore!