Leopoldo Carlesimo

La principessa Sissi

Illustrazione di Giorgio Ortona

Nel quartiere è nota come principessa Sissi. Abita un parallelepipedo di cartoni e plastiche costruito attorno a un carrello da spesa, agganciato a un palo d’angolo tra Via dell’Olmata e Santa Maria Maggiore.

Il soprannome gliel’hanno affibbiato perché è tedesca. E, anche, perché è differente. Sissi è una barbona aristocratica. Quando non è ubriaca, i suoi vestiti sono abbastanza puliti. Poveri e laceri, ma puliti e straordinariamente ordinati. Non puzza mai. La sua abitazione è una rigorosa costruzione d’oggetti d’accatto – cartoni, cassette, scatole di varie forme e dimensioni, fogli di latta, un vecchio ombrello – coperta da un robusto telo di cellophane. Ha l’aria di una piccola fortezza inespugnabile racchiusa da molteplici cinte di mura, costruita per difendersi dal mondo circostante.

Ieri aveva una brutta sbronza. In quel tratto di strada la pavimentazione è a sampietrini e Sissi si muove incespicando sul selciato sconnesso. Gira attorno al palo in un raggio di non più di tre metri, come un cane a catena. Brandisce il bottiglione di vinaccio rosso, e così armata si scaglia contro i suoi invisibili nemici. Il tono di voce è aspro, roco. Le sue invettive irte di gutturali compongono un insieme barbaro che si leva come un insulto in questa cattolica piazza romana. Un groviglio sonoro che si disperde nell’aria limpida di una bella giornata di sole autunnale, nel traffico rumoroso e indifferente di passanti e veicoli. Siamo nel centro della città e anche Roma, come qualunque odierna metropoli, ha robusti intestini, digerisce senza contraccolpi le grida sguaiate di questa barbona, le sue apostrofi allucinate. Parole prive di significato per chiunque altro fuorché per lei. Che significato avranno, per lei?

Giorgio Ortona, Le palazzine di RomaMa, al risveglio, Sissi è calma. Metodica e organizzata, l’ho vista al mattino di buon’ora farsi il tè. Si sente al sicuro dentro la sua fortificazione di cartoni e si gode la posizione protetta. Seduta su una cassetta, scalda su un fornellino a gas l’acqua attinta alla fontanella e poi beve a piccoli sorsi, assorta. Se ne frega di quel che accade intorno, ho visto anche nei suoi occhi la stessa indifferenza che il mondo riserva a lei tanto

Non ha amici tra i barboni del quartiere e neanche i commercianti hanno compassione per lei, non c’è bar o bottega dei dintorni che le offra qualcosa. Non piace a nessuno quel suo residuo di fierezza, quella spocchia solitaria che affiora in ogni gesto: quando è rabbiosa, nelle sue sbronze aggressive e violente, che spaventerebbero spettatori più umani; ma anche quando è tranquilla, nel distacco con cui, sovrana, contraccambia il mondo.

I suoi gesti hanno scatti spezzati da marionetta e la sua magrezza fa impressione. Eppure Sissi conserva ancora qualche tratto della bella donna che un tempo dev’essere stata. Nell’azzurro chiarissimo degli occhi, quando non sono troppo iniettati di sangue; e nel personale longilineo ancora snello, anche se ormai irrigidito per l’età e la nevrosi.

Il quartiere le è ostile, ma lei dei nemici reali non si cura. Ha quegli altri, invisibili, con cui lottare. Più tardi, col sole, stapperà uno dei bottiglioni di rosso di cui nelle cantine del suo castello c’è sempre abbondante riserva. E allora il suo umore cambierà, riprenderanno le invettive allucinate; finché, esausta, non crollerà dentro la cinta delle sue mura, e dormirà fino alla battaglia di domani.

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Foto Leopoldo CarlesimoLeopoldo Carlesimo è nato a Roma nel 1959. È ingegnere. Lavora per imprese che costruiscono dighe in Africa e in Asia. Vive a Roma, ma in passato ha vissuto per anni in diversi Paesi africani. Ha pubblicato una raccolta di racconti, Baobab, Gaffi 2006. Suoi racconti sono apparsi su Nuovi Argomenti.

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Giorgio OrtonaGiorgio Ortona è nato a Tripoli nel 1960. Si è laureato in architettura all’Università di Roma e ha poi seguito un corso internazionale di pittura a Cadice sotto la direzione del suo maestro A. López García. Pittore figurativo e realista con una «evidente aspirazione all’astrazione», dipinge paesaggi urbani, ritratti di composte figure umane, nature morte, il cui tratto poetico principale è l’incompiutezza. Tra le sue opere: la serie di ritratti in olio su tavola di Padre (2002-03) e di Sidney (2009-10); i paesaggi, sempre in olio, Cantiere Pantanella (1999; collez. MACRO). Nel 2011 ha partecipato alla 54a Biennale di Venezia.