Roberto Mussapi
Every beat of my heart

Ovidio e la Genesi

La natura del mondo e delle sue forme, la sua origine descritta dal grande poeta latino nel poema più importante del mondo classico dopo l’“Odissea”: le sue “Metamorfosi”. Quando il cosmo nasce dal caos, la forma è informe e un creatore la governa...

Il poema più importante del mondo classico dopo l’Odissea, è a mio parere il capolavoro dei capolavori di Ovidio, Metamorfosi. La natura del mondo e delle sue forme, frutto di magiche e stupefacenti e inquietanti continue trasformazioni inizia con una genesi in cui come accade nel mito si anticipano realtà dei primordi che la scienza avrebbe scoperto dopo millenni. Qui la nascita del cosmo dal caos, della forma dall’informe, che manifesta la presenza di un creatore potente e generoso, anche se inconoscibile e enigmatico. Vediamo nascere il mondo.

 

 

 

 

 

 

 

Genesi

Prima del mare, della terra e del cielo onnicoprente,
unico il volto della natura in tutto l’universo:
Caos, mole confusa e informe,
materia inerte, una congerie di germi differenti
di cose confusamente combinate fra loro.
Non c’era Titano che donasse al mondo la luce,
né Febe che crescendo nuova unisse le sue corna;
in mezzo all’aria, retta dalla gravità,
non si librava la terra, né lungo i margini dei continenti
Anfitrite stendeva le sue braccia.
E per quanto vi fossero terra, mare e aria,
la prima era malferma, l’onda non navigabile,
l’aria priva di luce: niente aveva forma stabile,
ogni cosa si opponeva all’altra, perché in un unico corpo
il freddo lottava col caldo, il secco con l’umido,
il molle col duro, il peso con la sua assenza.
Un dio benefico sanò questi contrasti:
separò il cielo dalla terra, e dalla terra il mare,
e distinse il cielo limpido dall’aria densa.
E districati gli elementi dall’ammasso informe
riunì quelli dispersi in armonia concorde.
Il fuoco, furente energia della volta celeste,
guizzò insediandosi negli strati più alti;
più in basso per la sua leggerezza si trovò l’aria…
la terra, densa per i suoi massicci elementi,
restò oppressa dal peso, e le correnti del mare,
occupati gli ultimi spazi avvolsero la terraferma.
Quando ebbe così messo in ordine quella congerie
e organizzato in membra i frammenti, quel dio, chiunque fosse,
agglomerò la terra in un grande globo,
perché fosse uniforme in ogni parte,
poi ordinò ai flutti, gonfiati dall’impeto dei venti,
di espandersi a cingere le coste lungo la terra.
E aggiunse fonti stagni immensi e laghi,
strinse tra le rive le correnti dei fiumi,
che scorrendo sappiamo scompaiono sottoterra
o arrivano al mare, e in quella distesa più ampia
s’infrangono sulle scogliere, non sugli argini.

Ovidio

Traduzione di Roberto Mussapi

(Nell’immagine: William Blake, L’antico dei giorni.
Vicino al titolo: l’opera di Teresa Maresca che da sempre accompagna questa rubrica settimanale di poesia)

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