Gilda Policastro

Serata a B.

Illustrazione di Sandro Sanna

Non voglio padroni. La gatta siede a tavola con noi, alle volte. Penso che sia giusto condividere i desideri, sottostare. Ricordati del quadro: loro non si guardano, eppure si parlano. Gli oggetti sono tutti direzionabili a piacere: nello sguardo che li intravede a distanza, nella fine (e, a proposito, quando puoi decidere di aver finito di contemplare un quadro?). Se ti fai delle domande, puoi azzardare l’interruzione di un loop. Devi caricarlo di più, il bilanciere. Ma quali sono le gambe? Ridono. Ridono della domanda, ma io chiedo di nuovo, quali sono, quali sono, le gambe. Intendendo che bisogna sapere quali sono gli esercizi, prima di caricare. Con il tempo ci fai un riassunto di cose passate: metti tutto dentro alla buona, come nella ribollita. Poi, per fare ordine, ricominci da capo, dall’ultima volta, l’episodio, la frattura. Qual è. Vallo a cercare ben bene indietro, fai uno schema, azzarda le ipotesi più varie. Poi, rispetto a quelle meno accattivanti, indugia, insisti come premessi l’ossigeno sulla ferita, imbevutone il batuffolo, che smorza.

SannaIl bambino mi racconta le trame dell’orrore, i pesci che lo assalgono, la statuina animata. Siamo vicini ai grandi che parlano delle cose importanti, di lei che si è fidanzata con l’illustre gallerista, perché i soldi vanno sempre nella direzione dell’accumulo, e piove sul bagnato, mentre la statuina sopravvive al forno di forse centomila gradi e il pesce finisce con l’essere molto pericoloso, sai. My poor child, I’ll never see you again. Anche lì c’erano forni, e larghi spazi scanditi dal cemento. La parola testimonia, due scrittori su tre dicono che è quello il compito. Ma invece l’altro la indovina, la metafora dei letti d’ospedale, quando il desiderio di uscire viene scalzato da quello di un posto migliore, nell’immediato. Non mi pare che le cose succedano per scelta, siamo immersi in un flusso. Se ne elidessi alcune, rischieresti di buttar via con l’acqua sporca, cosa, cosa c’è da salvare (nella poesia lui dice “te”). Quella del flusso è immagine ricorrente, e del tenersi a galla. Anche il letto in cui il malato si rovina la nottata e adda passa’. La notte non è uguale per tutti, lui vive col fuso di Chicago. La prossima volta che urli, ti prendo a sberle. Magari ti piace. Magari no. Magari è inibizione, magari è proiezione, magari. Andiamo avanti, no, restiamo. Partiamo, no, restiamo. Restiamo, no, partiamo.

L’estetista V., che c’è andata prima di noi, dice che era freddo, a B., e che girava col piumino invernale. E lo hai visto, lo hai visto, il muro? Non proprio, pezzi sparsi. Hai visto i quadri? Sì, uno era sbagliato: mi pare si trattasse di quel Vermeer assai pop che invece sta all’Aja. Mi vedo con un archeologo, dice V., mentre spalma la cera bollente sulle gambe, distratta. Viene a casa mia solo di notte, del suo lavoro non mi parla mai. Forse ci si va a vent’anni. Oppure ci vivono gli artisti, faccio delle foto, conosco molti italiani. Non stiamo a discutere delle divinità sui fregi, della porta del mercato (e tu dici: il teatro), non stiamo a sindacare sulla sera del mio compleanno. Goditi, goditi gli spazi rettilinei nelle camminate ch’estenuano, goditi il sole fino a tarda sera, che non picchia. Goditi le imposizioni, i bisogni. Servono a misurare la tenuta, e più ti privi, meglio ti possono fare il monumento dopo. Besser ein lebendes Komma: poverina, toccandomi il braccio. Non ti sei mai fatto male, tu. Se non quella volta che t’ho sfiorato la faccia con l’unghia, e hai gridato. Mi piacerebbe andare allo zoo. No.

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CRI_2531Gilda Policastro è italianista, critica letteraria, poetessa, romanziera. Ha pubblicato studi teorici e saggi su Leopardi, Manganelli, Sanguineti, Pasolini. Redattrice della rivista Allegoria, ha collaborato coi supplementi culturali di vari quotidiani, dal Manifesto al Corriere della Sera e con blog e siti letterari. Attualmente cura la rubrica Vite che sono la mia su Doppiozero.

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sannafotoSandro Sanna nasce a Macomer, in Sardegna, nel 1950, vive a Roma dal 1965. Ha preso parte a numerosissime mostre e rassegne internazionali. Maurizio Calvesi definisce così l’artista: “Sanna è un pittore astratto non perché abbia eliminato gradualmente la pittura, ma perché il suo immaginario è quello appunto di un universo vergine, dove nessuna figura ha ancora stampato la propria ombra e dove il principio della vita aleggia nella sua misteriosa, pura essenza”.