Marco Ciaurro

La gita pasquale

Illustrazione di Riccardo Ajossa

La sera di Pasqua eravamo andati tutti insieme ad assistere alla santa messa nel Duomo di Lucca che è uno dei pochi che ancora raccoglie quella stimmung, quell’humus che l’arte, l’amore per l’arte rappresenta nel genio umano che dal nulla porta alla luce una cosa. San Martino è questa meraviglia dell’immaginazione coltivata nella mente umana fino a trasformarsi in un’altra realtà infinita. E prima di andare a sentire il sermone del prete, o del vescovo, avevamo letto e discusso il Vangelo di Luca. A messa finita sul sagrato della cattedrale ci accordammo per fare una scampagnata sulle Apuane il giorno successivo. Così il mio gruppo di amici, di ragazzi e ragazze, decise di fare un’escursione in montagna per Pasquetta. La giornata si presentava lucente, meravigliosa, il sole nitido splendeva, riscaldava con dolcezza e non sarebbe stato mai pensabile che da un momento all’altro, tanto improvvisamente, venisse giù un temporale come quello. D’un botto scoppiò un acquazzone con fulmini e saette spaventoso. Noi tutti per fortuna raggiungemmo il rifugio del CAI prima che imperversasse completamente la furia di Dio e della natura, invece Geremia si perse, ma come accadde, peraltro, rimane un mistero, dacché eravamo tutti uniti su uno stesso sentiero stretto e ben marcato nella bassa vegetazione. Fummo costretti a restare dentro il rifugio senza poter neanche avvisare la Forestale, ma non appena la tempesta finì e i cellulari tornarono a funzionare riuscimmo a metterci in contatto con il guardaboschi di Carrara. Così iniziarono subito le ricerche. Si trovò Geremia tre giorni dopo in uno stato pietoso, tremante, avvizzito e con la febbre alta, in un capanno abbandonato di cacciatori mentre balbettava delirante parole senza senso, raggomitolato nelle felci come un fagotto. La guardia forestale lo coprì subito e gli fece bere della grappa correndo in macchina all’ospedale. Lui non si riprendeva, non si riprese. A tutt’oggi Geremia è rimasto gravemente scombussolato da questo incidente senza che i medici ne abbiano potuto accertare l’eziologia. Non legge, non parla, non guarda, sappiamo soltanto questo e nient’altro.

Riccardo AjossaI genitori continuano ad attendere, con fervente disperazione, che Geremia si possa svegliare da quell’incoscienza. E da quell’anno sventurato noi tutti abbiamo contratto come malattia una paura tremenda e irrazionale della montagna. Il padre e la madre di Geremia credono ancora che restandogli vicino potrà riprendersi. Il nostro gruppo prega. Preghiamo con obbedienza ogni domenica per lui nella speranza che possa l’Onnipotente ascoltarci nel non-senso. E noi preghiamo insensati, invasati al di fuori di noi, ciascuno fuori a modo suo.

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marco ciaurroMarco Ciaurro è nato a Taranto nel 1964 e vive nella campagna lucchese. È laureato in filosofia. Ha pubblicato: La stanza dei fili (2000) e L’infelicità perfetta (2009).

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riccardo ajossa fotoRiccardo Ajossa è docente curatore della Seconda Master Class della Biennale di Venezia 2011. Collabora con il Dipartimento di Grafica d’Arte dell’Accademia di Belle Arti di Roma da più di dieci anni per la creazione di uno spazio laboratoriale dedicato alla realizzazione della carta a mano e delle tecnologie della carta applicate all’arte contemporanea. Specializzato nel settore durante gli studi presso Accademie in Italia, Inghilterra, Olanda, Stati Uniti. Ha collaborato come Docente accolto per classi specialistiche dell’Accademia di Marmara, Turchia, Leipzeg, Germania, Cornell, USA, FBAUL, Portogallo. Il suo percorso artistico e laboratoriale si snoda attraverso un sentiero in cui la carta realizzata costituisce il  vettore primario di una costante presa di coscienza ed elaborazione della nostra esistenza all’interno della dimensione naturale dalla quale l’essere umano trae la sua quotidiana energia. L’opera che accompagna il racconto di Marco Ciaurro è un particolare dell’istallazione Di questa poesia mi resta quel nulla di inesauribile segreto esposto per la collezione Bilotti, Palazzo Napoli, Palermo 2013.