I deliri del bibliofilo
Paroliberismo di Corrado Govoni
Nell’intensa e variegata attività letteraria dell’autore ferrarese, uno dei titoli più importanti è “Rarefazioni e parole in libertà” (1915), in cui raccoglie i precetti marinettiani sull’abolizione della sintassi. Successivamente, passò dalla poesia alla novella al romanzo ad antologie scolastiche
L’attività letteraria di Corrado Govoni fu molto intensa e articolata, in quanto l’autore ferrarese passò dalle prime pubblicazioni di taglio crepuscolare all’adesione futurista, per poi diventare, anche se in forma defilata, una delle voci più proficue della prima metà del Novecento. Ricchissima è infatti la sua bibliografia che parte con la raccolta poetica Le fiale, edita nel 1903 da Francesco Lumachi, con sede a Firenze. Il libro, che si avvale di una xilografia in copertina di Adolfo De Carolis, celebre illustratore di Pascoli e D’Annunzio, oltre a undici incisioni nel testo dello stesso artista, venne stampato a spese dell’autore, non ancora ventenne, sfruttando l’eredità della nonna, ammontante a 750 lire. Fu l’amico Giovanni Papini a consigliare al poeta ferrarese di optare per Lumachi, dopo l’iniziale proposito di rivolgersi al livornese Raffaello Giusti, già editore di Pascoli. La quasi totalità della tiratura fu messa in vendita nel 1909 con l’etichetta “Poesia – Organo del futurismo” (altrettanto si fece per i titoli successivi, perlomeno finché durò l’adesione al credo marinettiano). Per volontà dell’editore la sezione di ventuno sonetti intitolata Vas Luxuriae, considerata troppo licenziosa, fu sostituita in extremis da Giallo crisantemo e Violetto Pasquale. Nell’indice il titolo originario risulta coperto da una pecetta. Una delle cinque copie superstiti, stampate con la sezione poi soppressa, fu ritrovata nel 1976 da Lanfranco Caretti e riproposta in anastatica dal Comune di Copparo nel 1983.
Le seguenti tre raccolte poetiche di Govoni non ebbero il successo sperato. Si passa da Armonia in grigio et in silenzio, edita dallo stesso Lumachi sempre nel 1903, a Fuochi d’artifizio, pubblicata nel 1905 dall’Editore Fr. Ganguzza-Lajosa di Palermo, per approdare infine a Gli aborti, contenente anche Le poesie di Arlecchino e I cenci dell’anima, usciti nel 1907 presso la Tipografia Taddei di Ferrara, dove in seguito vedranno la luce altri lavori dell’autore. Si tratta di titoli molto rari e ricercati dai collezionisti, con quotazioni che superano abbondantemente il migliaio di euro. Dopo aver licenziato nel 1911 per le Edizioni Futuriste di “Poesia” le Poesie elettriche, nonché per la Libreria della Voce il «poema drammatico moderno» La neve (1914) e la silloge L’inaugurazione della primavera (1915), Govoni dirama nel 1915 uno dei suoi titoli più importanti, sempre per le Edizioni Futuriste di “Poesia”, ovverosia Rarefazioni e parole in libertà, in cui raccoglie i precetti marinettiani sull’abolizione della sintassi, esercitandosi in una sequenza di disegni e tavole parolibere tra le più rilevanti di quel periodo, tra cui quella famosa del palombaro (foto sotto). Il volume fu stampato nel 1915 in una tiratura di 4000 esemplari presso lo Stabilimento Tipo-Litografico Angelo Taveggia, con formato in 4° e 56 pagine. Alcune copie portano l’indicazione di 4°, 5° e 7° migliaio. Il libro ha quotazioni che si aggirano dai 2000 ai 3000 euro. Naturalmente Govoni verrà inserito da Marinetti nell’antologia sui Poeti futuristi, pubblicata nel 1912 per le Edizioni futuriste di “Poesia”.
La produzione successiva di Govoni fu a dir poco torrenziale, rivelando una certa versatilità dell’autore, considerati gli esiti in prosa, che passano indifferentemente dal poème en prose alla novella al romanzo, non dimenticando la stesura delle più svariate antologie, comprese quelle di taglio scolastico. Spesso il poeta stampò i suoi libri con editori di nicchia, poco conosciuti, dimodoché risulta oggigiorno difficile procurarsi determinati titoli. Risultano ad esempio molto rari (o addirittura introvabili) libri come Tre grani da seminare, uscito nel 1920 per Palmer di Milano, Dal «Poema di Mussolini». La crociera del decennale. Al genio futurista di F.T. Marinetti maestro e amico, uscito senza data (ma 1934) per le Edizioni di Sant’Elia di Mino Somenzi e il Poema di Mussolini, stampato nel 1937 dalla Tipografia Cuggiani di Roma in sole 50 copie (esistono vari testi agiografici sul Duce firmati da Govoni, a cominciare dal Saluto a Mussolini, poema edito da Sapientia di Roma nel 1932).
Lo stesso dicasi per Ritratto di moglie, edito nel 1942 dalla Casa Editrice Albore e il poema La fossa carnaia ardeatina, fascicoletto pubblicato nel 1944 dalla Tipografia Cuggiani di Roma per conto del Movimento Comunista d’Italia, contenente un ritratto fotografico applicato del figlio Aladino, partigiano e vittima dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, a cui Govoni dedicherà nel 1946 una delle sue sillogi più toccanti, intitolata Aladino. Lamento su mio figlio morto, edita da Mondadori. La raccolta d’esordio Le fiale fu ristampata nella bella collana “Opera prima” di Garzanti, curata da Enrico Falqui nel 1948. Da ricordare anche Il libro del bambino. Arcobaleno, edito da Palmer nel 1919, illustrato da Ugo Martelli e Felice Lattuada, contenente quattro poesie e sei racconti per l’infanzia, caratterizzato da piatti in legno di mogano con intarsi riproducenti una xilografia di Lorenzo Viani. Le quotazioni possono qui raggiungere i 5000 euro.