Arturo Belluardo

Scatola a sorpresa

Illustrazione di Peter De Koninck

°°°

E però io ce lo avevo pure scritto nella lettera che per i Morti desideravo “Scatola a sorpresa” di Raffaella Carrà. Non un altro album di francobolli. Che poi lo sapevo che non era mio nonno ‘Nzino a farmi i regali: quello sepolto in Libia era e lì Gheddafi non ce li faceva più andare gli italiani. Lo sapevo che era mio padre. E però un altro album di francobolli.

Io erano mesi che me lo sognavo quel disco, quella copertina: mi mettevo a spiarla ogni giorno nella vetrina della “Casa del Disco di Di Benedetto” quella foto della Carrà con le spalle nude. E una volta il signor Di Benedetto mi aveva pure fatto vedere cosa c’era dentro la scatola: oltre al disco, c’era un disco di plastica da tirare che si chiamava frisbi e pure il gioco del “Non t’arrabbiare” con le pedine di tutti i colori.

Eravamo tutti fissati con la Carrà: io avevo fatto con la saggina di una vecchia scopa una parrucca bionda, ce la mettevo ‘nta testa a me frate Ianu di cinque anni, io mi mettevo il vestito bianco della prima comunione e così ballavamo il tuca tuca.

E pure padre Carlo Andolina aveva fatto un concorso di beneficenza per l’elezione di Miss Carrà: tutte le fimmine della Borgata avevano sfilato nella sala parrocchiale sulle note di “Chissà se va”. La Li Puma aveva vinto il primo premio, una parrucca bionda uguale uguale ai capelli di Raffaella. Questa Li Puma abitava in un dammusso a livello strada vicino a casa di mia nonna e aveva ‘na figghia, Rosa di sei anni. Tutti dicevano che Rosa era ‘na figghia di bottana perché senza padre era. Mischinazza, io non capivo perché la dovevano ingiuriare raccussì se suo padre morto era. Forse perché era laria, brutta, una vera precchia: con i capelli russi russi e tutte lentiggini piccole piccole dappertutto, pure sulle gambe. Però simpaticona era e io ci giocavo ‘nzemmola tutte le volte che andavo a trovare mia nonna.

Mia nonna, la mattina del 2 novembre, si era arricampata da noi con una sacca china china di dolci e regali.

“Taliate cà vi purtò il nonno” aveva sorriso, sbacantando la sacca sul tavolino; c’era la frutta martorana, e mi mangiai subito un fico di pasta reale, c’erano gli ossi dei morti, duri duri da fare squagliare piano in bocca, c’erano le cotognate, con le forme in rilievo di gattini e pastorelle, c’era un fucile a fulminanti per me frate Ianu di cinque anni e c’era un album di francobolli per me.

Un album di francobolli.

Avevo avuto un album di francobolli a Natale dell’anno scorso e un album di francobolli al mio compleanno. E non c’era il disco di Raffaella. E a me dei francobolli non me ne fotteva niente, solo a mio padre ci piacevano.

Fu più forte di me. Mi acchianò una rabbia fortissima e mi uscivano le lagrime dagli occhi.

“Davide, che fu?” mi disse mio padre, passandosi una mano tra i folti capelli russi “Non sei contento?”

Io m’innii nella me stanza, misi in pila tutti gli album vuoti di francobolli che mi avevano regalato e tornai sbacantandoli ai piedi di mio padre.

“Album di francobolli! Solo album di francobolli mi sai regalare!” strillai.

Mio padre divenne russo, così russo che il russo dei suoi capelli non si distingueva più dal russo della faccia. E mi arrivò lo scoppazzone, una tumbulata così forte che mi fece finire in mezzo alle paste di mandorla.

“Maria!” urlò “E’ chista l’educazione che ci ansigni a ‘stu vastasu?”

Poi ne uscì sbattendo la porta e non torno più.

Manco a pranzo.

de-koninckDopo un pranzo in silenzio, visto che mia madre aveva inizato a schigghiare e a chiantarisi le unghie nella faccia, mia nonna ci portò con sé a casa sua.

Rosa Li Puma era seduta sul marciapiedi di fronte al suo dammuso e aveva in grembo il suo regalo dei morti: “Scatola a sorpresa” di Raffaella Carrà. Dalle finestre di casa sua usciva la musica del tuca tuca.

“Te l’ha portato tuo padre?” le dissi, sedendomi accanto a lei sul marciapiedi.

“No, i morti”

“Ma pirchì, tuo padre non è morto?”

“Ma chi ddici!” mi rispose siddiata “ma se è là dentro con mia madre. Vai a taliare se non ci credi”

La finestra del dammuso della Li Puma si affacciava su via Pasubio ed era poco più in alto di me; mi spinsi sulla punta dei piedi, mi aggrappai al davanzale della finestra e spiai attraverso il vetro lurdo.

La Li Puma si era messa la parrucca bionda e stava annacandosi al ritmo del tuca tuca davanti a un uomo.

“Si chiama uhm tuca tuca tucaaa”

Davanti a un uomo con i capelli rossi.

“Per poterti diiire mi piaci, mi piaci, mi pià”

Afferrai con tutte e due le mani la scatola del disco della Carrà dalle gambe di Rosa Li Puma.

“Questa è mia! Capisci? La scatola a sorpresa è mia!” schigghiai, tirando con violenza.

“Ou! Lassa stari! Lassa stari u me’ rialu” lastimiò Rosa Li Puma, resistendo e addiventando russa, ma così russa che il russo dei suoi capelli non si distingueva più dal russo della faccia.

Tirai talmente forte che la scatola volò per aria, sbacantandosi in mezzo alla via Pasubio.

Le pedine tutte colorate del “Non t’arrabbiare” rotolarono sotto la 600 bianca di mio padre, parcheggiata di fronte al dammusso della Li Puma.

* * *

Arturo BelluardoArturo Belluardo è nato e cresciuto a Siracusa. A dispetto del cognome, squisitamente siciliano, discende per via materna dalla famiglia ebreo-tripolina Gean. Vive a Roma dove lavora alla Direzione Crediti del Banco Popolare. Collabora alla rivista on-line “Mag O”. Con i suoi racconti ha vinto il premio “Racconti nella Rete”,  il concorso “Save the cat” ed il “Rainbow love contest” alla Festa dell’Unità. Sta lavorando al suo primo romanzo, Suol d’amore.

De-Koninck-ritratto-Peter De Koninck, nato nel 1963 a Wetteren (vicino Gand), vive e lavora ad Anversa, in Belgio. Specializzato nella tecnica dell’incisione, ha esposto in gallerie, spazi pubblici e musei sia in Belgio, ricevendo numerosi premi (sue opere sono in collezioni private e pubbliche come il Museo Plantin-Moretus di Anversa e il Parlamento Fiammingo), sia in Europa (mostre personali in Spagna, Germania, Italia, Francia). Ha partecipato a diversi stage internazionali, tra i quali recentemente una Residenza d’Artista all’Isola Comacina sul Lago di Como.