Diario di una spettatrice
Tempeste familiari
Ronan Day-Lewis, figlio e nipote d'arte, ha girato un film (un po' ingenuo ma promettente) che mette al centro i rapporti conflittuali tra padri e figli
Ronan Day-Lewis ha 27 anni, è figlio del grande attore britannico con cittadinanza irlandese Daniel e suo nonno materno era il drammaturgo americano Arthur Miller, come a dire che Ronan ha rischiato di avere Marilyn Monroe come nonna se solo le cose fossero andate diversamente. Magari citare l’albero genealogico non serve granché o forse qualcosa c’entra nella scelta di un mestiere. Il fatto è che Ronan ha scritto col padre una sceneggiatura e poi ne ha fatto un film prodotto dal genitore e da Brad Pitt e questa prima pellicola lascia ben sperare per il suo futuro da regista. Presentato in anteprima al New York Film Festival si intitola Anemone e ha già ottenuto un risultato: riportare sul set Daniel Day-Lewis dopo l’annuncio del ritiro otto anni fa, alla fine delle riprese de Il filo nascosto di Paul Thomas Anderson.
Ronan imbastisce una storia scritta su misura per convincere il padre a tornare in scena e in effetti la pellicola si regge tutta sulla sua forza interpretativa, mentre a fargli da spalla, testimone silenzioso delle sue invettive, è Sean Bean. Anemone racconta di un figlio, Brian, che vive nella periferia di Sheffield e ha due padri: quello naturale che è fuggito prima che lui nascesse e quello che lo ha cresciuto. Sono i fratelli Ray e Jem Stoker. Brian non sa gestire la violenza e si è messo nei guai perché ha picchiato duro un ragazzo che faceva insinuazioni sul suo vero genitore. Pressato dalla madre del ragazzo, Nessa, Jem inforca la moto e parte verso un punto imprecisato nella foresta di cui ha solo le coordinate geografiche: è la baracca dove vive da anni come un eremita il fratello che abbandonò Nessa incinta e che continua a rifiutare qualsiasi contatto col mondo. L’incontro tra i due riporta a galla rancori antichi e storie di violenza subita quando erano ragazzi: le cinghiate del padre che coltivava gli anemoni (quei fiori sono per i due fratelli una maledizione di famiglia ma anche Ray li coltiva) e gli abusi di un prete pedofilo.
Ray continua a rovesciare parole sulla testa del fratello, Jem lo ascolta rassegnato, a casa Nessa attende il ritorno dei due uomini e Brian non vuole saperne di quel padre che non ha mai conosciuto. Alla fine Ray e Jem monteranno sulla moto per condividere la responsabilità di quel ragazzo che in fondo è figlio di entrambi.
Il film si regge sulla messa a fuoco dei personaggi e soprattutto sulla presenza carismatica di Daniel Day-Lewis, i suoi monologhi evocano pagine tragiche della storia britannica – dalla questione nord irlandese a quella dei preti pedofili – e costruiscono a poco a poco la trama della narrazione, anche se il ritmo a tratti si perde e le scene vengono troncate bruscamente come in un videoclip musicale. Fa da sfondo alla storia un paesaggio plumbeo fotografato a tinte fosche, tra boschi sferzati dal vento e dalla grandine tipo Cime tempestose e spiagge immense battute dal mare sempre in burrasca. È evidente che la natura è utilizzata per enfatizzare il dramma dei due fratelli e le tensioni che esplodono tra loro quando si ritrovano dopo anni di lontananza.
Alcuni aspetti denunciano l’inesperienza del regista (oppure la sua predilezione per scelte che personalmente non amo): la lentezza di alcune scene, l’uso frequente dei droni per inquadrature fatte a distanza siderale, l’abuso di musiche invadenti e drammatiche, il montaggio da videoclip. Il regista si concede inoltre alcuni momenti simbolici – tre visioni che attribuisce a Ray – del tutto incomprensibili per lo spettatore: una donna sospesa come un fantoccio davanti al suo letto che forse evoca Nessa; una strana presenza luminescente che pare l’Incanto Patronus di Harry Potter e forse evoca Brian nel ventre materno; infine il cadavere di un pesce che passa nel fiume e assume a poco a poco dimensioni mostruose.
Anemone è un film sul dolore che cementa i legami familiari, il dolore dei padri e dei figli, il dolore taciuto tra fratelli. Il regista è ancora acerbo, ma è grazie all’ambizione dei suoi vent’anni che lo spettatore può godersi il ritorno in scena di Daniel Day-Lewis, Sir Daniel, tre Oscar al miglior attore protagonista, quindi tra i più bravi di sempre.