Every beat of my heart
Essere eroi
S’interroga l’imperatore poeta cinese Kao-Tzu, come poi Foscolo e Fenoglio. Dove trovare gli uomini capaci dell’unico vero e sommo gesto eroico? Cioè la difesa del bene ricevuto. Perché valoroso – come suggeriscono i suoi versi –non è chi conquista e combatte, ma «chi veglia, la sentinella, il partigiano…»
Il Canto del Grande Vento di Kao-Tzu, uno dei protagonisti della poesia della Cina, nata da un secolo, (egli vive dal 247 al 195 avanti Cristo), è una lirica fortissima, che esprime perfettamente la metafisica del pensiero e della poesia cinese che, lungi da Confucio, prima e dopo, nasconde le sue visioni astrali, cosmiche, nei versi di un lamento in cui l’autore si riferisce a una situazione precisa, particolare, che a una lettura superficiale appare personale, se non privata. Ma è cosmica, dietro la maschera dell’hic et nunc: qui il condottiero che torna alla terra natale è vincitore, ha esteso il suo reame, accresciuto il suo potere. Noi sappiamo che l’autore, poeta eccellente e protettore di poeti, fondatore della dinastia che porta il suo nome, scrisse questi versi dopo aver conquistato l’impero, dopo un festino a cui presero parte i suoi 120 figli; fu il poeta più celebre del suo tempo, e i suoi generali Su Wu e Li Ling corrispondevano con lui in versi. E qui, il poeta, non il nuovo imperatore, si chiede nei versi finali, prefoscoliani e prefenogliani: dove trovare eroi, per difendere il mio impero? Gli eroi non siamo noi, io e miei guerrieri che lo hanno conquistato, ma quelli capaci di difenderlo. L’eroe è colui che veglia, la sentinella, il partigiano della Resistenza. Il Difensore, il Custode.

Canto del grande vento
Il grande vento si leva
E le nuvole salpano –
Ho esteso la mia potenza
per l’universo intero
E torno alla terra natale.
E ora, come trovare
Gli eroi che dovranno vegliare
Su tutte le mie frontiere?
Kao-Tzu