Simona Baldelli

Polvere

Illustrazione di Marina Bindella

«Se la goccia cade verso l’interno» pensò «muoio. Se invece va verso fuori, la scampo».

C’era un vento strano su quello sperone di montagna. Fin dalla mattina aveva soffiato a intermittenza; all’alba si era presentato con improvvise folate che salivano dalla valle portandosi nubi di pulviscolo nero, metallico, poi aveva sparato raffiche orizzontali, che chiudevano l’imbocco della grotta con un muro d’aria, che gli impediva persino di affacciarsi dal dirupo.

Rintanato nella grotta aveva guardato il passaggio di quei nembi scuri, chiedendosi se i granelli erano frammenti di roccia, terra o polvere da sparo. Non potevano essere razzi segnaletici, perché su quello il tenente era stato chiaro: sarebbero stati rossi.

Dopo una breve pausa il vento aveva ricominciato, ma questa volta a spirale, spingendo verso l’alto mulinelli di polvere e detriti, come roba che scivola in un pozzo ma in senso inverso, dal basso verso l’alto, tanto che lui si era chiesto se per caso non si fosse seduto, senza accorgersene, a testa in giù. Poi un filo d’erba si era affacciato dalla cima dell’imbocco della grotta; sullo stelo, c’era una goccia d’acqua. Si era avvicinato all’apertura per osservarla.

Pagina Nera II, 60x60 cm, olio e graffito su tavola, 2013

Era tonda e gonfia. Sulla superficie ricurva si rifletteva il paesaggio circostante, montagne aguzze e brulle, arse, deserte. La goccia, impercettibilmente, cresceva raccogliendo in sé la brina che ricopriva la foglia, caduta probabilmente durante la notte e che il freddo non faceva evaporare. Si grattò la schiena con un po’ di difficoltà, per via dell’uniforme rigonfia e dello zaino che indossava. La maglia di lana, che teneva sotto la mimetica, pizzicava la pelle. La madre gliel’aveva messa per forza nello zaino, quella maglia, perché non sentisse freddo. Lui l’aveva lasciata fare anche se era sicuro che non sarebbe servita a niente. Vai a pensare, invece, che avrebbe trovato tutto quel gelo, in quel posto tanto a sud da casa sua.

Faceva fatica a stare sveglio, aveva passato due notti in quella grotta e quella era l’alba del terzo giorno. Ma se avesse chiuso gli occhi per più di qualche minuto avrebbe corso il rischio di non vedere la scia del razzo rosso. Per non addormentarsi si era ripetuto un’infinità di volte il piano. Dalla base lanciavano il fumogeno. Lui ed altri sarebbero usciti dai loro nascondigli, ciascuno con il suo compito. A lui toccava calarsi sul costone sottostante, fare più di cento metri allo scoperto, fino al picco dietro il quale c’era il detonatore che doveva azionare. Nel frattempo altri soldati avrebbero raggiunto altre postazioni. Poi ci sarebbe stato un secondo razzo segnaletico. A quel punto ciascun soldato avrebbe azionato il suo detonatore. Dovevano essere tanti perché, aveva detto il tenente, con tutti quei cecchini le probabilità di farcela erano una a dieci. Poi bisognava aspettare l’esplosione, che sarebbe avvenuta dopo circa trenta secondi, quindi tornare al proprio nascondiglio ed aspettare.

Il tenente non aveva detto per quanto, ma avrebbero provveduto a recuperarli, potevano giurarci. E comunque occupare quel territorio era di importanza vitale per le sorti della guerra, aveva aggiunto.

Una nuova raffica di vento riempì la grotta di polvere. Soffocò a fatica la tosse ed iniziò a lacrimare. Quando il pulviscolo si posò di nuovo, vide che la goccia, sempre più gonfia, era rotolata sulla punta del filo d’erba.

«Allora, se cade verso l’interno» pensò di nuovo «muoio. Se invece va verso fuori, ce la faccio»

La goccia dondolò al vento.

In quel momento, una scia rossa e luminosa, attraversò l’apertura della grotta.

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Versione audio. L’autrice legge il proprio racconto:  POLVERE di Simona Baldelli

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simona baldelliSimona Baldelli è nata a Pesaro, là dove le Marche sfumano nella Romagna. E viceversa. Ha lavorato per il teatro come attrice, regista e drammaturgo. È speaker ed autrice di programmi per la radio. Ha frequentato corsi di scrittura scenica e creativa presso l’I.S.A. de La Habana e la Scuola di Scrittura Creativa Omero. Ha pubblicato testi teatrali per Nerosubianco Edizioni e racconti con Omero Editore e Ed. Creativity Papers. Evelina e le fate, finalista a Premio Italo Calvino 2012, è il suo primo romanzo, pubblicato con Giunti Editore.

 

Marina Bindella fotoMarina Bindella vive e lavora a Roma. Con la prima mostra personale del 1980 inizia il suo percorso artistico che, negli anni seguenti, si esprime attraverso diversi linguaggi grafici e pittorici. Dal 1991 collabora con varie private presses, realizzando numerosi libri d’arte. Nel 2009 L’Istituto Nazionale per la Grafica acquisisce 16 suoi lavori su carta. Ha partecipato alle più importanti rassegne internazionali di grafica e di arte contemporanea, ottenendo vari premi e riconoscimenti. Dal 1994 insegna Storia dell’Arte e della Grafica e Libro Illustrato nelle Accademie di Belle Arti e tiene corsi di perfezionamento in xilografia in Italia e all’estero. www.marinabindella.com