A proposito di “Morte di un dietologo”
Il giallo della dieta
Un dietologo morto, una giovane giocatrice di pallavolo, un ambiguo pittore cileno e la moglie di un assessore: sono gli ingredienti del nuovo romanzo di Piero Degli Antoni. Che anticipiamo...
Esce oggi in libreria e online Morte di un dietologo, edito da Aliberti, di Piero Degli Antoni. Philippe Magnagatti, il dietologo più famoso di Bergamo, viene trovato morto, avvelenato, nella sua auto. I sospettati sono molti: l’ex moglie che poteva ambire all’eredità, il figlio che aveva rotto i ponti col padre e aspettava solo la sua morte per entrare in possesso della sua ricchezza, un cattolicissimo assessore apparentemente integerrimo che in realtà nasconde un figlio segreto, oppure un giocatore dell’Atalanta che non rende più come prima forse a causa di una dieta sbagliata, o ancora i genitori di una ragazza sovrappeso che era paziente proprio di Magnagatti. Sotto la lente della polizia finiscono anche una giovane giocatrice di pallavolo che aveva un flirt con la vittima, un pittore cileno di dubbia fama, la stessa moglie dell’assessore, anche lei invischiata in una torbida relazione col Magnagatti. L’indagine procede sistematica, svelando questo garbuglio di rapporti oscuri, segreti e occulti, tra amore, sesso e denaro.
Il filo conduttore del romanzo è proprio il cibo, e nessuno poteva investigare sull’omicidio meglio di Osvaldo Bevilacqua, vicequestore, e dell’ispettore Saverio Panza. Bevilacqua si nutre solo di junk food: pizza al taglio e hamburger, mentre il collega è un salutista convinto che si nutre di tofu e soia. Il secondo cerca di convincere il primo a convertirsi al cibo sano, il superiore finge di acconsentire ma in realtà usa ogni pretesto per precipitarsi da McDonald’s.
I due indagano sotto la superficie di una città apparentemente perbenista, da profondo nord. Ma, sotto la parvenza di tranquillità, benessere e devozione religiosa, covano segreti, relazioni clandestine, rapporti inconfessabili. I due poliziotti cercano di farsi largo nel groviglio di ossessioni, traffici e connivenze che legano sacrestie e ristoranti stellati, ambulatori privati e confessionali impolverati. E, mentre Osvaldo annaspa tra le ombre della città e quelle del proprio passato, il confine tra giustizia e compassione si fa sempre più sottile.
Questa storia – dove il cibo è sintomo, rifugio e dannazione, e l’appetito, in fondo, solo un’altra forma di dolore – è anche una commedia gialla piena di gusto, segreti e contraddizioni, che svela il lato oscuro delle buone maniere e dei piatti leggeri.
Piero Degli Antoni, nato a Bergamo, giornalista, ha pubblicato dieci romanzi, quasi tutti gialli e thriller, tra cui Blocco 11 (Newton Compton) tradotto anche negli Usa e in Russia, e Ghiaccio sottile (Rizzoli) tradotto in Francia, Spagna, Sudamerica. Di seguito pubblichiamo l’inizio del romanzo per gentile concessione dell’autore e dell’editore.
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L’uomo alla guida del grosso Suv avverte una strana sonnolenza, come se il cervello gli si fosse riempito di nebbia. Fatica a tenere gli occhi aperti, e ad andare dritto. L’autoveicolo infatti sbanda a destra e a sinistra. Da un’utilitaria che segue viene un colpo di clacson prolungato, un colpo di protesta, quasi un’offesa. L’uomo al volante del Suv si riprende immediatamente, riporta l’auto nella corsia, mentre la Yaris grigia lo sorpassa con un’accelerata rabbiosa.
Che gli prende? Non riesce a capire. Abbassa il finestrino, un po’ di aria fresca gli farà bene.
L’auto si inerpica lentamente, molto lentamente, sulla strada a tornanti che porta in Città Alta. Il guidatore fatica a girare il volante sulle curve, sbaglia traiettoria, invade l’altra corsia. Con uno sforzo immenso riesce a correggersi. Cosa gli sta succedendo? Forse dovrebbe fermarsi un secondo, chiudere gli occhi per qualche minuto. Ma è ancora presto, sono le sette e un quarto, come mai ha questi colpi di sonno?
Il grosso Suv arriva a San Vigilio, attraversa la strettoia tra le case, imbocca la discesa che porta verso la Trattoria all’Alpino. Fermarsi adesso, quando la casa è così vicina? No, è assurdo. Una volta arrivato, potrà stendersi sul letto e riposare un poco, in attesa di capire cosa gli sia successo. Mancanza di magnesio? Lo stress? Non riesce a darsi una spiegazione. L’importante è arrivare, scendere finalmente dalla macchina.
Ecco la trattoria dove, peraltro, non ha mai mangiato. Preferisce i ristoranti di lusso. La vista gli si annebbia, l’auto sbanda pericolosamente. Per fortuna su quella strada il traffico è sempre scarso, e adesso è deserta. L’uomo al volante frena, si ferma proprio in mezzo. Non è il caso di fare un incidente a poche centinaia di metri da casa. Si stropiccia gli occhi, si massaggia le tempie. Mette la testa fuori dal finestrino per inspirare a pieni polmoni l’aria fresca della sera. Ecco, sì, ha l’impressione di sentirsi meglio. La mente comincia a snebbiarsi. Ne approfitta. Lascia il freno e lentamente il Suv si mette in moto. Di colpo l’uomo schiaccia di nuovo il pedale. Davanti a sé, in strada, una silhouette scura si è messa in mezzo, con la mano alzata fa segno di fermarsi. L’auto si blocca. La figura si avvicina. In quel punto è buio completo, e lui fatica a mettere a fuoco. Ecco, il personaggio misterioso ha aggirato il muso dell’auto e ora sta aprendo la portiera del passeggero. Ma chi è? Un misto di curiosità e timore si mescolano nell’animo.
L’uomo si gira in quella direzione. La luce di cortesia illumina il volto di chi è appena entrato.
«Ah, sei tu…», dice l’uomo con un sospiro di sollievo. Ma, mentre pronuncia queste parole, si accorge di articolarle con fatica. La lingua si inceppa contro il palato, ne esce una frase distorta, dalla pronuncia grottesca.
«Cosa ci fai qui?», ha la forza di domandare, mentre intorno tutto si attenua.
La figura non risponde. Ora l’uomo si accorge che ha in mano qualcosa, non riesce a capire.
«No… che cos’è? Cosa stai facendo?»
Ma ormai non ha più la forza di reagire. Le braccia non gli obbediscono. Anche i muscoli del collo cedono. E mentre la testa si rovescia all’indietro, capisce che quella è la fine.
La fotografia accanto al titolo è di Tiziana Cavallo.