Raul Montanari

La vittoria segreta

Illustrazione di Maurizio Pierfranceschi

Troppo tardi se ne accorse: tutti i suoi pezzi erano protesi nel grande, armonioso, meraviglioso attacco – solo il Re era rimasto indietro, indolente, rannicchiato nel corridoio dei Pedoni. La Torre nera guizzò improvvisa, come una lama affondata nel ventre, come un ricordo sepolto da tempo, e lo inchiodò nell’umiliante scacco matto.

«Ho vinto» disse l’altro, a bassa voce.

Si guardarono in silenzio, per un momento.

La terribile gravità di quello che era appena successo sembrò addensarsi e ristagnare nello spazio che li separava, e gli parve che anche l’altro ne fosse oppresso in qualche modo, ne fosse spaventato, forse.

«Hai vinto» riconobbe.

«Un magnifico attacco, il tuo» osservò l’avversario parlando lentamente, staccando le parole a una a una, con distratta cortesia. «Credo che anch’io me ne sarei ubriacato, sarei diventato spavaldo e imprudente, come è successo a te.»

La vittoria segreta_carta 70x100_ 2Senza rispondere, lui ricollocò i pezzi nella posizione di partenza, prima i suoi, poi quelli dell’altro. Niente colori, niente rumori intorno a loro. Solo un leggero odore di polvere. L’idea di gridare, di abbandonare ogni ritegno e supplicare per una rivincita o imporla con la violenza – come poteva fare, come lui poteva ancora fare – lo invase per un attimo, più mortificante della sconfitta stessa.

«Hai vinto» ripeté alla fine. «E adesso? Davvero ci scambieremo il posto? Tu sarai me e io te, come avevamo scommesso? Hai considerato gli svantaggi del mio ruolo? Il peso terribile, che fa tremare anche me, a volte… Te la senti di mettertelo addosso?»

Il nemico rise fra sé, annuendo.

«Sai, ho avuto tempo per pensarci» replicò. «Mentre tu godevi a schiacciarmi sempre più, e io potevo solo sperare nella fortuna di una mossa lacerante, fulminea… ecco, io sognavo l’impossibile vittoria, e cosa ne avrei fatto, se mi fosse stata data.»

Rimase in silenzio, aspettando il seguito. Quasi fosse la prima volta, scrutava quello sguardo stanco, intelligente, dietro cui si celavano pensieri che tanto spesso gli erano sembrati più limpidi e ammirevoli dei suoi.

Sorrise, senza motivo, e anche l’avversario lo fece.

«Ti lascio tutto» mormorò alla fine l’altro, sommessamente. «Le sconfinate ricchezze, i poteri, la vanità che ha voluto fabbricarsi un Universo, il dominio del tempo e del nulla, e ciò che è stato e ciò che sarà. Ma io avrò il tuo nome, e tu il mio. Di questo baratto mi accontento. Rimanga il male nel mondo, come tu stesso l’hai creato, e il poco bene che io, ormai, disprezzo più che odiare. Ma sia mio nome: Dio; e tuo: il Diavolo.

«Da oggi le preghiere e le bestemmie degli uomini saliranno al cielo per me, per il Nemico, ogni volta che loro crederanno di parlare a te, ogni volta che pronunceranno con rabbia o devozione o indifferenza il nome di Dio. Chiederanno pietà allo Spietato e luce all’Oscuro. Chiameranno Padre il Figlio ribelle, chiameranno Signore lo schiavo e l’assassino.

«Ma nessuno lo saprà, solo noi due. Questa burla segreta mi basta, e non c’è altro.»

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raul montanariRaul Montanari ha pubblicato dodici romanzi, tre libri di racconti, uno di poesie e centinaia di testi brevi in antologie e riviste. Ha curato tre antologie di narratori italiani. Scrive anche per la radio e il cinema. Ha firmato importanti traduzioni dalle lingue classiche e moderne, da Sofocle a Seneca e da Shakespeare a Cormac McCarthy, e insegna scrittura creativa a Milano. È il padre del genere post-noir, una narrativa di tensione che fa a meno di indagini e detective. I suoi ultimi libri sono il romanzo Il tempo dell’innocenza e il saggio Il Cristo Zen. www.raulmontanari.it.

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RITRATTO-BIANCO-NEROMaurizio Pierfranceschi vive e lavora a Roma. Pittore e scultore,  è stato allievo di Emilio Greco e di Lorenza Trucchi. Ha recentemente reintrodotto nella sua pittura, dopo un lungo periodo dedicato all’astrazione, elementi figurativi. Ha partecipato alle principali manifestazioni di arte visiva sul territorio nazionale e ha preso parte a numerose rassegne internazionali.