Every beat of my heart
Amore e consolazione
Eliot apprezzava Jules Laforgue e non sbagliava. «Conoscitore e sfiorato dalla decadenza, ma non cedevole al decadentismo», è stato tuttavia proprio per questo considerato con sospetto. Che è utile superare, come questi versi ci dicono…
Nella limpida e insieme complessa lingua del traduttore Ivos Margoni, che ha migliorato, traducendolo, Rimbaud (che ne ha bisogno, sempre incompleto nella sua lingua, che per un poeta è la prima), una lirica che manifesta come il giovane Eliot ben vedesse in Laforgue un poeta significativo, come avrebbe compreso e recitato Carmelo Bene. Un autore, Laforgue, conoscitore e sfiorato dalla decadenza, ma non cedevole al decadentismo. Categoria che tutti odiavano, soprattutto i marxisti: lo stigmatizzavano in D’Annunzio (dove esiste, in forme però magico-vitalistiche), in Wilde, (dove decadentista era lo stile di vita, non certo il teatro o le splendide fiabe), persino in Rilke, che il comunista Fortini temeva infettato da tale virus. Mentre si esaltava su Brecht, il bidone dei bidoni del Novecento.
Decadentismo certo è un limite, ma gli autori importanti non ci cascano.
Qui vediamo come la piccola cappella, luogo di culto umile, arda più per il cuore di Cristo straziato dall’amore, che per i suoi esiti: non ci libera, il suo amore, da mali sconosciuti per i quali nulla ci consola.

Piccola cappella
Popoli di Cristo, io espongo
In un pesante ostensorio
Questo cuore straziato dall’amore,
Irrorato da un sangue unico.
Ardente apoteosi,
Mille ceri tutt’intorno
Palpitano notte e giorno
In un vapore rosa.
Così, giorno e notte,
Gemono verso di lui,
Come verso il loro idolo,
I cuori schiantati nati
Per quei mali sconosciuti
di cui nulla, nulla consola.
Jules Laforgue
Traduzione di Ivos Margoni