Pasquale Di Palmo
I deliri del bibliofilo

Tra fiabe e tarocchi

Non mancano le “trasgressioni” nella vicenda editoriale di Italo Calvino. Che «si sbizzarrì a ricercare per le sue affabulazioni un aspetto grafico confacente». Da Einaudi a Garzanti attraverso Franco Maria Ricci, un elenco di titoli ricco e sorprendente

I libri di Italo Calvino sono stati pubblicati, con qualche rara eccezione, in varie collane di Einaudi, casa editrice dove l’autore lavorava in qualità di funzionario. L’esordio avvenne nel 1947 con Il sentiero dei nidi di ragno, undicesimo titolo della collana “I coralli”, con copertina di Ennio Morlotti, stampato nonostante il parere negativo di Vittorini e i dubbi avanzati da Pavese. Seguirono vari titoli, tra cui quelli più conosciuti, fino a Palomar, apparso nel 1983 nella collana dei “Supercoralli”. Qualche tempo prima dell’improvvisa scomparsa iniziò il rapporto con Garzanti che si limitò a pubblicare la raccolta di saggi Collezione di sabbia (1984, foto in basso) e i libri postumi Sotto il sole giaguaro (1986) e le celebri Lezioni americane (1988). Solo una piccola parte della tiratura di Collezione di sabbia, particolarmente ricercata dai collezionisti, si avvale della sovraccoperta contenente un disegno di Luigi Serafini, rappresentante un pesce-occhio.

D’altronde non mancarono le “trasgressioni” editoriali, considerate le rare pubblicazioni con le quali Calvino si sbizzarrì a ricercare per le sue coinvolgenti affabulazioni un aspetto grafico confacente. Tra queste bisogna senz’altro segnalare Tarocchi, edito da Franco Maria Ricci nel 1969, con il sottotitolo Il mazzo visconteo di Bergamo e New York. Il volume uscì come sesto titolo della raffinata collana “I segni dell’uomo” in 3000 esemplari numerati. La legatura è in seta e la custodia in tela mentre le 63 tavole a colori sono applicate fuori testo. Il libro misura cm 35 x 23 e le 166 pagine sono stampate su carta azzurrina. Tarotsuscì anche in versione francese nel 1974 con le stesse caratteristiche, ma proponendo un testo autobiografico riscritto dall’autore.

Uno dei vertici sul versante editoriale rimanda però ancora a Einaudi e, precisamente, a Fiabe italiane, curate nel 1956 da Calvino nella collana “I millenni”. Il lavoro gli fu commissionato dallo stesso Giulio Einaudi che, su proposta di Giuseppe Cocchiara, incaricò l’autore di allestire un repertorio delle fiabe diffuse sul territorio nazionale, traducendole dai vari dialetti. Il libro, in assoluto uno dei più belli di Einaudi, esce in 5000 copie, con lunga prefazione dello stesso Calvino. Qualche giorno dopo l’uscita del volume, Einaudi provvede a stampare un estratto pubblicitario fuori commercio di 32 pagine che raccoglie otto fiabe e riproduce il piatto anteriore della custodia. Il titolo completo dell’opera, presente solo nel frontespizio, è Fiabe italiane raccolte dalla tradizione popolare durante gli ultimi cento anni e trascritte in lingua dai vari dialetti da Italo Calvino. Il libro, composto di 1040 pagine e rilegato in tela, protetto da un sottile foglio di acetato, presenta 16 tavole a colori, a cura di Giulio Bollati, riproducenti alcune miniature tratte da un codice trecentesco. Testo e illustrazioni si sposano a meraviglia. Sul piatto e sul dorso figurano rispettivamente le immagini di un guerriero e di un re estrapolate dal contesto iconografico summenzionato, in cui risaltano il rosso, il nero e l’oro. Il volume, non difficile da reperire sul versante antiquario, ha quotazioni oscillanti dai 250 ai 500 euro. La custodia, in tela e cartone, presenta immagini sia al piatto anteriore che a quello posteriore.

La collana “I millenni”, tuttora presente nel catalogo Einaudi, si è sempre contraddistinta per l’aspetto ricercato dei propri titoli, ma i volumi più affascinanti, soprattutto per l’inimitabile connubio fra impostazione grafica e qualità dei testi, sono quelli apparsi intorno alla metà degli anni Cinquanta. Si pensi alle Antiche fiabe russe (1953), al Milione di Marco Polo (1954), alle Fiabe di Andersen (1954), ai Briganti (1956), all’Eptameron di Margherita di Navarra (1958), solo per citare qualche campione. Ma nessuno di questi libri ha il fascino della princeps di Fiabe italiane, nel cui colophon si legge, sotto l’usuale logo dello struzzo: «Finito di stampare il 12 novembre 1956 per conto della Giulio Einaudi S.p.A. presso la Tipografia Francesco Toso in Torino». Tra le varie ristampe effettuate, anche per altri editori (vedi la corposa antologia uscita per gli Oscar Mondadori nel 1968) si segnalano le due selezioni effettuate dallo stesso autore negli anni Settanta per la collana einaudiana “Libri per ragazzi”, illustrate da Emanuele Luttazzi, intitolate L’uccel belvedere e Il principe granchio.

Tra i vari titoli einaudiani bisogna perlomeno segnalare i tre volumetti che compongono la trilogia fantastica I nostri antenati: Il visconte dimezzato nella collana “I gettoni” nel 1952, Il barone rampante e Il cavaliere inesistente, entrambi pubblicati nei “Coralli” nel 1957 e nel 1959, con copertine tratte da opere di Peter Bruegel e Paolo Uccello. Non si possono inoltre sottacere il Marcovaldo (1963), apparso nella collana “Libri per ragazzi” con disegni di Sergio Tofano e i titoli stampati nei “Supercoralli”: tra questi ricordiamo Le Cosmicomiche (1965) con sovraccoperta realizzata da Escher e una sottile fascetta editoriale che preannuncia «Il ritorno di Calvino alla narrativa fantastica», Il castello dei destini incrociati (1973), con la riproduzione dei tarocchi di Bonifacio Bembo e Le città invisibili (1972), ben simboleggiate dal Castello dei Pirenei di René Magritte. Entrambe le immagini figurano nei rispettivi piatti della sovraccoperta.

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