Romana Petri

Mio padre

Illustrazione di Elisabetta Diamanti

° ° °

Era il 26 gennaio del 1985 e stavo trascorrendo il fine settimana a Santa Marinella in casa di amici. Subito dopo mangiato, hanno proposto di andare alle Terme della Figoncella. Figuriamoci, ho pensato io. Con tutto questo freddo spogliarsi all’aperto per poi entrare nell’acqua calda, così, quando poi ne usciamo ci viene un colpo.

Ho detto che non ne avevo voglia e loro mi hanno dato dell’ipocondriaca, come al solito.

È questo il bello – ha detto il padrone di casa. – Il freddo e il caldo.

E poi sta pure piovendo – gli ha risposto la moglie piena di entusiasmo.

Ecco, andate voi e godetevela. Figuriamoci se con il pranzo sullo stomaco mi metto a fare di queste cose.

E sono usciti di casa, sono saliti in macchina e dopo avermi fatto un saluto a presa in giro se ne sono andati. Li ho visti uscire dal cancello. In una giornata di pieno inverno, con la pioggia che ora veniva giù potente, sono rimasta sola e ho acceso la televisione. C’era Lucio Dalla che cantava una canzone molto inquietante. Si muoveva a scatti ed era come se venisse da un altro pianeta.  Siccome in casa non avevo nulla ma ero diventata all’improvviso molto nervosa, come se quella canzone mi parlasse solo di morte, mi sono presa una compressa per il mal di testa che secondo me può far bene a tutto, anche allo spirito e al sistema nervoso.

E mi pentii molto di non essere andata con loro. Sarei potuta restare in macchina intanto che loro facevano i loro bagni, così non sarei rimasta sola in quella casa un po’ cupa, con tutta quella pioggia e adesso pure il vento che spazzava con forza gli oleandri del giardino. Spensi la televisione e andai a buttarmi sul letto per non vedere e sentire più nulla.

Fu dopo un’ora che squillò il telefono.

– Papà si sente male – mi disse la voce di mia madre.

– Che ha?

– Dice di non sentire più le gambe. Adesso arriva l’ambulanza.

Elisabetta DiamantiMi prese un dolore forte nel centro della gola, come mi ci avessero infilato un chiodo. È per questo che non riuscii a parlare. Però sentii la voce di mio padre che diceva:

– Non stare ad agitarla. Che bisogno c’è?

– Vengo subito – dissi a mia madre con quel chiodo in gola.

E presi le mie poche cose di corsa, montai in macchina, lasciai un biglietto agli amici e partii con quel tempo di tregenda che mi accompagnò per le quasi tre ore di viaggio verso l’Umbria.

Quando arrivai in ospedale e chiesi di lui, mi accompagnarono in una stanza dove invece c’era mia madre che camminava sorretta da due infermiere. Quando mi vide mi si aggrappò addosso e disse che era morto facendo ciondolare la testa, come se dentro a quelle terribili parole appena pronunciate ci fosse pure una stupita rassegnazione.

E poi ci portarono da lui. Non sembrava morto. L’enorme corporatura, i capelli argentati e gli occhi verdi aperti con un’espressione di vera beatitudine, lo facevano somigliare a quando si sdraiava sull’erba e così, in quel modo estasiato, si metteva a guardare il cielo.

Non sembrava morto. Non era nemmeno ancora freddo, e l’acqua di colonia che si era messo al mattino dopo la doccia si sentiva ancora. Era lui di sempre, solo che era addormentato, come l’avevo visto già molte volte. E allora bastava solo scuoterlo un po’, dirgli, Papà, svegliati. Lo feci per davvero, davanti all’incredulità di mia madre e degli infermieri. Gli dissi, Papà svegliati. E cominciai a scuoterlo come molti anni dopo avrei visto fare in un cartone animato che si chiama Il Re leone. Mufasa muore e il piccolo Simba gli dà qualche testata sul muso per farlo rinvenire.

C’è poco da fare, la morte ci porta via lentamente, lasciando per un po’ l’illusione che tutto resta come prima. Non si muore diventando subito morti. Per un bel po’ si resta come vivi. E allora mi sdraiai sul letto accanto a lui e lo abbracciai.

Un infermiere chiese a mia madre, Ma che fa?

E mia madre gli rispose di lasciarmi in pace, non facevo niente di male. Era solo l’ultimo abbraccio.

E poi ricordo poche cose: che mi stringevo al suo corpo, che ero disperata. Non avrei mai più avuto un padre da chiamare. E allora lo chiamai tante volte in quell’ultimo momento e quando mia madre mi venne accanto per dirmi che lo dovevano vestire e noi dovevamo andare a casa a prendergli un abito. Mi staccai da quella montagna d’uomo pensando che la vita mi stava cambiando completamente. Da quel momento in poi non mi avrebbe mai più protetta nessuno.

 * * *

romana petri2Romana Petri vive tra Roma e Lisbona. ha esordito nel 1990 e ha pubblicato fino ad oggi, tra romanzi e racconti, 13 libri. Molte delle sue opere sono tradotte in Inghilterra, Stati Uniti, Francia, Germania, Spagna, Portogallo e Olanda. Tra le sue opere ricordiamo Alle Case Venie (Marsilio, premio Rapallo e finalista premio Strega 1998), I padri degli altri (Marsilio, premio Chiara), La Donna delle Azzorre (Piemme, premio Grinzane Cavour 2001) Dagoberto Babilonio, un destino; Ovunque io sia (Cavallo di Ferro), Ti spiego (Cavallo di Ferro), Tutta la vita (Longanesi, premio Bottari Lattes) e Figli dello stesso padre (Longanesi, finalista premio strega 2013). Giorni di spasimato amore (Longanesi, 2014). Collabora con Il Messaggero, e il Corriere della Sera. Svolge attività di traduttrice dal francese e dal portoghese. Per otto anni ha diretto la casa editrice Cavallo di Ferro.

Elisabetta Diamanti fotoElisabetta Diamanti nasce e vive a Roma. Allieva di Guido Strazza e Jean Pierre Velly è docente di tecniche dell’incisione dal 1996. Ha partecipato a varie residenze d’artista internazionali. Ha collaborato e organizzato con le Università di Nantes, Bilbao, Granada seminari specifici di incisioni, inoltre al Papirmuseet di Silkeborg DK e alla Casa Falconieri in Sardegna seminari di carta hand-made /incisione e libri d’Artista. Sue opere si trovano in collezioni pubbliche, tra le quali l’Istituto Nazionale per la Grafica, Pordue University Galleries, West Lafayette, USA, il Gabinetto delle stampe di Anversa, e in collezioni private. Hanno scritto di lei, tra gli altri, Loredana Rea, Tiziana D’Acchille, Ivana D’Agostino e Guido Strazza.