Sergio Buttiglieri
Al Teatro Carignano di Torino

Amleto e Star Wars

Leonardo Lidi ha messo in scena Amleto di Shakespeare ambientandolo in una sorta di futuro da guerre stellari

I testi di Shakespeare sono in genere molto potenti, hanno una tale forza, sono pieni di metafore, densi di filosofia.

Anche se a volte chi li mette in scena, con questi monologhi lunghissimi,  che impegnano profondamente gli attori, capita che agli spettatori tali dialoghi  rimangano indifferenti, il pubblico a volte non viene acchiappato dal testo.

Tutto sta come reinterpreti questi  testi.

Ognuno di noi nella sua vita ha visto innumerevoli rappresentazioni di Amleto.

Alcune ti facevano pensare che il testo fosse noioso. Altre ti sorprendevano per la loro inaspettata reinterpretazione come questa di Leonardo Lidi che ho appena visto a Torino al Teatro Carignano.

Uno strepitoso Amleto interpretato da Mario Pirrello carico di ironia che dialoga col pubblico e lo coinvolge ripetutamente.

Amleto è tutti noi, perché il suo dubitare rappresenta l’essenza stessa della nostra umanità.

Perché il regista ha seguito un movimento da melodramma d’epoca, come qualcuno che facesse oggi un remake di un grande film d’avventura, Star Wars per esempio, ma all’interno di questo , aldilà del resto della creazione , il nuovo lavoro era completamente ispirato a quel grande personaggio centrale che è Amleto, e ai rapporti particolarmente intensi tra lui e i membri più vicini della sua famiglia.

Insomma ci troviamo al contempo davanti a un grosso melodramma e a una grande tragedia.

E Lidi sa bene che nel teatro tutto nasce per il presente e deve sparire. Perché ogni nuova regia deve fare i conti con l’oggi.

“Gli artisti sono i sismografi del nostro tempo” ci  ha ricordato l’affiatatissimo cast durante la rappresentazione.

“Trattali bene gli attori perché sono l’essenza di un’epoca”.

Ed è stato piacevolissimo sentire il protagonista tutto imbacuccato,  con differenti travestimenti durante lo spettacolo, che non cerca belle frasi in italiano  per dare un equivalente alle frasi difficili che deve tradurre. La sua recitazione è stata “naturale” e il pubblico l’ha apprezzata totalmente. Sembra semplice ma non lo è. Non bisogna cantare come nella tradizione, né parlare come in un bar, ma occorre trovare un terzo stile che consiste nell’essere giusti.

Il più grande aiuto, quando l’attore ha lavorato bene sul testo, é di farlo recitare in primo piano per la “camera”: così l’attore perde ogni tentazione di una grandiosità da palcoscenico, ma parla con una tale intimità che la musicalità del testo assume un aspetto naturale.

E un’altra pregevole scelta del regista Leonardo Lidi è quella di aver compreso che nel teatro di Shakespeare è ancora vivo oggi il fatto che fosse un teatro senza scenografia.

Lui sa bene che il narratore può fare tutto in un rapporto diretto con chi lo ascolta.

All’epoca di Shakespeare non c’era niente che potesse bloccare la fantasia dello spettatore, non c’erano castelli, non c’erano corridoi, non c’erano foreste, non c’erano mari eccetera.

E questo Lidi lo ha mantenuto senza imitare la struttura del teatro elisabettiano.

Con questa stupenda regia recitata egregiamente anche  da Nicola Pannelli, Rosario Lisma, Ilaria Falini, Giuliana Vigogna, Christian La Rosa e Alfonso De Vreese.

ci rendiamo conto che Amleto è circondato da persone come noi, cioè anormali, perché Shakespeare non dà mai giudizi sui suoi personaggi, ma ci mostra la commedia divina dell’umanità in cui ognuno di noi si trova bloccato , in un modo o nell’altro.

Amleto è unico, perché ha traversato da solo tutti i rapporti personali e le prove della storia, cercando di capire il suo destino, e quando alla fine vede che questo destino lo obbliga a uccidere, lo fa col coraggio del vero adulto che è diventato.

Lo spettro di suo padre gli dice: “Devi uccidere, ma senza corrompere il tuo spirito”.

E Amleto si rende conto che il regno di cui è responsabile, verrebbe sempre più corrotto da un re che, come lui dice, è diventato come un cancro. Quindi, invece di uccidere in preda a una collera cieca, reagisce come un uomo posto davanti a una necessità assolutamente lucida.

Tutto nel teatro è un gioco di suggestione.

Quello che ho apprezzato in questa regia è che anche in una tragedia come questa deve essere un gioco di piacere per tutti, e credo che per questi bravissimi attori recitare con un piccolo gruppo, in cui alcuni cambino natura, sia una gioia , e che porti un aiuto anche questa assenza di giudizi di valore sul mondo, mentre si vede che ciascuno è un po’ come un altro e i compagni non sono tagliati e bloccati nella loro identità.

Il regista è riuscito a incoraggiare la scoperta di tutte le correnti incrociate che attraversano il testo.

L’intelligenza artificiale ancora oggi  davanti a Shakespeare avrebbe difficoltà a programmare tutti i punti di vista contenuti nelle sue opere.

Lunghissimi applausi a questo nuovo Amleto che rimarrà in scena in prima nazionale a Torino al teatro Carignano  fino al 26 ottobre. È che ha inaugurato la Stagione teatrale 2025/2026 in occasione dei 70 anni della propria attività.


La fotografia è di Luigi De Palma.

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