Alessandro Zaccuri

L’attribuzione

Illustrazione di Pierluigi Isola

Perché è allora che mi sono sentito vecchio, non quando mi hanno detto che in ditta non potevano più tenermi. Con i libri in regola venivo a costare troppo, per via dei contributi e tutto il resto, ma di lasciarmi a casa non se la sentivano. Io lo so fare il mio lavoro, di me hanno bisogno: conosco i clienti, i fornitori, i segreti delle macchine e le malizie per farle funzionare. No, a me non avrebbero rinunciato, dopo più di trent’anni. Allora mi hanno fatto chiamare dal ragioniere, che mi ha spiegato come ci si regolava. Tu ti licenzi e intanto apri la partita iva, così puoi continuare a fare il tuo mestiere, tranquillo tranquillo. Qualcosa di meno prendi, ma è sempre meglio che restare con le mani in mano, no?

No, non mi ero sentito vecchio quella volta lì. Anzi, mi era sembrato di tornare giovanotto, quando si girava da una ditta all’altra per vedere chi assumeva, e quanto davano, e tutto il resto. Così gli ho detto: va bene, ditemi solo come si fa per l’iva, perché di queste cose io non sono pratico. Detto fatto. Il ragioniere mi spiega che devo andare in città, mi dà l’indirizzo, mi dice che trovo una macchinetta all’ingresso, prendo il mio numerino e in mezz’ora sono fuori, con la partita iva e tutto.

Pierluigi isola

Sono andato la mattina dopo e lì è cominciato il guaio. La macchinetta la trovo subito, ma non capisco dove schiacciare. Uno mi dice un tasto, uno quell’altro. Nel dubbio schiaccio tutti e due, e anche un terzo perché di mio avrei fatto così. Alla fine mi ritrovo con tre numerini, ma sbuca fuori un impiegato mingherlino e spiritato. Si piazza in mezzo alla tanza e inizia a dire una specie di poesia: che è tutto bloccato, che stamattina non sanno quando ci mettono, che si scusano ma bisogna aspettare.

La mezz’ora passa e io sono ancora lì, con i tre numeri in mano. Provo ad attaccare discorso, le cose che si dicono in questi casi, povera Italia e tutto il resto. Un paio mi vengono dietro, i più anziani. Più anziani di me. Gli altri sono scocciati anche loro, ma dicono che non è colpa di nessuno, il sistema quando si blocca si blocca. Io non lo so, che cos’è il sistema. Mi viene in mente il totocalcio, ma questa sembra più una lotteria. Faccio la battuta, nessuno ride, il tempo passa. Io non capisco. So solo che c’è una macchina guasta e questa volta non ho idea di come ripararla.

Torna l’impiegato di prima, ripete la sua poesia, quando ha finito gli chiedo quanto manca, lui vede i tre numeri e mi chiede cosa devo fare. L’attribuzione di partita iva, gli rispondo, perché il ragioniere mi ha detto di spiegarmi così. L’attribuzione. L’impiegato mi dice che ho preso i numeri sbagliati, schiaccia un altro tasto e mentre mi mette in mano il numero giusto mi dice che però, se tutti fanno come me, a prendere i numeri che non servono, la fila si allunga sempre di più, sfido che il sistema non regge.

Vorrei sapergli rispondere, ma sotto sotto capisco che ha ragione lui e che sono io, con i miei numeri di troppo, quello che ha torto. Sono io che sono vecchio. Sono io quello di troppo.

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ZaccuriAlessandro Zaccuri (1963) è giornalista del quotidiano “Avvenire”. Ha esordito come narratore nel 2003 con Milano, la città di nessuno (L’Ancora del Mediterraneo, premio Biella Letteratura e Industria). I suoi romanzi, tutti editi da Mondadori, sono Il signor figlio (2007, premio Selezione Campiello), Infinita notte (2009) e Dopo il miracolo (2012, premi Basilicata e Frignano). Il suo sito è www.alessandrozaccuri.it

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Foto IsolaPierluigi Isola è nato nel 1958 a Roma, città dove vive e lavora. Figlio d’arte, inizia molto presto a frequentare la pittura, nello studio paterno. Allievo di Guccione, Ziveri, Avenali e Frascà. Sue opere sono presenti in Musei e Collezioni come la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, la Camera dei Deputati, l’Istituto Nazionale per la Grafica, il MACRO Museo d’Arte Contemporanea di Roma/ la Biblioteca Apostolica Vaticana.