Alfonso Lentini
A proposito di “Piccole poesie per banconote”

Poetica delle cose

Alessandro Fo riscrive e ripubblica una sua raccolta di quasi un quarto di secolo fa. Un modo per aggiornare i suoi versi e legarli a un nuovo modo di sentire la realtà

Nella ricca ricerca espressiva che lo caratterizza, Alessandro Fo mette in atto da sempre una sua costante manovra di avvicinamento della parola poetica alla cosa, nel senso che nei suoi versi la poesia sembra materialmente depositarsi e confondersi con i minimi frammenti, con i “corpuscoli” che animano sia il cosmo che la quotidianità di noi umani. Nel libro di cui stiamo per parlare questo procedimento diventa addirittura fisico e Fo arriva a far toccare i due piani, sino al punto da consentire alla parola di prendere letteralmente il volo dalla pagina, sorvolare la cosa, sfiorarla e planarvi sopra. È il caso, per così dire ‘estremo’, di queste banconote ‘imbrattate’ di poesia che Fo nel 2002 ha trasformato in un libro che adesso, a distanza di ben 23 anni, riprende vita in una nuova edizione (Alessandro Fo, Piccole poesie per banconote, Polistampa, 80 pagine, 12 Euro) che autore ed editore dedicano alla memoria del poeta e intellettuale fiorentino Mario Graziano Parri a quattro anni dalla sua scomparsa.

In questa opera sorprendente e a suo modo sperimentale le composizioni poetiche appaiono scritte a mano direttamente sulla carta moneta, la carta più impoetica che si possa immaginare (e solo per esigenze editoriali sono state affiancate poi in sede di stampa a testi composti in normali caratteri tipografici). Si tratta indubbiamente di una scelta molto originale che prima di tutto va inserita nel contesto in cui nata.

Nel lungo lasso di tempo che separa le due edizioni, molto è cambiato nel mondo della moneta. Quando il libro fu pubblicato si era in un momento cruciale, quello dello storico passaggio dalla lira all’euro e naturalmente questo concentrava l’attenzione proprio sulla lira, alla quale gli italiani si preparavano a dire addio e suscitava curiosità verso il nuovo arrivato, l’euro; e infatti le poesie di Fo sono scritte alternativamente su banconote delle due diverse tipologie. Non basta però mettere in evidenza il passaggio dalla lira all’euro, ben altri sono stati i cambiamenti dal 2002 ad oggi. Nella generale smaterializzazione che caratterizza la nostra epoca sempre più informatizzata, la banconota (come del resto le lettere, le cartoline, i giornali, e in generale tutto il mondo che ruota intorno alla carta) ha perso progressivamente importanza fisica. Chi va più in giro con un portafogli rigonfio di banconote? Le card e le app hanno trasformato radicalmente le modalità di scambio del denaro. Tutto si compra e si paga velocemente con un click. Persino il valore simbolico della carta moneta non è più lo stesso.

A quei tempi, invece, le banconote avevano ancora una forte consistenza materiale: avevano un loro odore, viaggiavano stropicciate da portafogli a portafogli, erano insomma una modalità di scambio tanto che in quegli anni erano diventate vere e proprie ‘pagine’ su cui la gente scriveva di tutto, dai messaggi d’amore alle barzellette, agli slogan calcistici, alle parolacce (e già pochi anni prima Stampa Alternativa, la storica casa editrice di Marcello Baraghini, sfruttando il gioco di parole con le sue fortunate «Edizioni Millelire», aveva pubblicato una simpatica raccolta dei più disparati messaggi rinvenuti sulle banconote).

Questo uso improprio della carta moneta come clandestino mezzo di comunicazione collettiva, allora molto in voga, ha fatto nascere in Fo l’idea di sostituire quelle curiose scritte anonime e spesso banali con veri e propri versi, con l’intento di far viaggiare la poesia su un supporto diverso e deviarla, farla ‘circolare’ di mano in mano come circola la carta moneta, ma sovrapponendo al valore meramente economico del ‘vile denaro’ un valore di ben altra natura, quello della parola poetica. E questo genera un effetto straniante, un corto circuito grazie al quale la poesia, come è nella sua natura, ti prende ancora una volta di sorpresa e germoglia là dove non te lo aspetteresti.

Così leggiamo infatti nel testo di apertura:

“Dedica (per ogni foglio)”

Scrivo la mia poesia
su questa banconota
per te, e perché non sia
più ignota.

Nel tempo dei mercati
è una soddisfazione
opporre ai fatturati
una pura creazione.

Inoltre, a che varrebbe “pubblicare”
per non farsi ascoltare
e restare lontani?
È meglio circolare
‒ così ‒ per le tue mani.

Ma se tante cose sono cambiate da allora a oggi, che senso può avere una nuova edizione nel 2025?

A parte l’ovvia considerazione che la buona poesia merita sempre una riproposta, va aggiunto che l’attualità di questo libro è sostanzialmente immutata se lo consideriamo come un tentativo di sconfinamento. Già nel 2002 erano tante, ma oggi lo sono ancor di più, le gabbie (cartacee e non cartacee) in cui la poesia è irretita, prigioniera di un sistema editoriale che la soffoca e di una visione di massa che la banalizza nei limiti angusti del “poetichese”. Attualissimo è perciò il problema che anche Fo segnala con la sua piccola provocazione: quello di una possibile circolazione della poesia fuori da queste gabbie.

Il libro, insomma, è attuale perché è basato su un’azione, o meglio sul gesto poetico inteso come azione. Vergato a mano su una carta così singolare, il verso diventa davvero cosa fra le cose. Il gesto viene prima del senso (anche se non va certo a suo discapito) e il procedimento si concretizza in una sorta di oggettualizzazione della parola che può ricordare le sperimentazioni verbo-visuali o le scelte espressive più aperte e plastiche della scrittura di ricerca.

«È nata così – scrive Fo nella breve nota conclusiva – questa raccolta che pone mano alla lira per cantare altre cose del mondo». Altre cose del mondo sulle quali l’autore, con la grazia che lo contraddistingue, stende un surplus di suoni e di sensi, perché alla fine, nella sostanza, si tratta di un libro di poesie vero e proprio – e non potrebbe essere diversamente se in copertina troviamo il nome di Alessandro Fo – un libro perfettamente costruito, con una sua architettura interna e con una rosa di temi (ricordi e sogni, anni mutatisi in cenere, spiazzamenti, giochi, bizzarrie, fughe metafisiche e seduzioni della natura, della vita e dell’arte) gradualmente scalata sui tagli delle banconote, a scendere e a salire, di lire ed euro.

Si veda ad esempio questa Natura morta (taglio da 5 euro, sul retro) dalla struttura semplice e perfetta come una sfera di cristallo che riporto solo per offrire un minimo assaggio dei raffinati congegni formali che – in altre pagine più ricchi e complessi – segnano l’opera nel suo insieme:

La sua pelle liscia era soave
il suo profumo buono consolava.
Accostavo la guancia
alla sua guancia,
come fosse la mia principessina.
Ed era solamente una susina.


La fotografia accanto al titolo è di Roberto Cavallini.

Facebooktwitterlinkedin