Premio Sinestetica Città di Pescara 2025
La resistenza poetica di Ana Blandiana
La poesia dell’autrice romena appare «come quello strenuo lucore nel pieno della notte», una «presenza altra rispetto al potere», rispetto al clima che si respira in un paese come il suo, che ancora «conserva le stigmate di regimi liberticidi». Una versificazione preziosa la sua, capace di denunciare in modo «fiorito e metaforico»
Che la poesia sia sempre un atto di civiltà, pare quasi una ovvietà, e ciò a prescindere che sia declinata sul versante intimo e domestico, o come invocazione amorosa, o come espressione della memoria, oppure che si rivolga alla cronaca e a dolorosi fatti storici. Ma proprio se percorre questa via, si tende a dire che è una poesia civile, e per questo a volte ritenuta di più alto valore. Facile osservare che forse è bene analizzare altri parametri per inquadrare tale valore, ma indubbiamente una poesia che sa mostrare ed esprimere il dolore, la sofferenza, il disagio di una comunità o di singole persone, non può essere un dato di poco conto. Viene da pensare a tutto ciò leggendo la poesia e i saggi di Ana Blandiana, la poetessa romena che ha ricevuto il 20 maggio scorso all’Auditorium Petruzzi, il Premio Internazionale Città di Pescara, riconoscimento che nelle edizioni passate è stato assegnato a Magrelli, Portante, Pey, Rodríguez Núñez, Theòphilo, Wagner, Muldoon.
La Blandiana pur non essendo “schiacciata” totalmente a una versificazione “oppositiva”, sicuramente rivolge una forte denuncia e una grande attenzione ai fatti storici del suo paese, segnato da una lunga dittatura comunista. Ana Blandiana scrive poesie che si inoltrano in un dettato lirico assai ricco e complesso, vibrante e intenso («Solo con la morte ha inizio ogni cosa./ Anche se non sappiamo cosa./ E preferiamo confondere/ il mistero col nulla./ Solo quando una persona cara,/ magari una parte di te,/ varca la linea divisoria,/ tutto s’illumina.»), con vari temi trattati, e non nominando esplicitamente le tragedie vissute dal suo popolo, ma figurandole in un linguaggio variegato ed efficace. E questa poesia infine ci appare, come quello strenuo lucore nel pieno della notte di cui diceva Paul Celan. Una resistenza evidente la sua, collocata in un ostinato quadro di presenza altra rispetto al potere, rispetto al procedere delle cose in quel mondo dell’est Europa che ben conosciamo, e che ancor oggi in paesi come la Russia o la Bielorussia, ma minacciosamente anche in Ungheria e Slovacchia, conserva le stigmate di regimi liberticidi.
Ana Blandiana, è una poetessa riconosciuta e stimata, premiata in vari paesi, compresa l’Italia con lo Strega internazionale e il Camaiore, giuste attenzioni, perché ha in dote una forte e preziosa poesia, e chiaramente i temi si può quasi dire che sì sono importanti, ma non sono tutto, nel senso che c’è una preziosa versificazione, anche se il suo impegno per descrivere le nefandezze del regime comunista di Ceausescu sono una testimonianza sociale e civile netta e profonda. La Blandiana, legata alla tradizione poetica del suo paese, riuscì, con altri, a rinnovare la fase poetica retorica e celebrativa in atto durante il lungo periodo della dittatura, con una poesia “fiorita” e metaforica allo stesso tempo, ma pure semplice e etica, seppure non forzata, eppure necessaria per sé e per gli altri di fronte a una tragedia.
La Blandiana peraltro riflettendo nel periodo post regime, esprime una denuncia collettiva atroce: tutti in qualche modo hanno avuto una parte di colpa rispetto a ciò che avvenne in Romania. Ed è importante, ci dice, guardarsi dentro e abbracciare il mondo in uno slancio di vita e di libertà, per troppo tempo negata in quel paese, e non solo lì. Il suo sguardo verso un universale vivere e morire, nel rispetto e nell’amore diviene così un canto («E cosa è l’amore se non legge universale di abolizione delle frontiere?»; «Nemmeno un istante oso chiudere gli occhi/ per paura/ di stritolarlo tra le palpebre il mondo»), diviene una istanza di vita a cui dedicarsi, a cui si è dedicata, peraltro sulle orme del padre. Quel padre resistente al regime e incarcerato, scuola di vita per la poetessa, si pensi che ella neppure potè utilizzare il proprio cognome al momento di pubblicare in gioventù le proprie poesie, declinando verso il nome di Ana Blandiana (Blandiana: antico castro romano nonché paese di origine della madre).
Celebrarla ancora una volta qui in Italia, in occasione del premio Sinestetica in Pescara, in tempi di torbida congiuntura, allorché i fuochi nel mondo non si placano, e una ricorrenza decisiva come la Liberazione dal nazi-fascismo non viene riconosciuta da pezzi significativi della politica nazionale; ci pare una occasione dai significati profondi, verso chi ha fatto della propria vita della poesia, uno scudo artistico e umano contro un regime liberticida.