Carmen Pellegrino

Il viatico

Illustrazione di Giuseppe Modica

Scoccate le dodici, la moglie si levò dalla sedia e si avviò verso il salotto, dove dal primo mattino si erano riuniti i cugini e i nipoti, più qualche gregario. Da una stanza all’altra c’erano sì e no venti passi ma lei – un donnone che dava l’impressione di smuovere masse d’aria solo muovendosi – coprì la distanza con una fiacca insolita, ma con la mente ben più rapida di quanto non lo fossero i piedi.

Una volta nel salotto, cominciò a scrutare i presenti e notò con disappunto che avevano le mani libere: nessuno stava fumando; nessuno si rigirava fra le dita una cicca come fanno i fumatori che fremono mentre aspettano. E – cosa sconcertante – nessuno sembrava darsene pena. Le fu chiaro che da tutta quella miriade di parenti non avrebbe tratto aiuto.

Begli ingrati! – pensò fra sé, lasciando cadere un’occhiata piena di disprezzo. A quel punto, chi altri mai poteva provvedere al viatico se non lei?

Puntando diritto davanti a sé, si avvicinò alla cristalliera dove la sera prima, in un momento di quiete nella baraonda seguita all’evento, aveva ficcato un pacchetto nuovo. Aprì l’anta pianissimo e lo fece per metà, sbirciando all’interno e seguitando a tenere lo sportello accostato: il pacchetto era ancora lì, nascosto fra la zuccheriera e i bicchierini da liquore.

Per non destare sospetti prese una zolletta stantia e cominciò a succhiarla; poi si picchiò una guancia con la mano, come per riaversi dopo un mancamento.

– Ora va meglio – aggiunse in tono querulo ma con la sua miglior grazia, guardando quelli che la guardavano – Ho avuto un capogiro.

Giuseppe Modica Interno Esterno

Quando fece per richiudere l’anta, infilò un’altra volta la mano dentro e sfiorò il pacchetto, cauta nei movimenti per non farsi scoprire; quindi, muovendo solamente le dita, riuscì a spingerlo nella manica della blusa e a richiudere la cristalliera, mettendosi subito nella posa delle donne grosse di petto che incrociano spesso le braccia. A quel punto, con lo stesso passo fiacco con cui era entrata, si allontanò dalla stanza e imboccò le scale che portavano al bagno, imprecando a ogni scalino. Fu solo al chiuso di quella stanzetta che si sentì veramente al riparo. Prese fiato e si sedette sul bordo della vasca. Aspettò un momento, poi tirò fuori il pacchetto dalla manica e sì, era bello pieno. Lo scartocciò con dita incerte, facendo attenzione a non sciuparlo: c’erano proprio tutti i venti rocchetti di tabacco che s’aspettava! Ora, il punto era di stabilire a quante di quelle fumate promesse avrebbe dovuto rinunciare a causa del viatico. Cominciò a farsi un conto, battendo il piede a terra per i nervi.

Venti, era fuori discussione! Una rinuncia così prodiga poteva giustificarsi solo in nome dell’amore, ma il loro era stato un matrimonio fesso, pieno di nubi che non si erano mai dissipate, neppure ora, a cose finite. Aveva fantasticato a lungo sull’amore, su quella sinistra facilità di morire per un cuore duro, come aveva fantasticato a lungo sulla fame da cui quell’uomo pure l’aveva tolta, ma poi: com’era diventato bravo a svilirla.

– Mangi ogni giorno, no? E quanto, percribbio! – le diceva – Vuoi più di così? – aggiungeva, grattandosi la testa mentre si allontanava da lei.

Cinque, a voler essere giusti, era il numero di cicche che sentiva di poter dare; un numero insignificante che esprimeva anche un giudizio sulla loro vita intima, con quei silenzi a muraglione e gli amplessi in cui lei stava sempre sotto e con gli occhi fissi.

Osservò di nuovo il pacchetto e concluse che dispiaciuta per l’accaduto era senz’altro – lo aveva capito dal moccolo che le era colato dal naso, la sera prima, e dal fremito alle reni che l’aveva condotta di corsa al bagno – ma bisognava guardare avanti. D’ora in poi sarebbe stata sola; d’ora in poi non avrebbe più scambiato le parole di libertà con i rozzi vortici delle convenienze.

Sudando su questi pensieri, all’improvviso si ricordò di Ada Mascagno e di suo marito, che non fece che tormentare la moglie negli anni a seguire, specialmente la notte, per un viatico miserabile.

Sicché si risolse, senza ulteriore procrastinazione: a suo marito avrebbe ceduto dieci sigarette, non una di più, che comunque erano un salasso.

Pallida e vinta, ritornò al piano di sotto, dove nel frattempo erano arrivati gli uomini per chiudere la cassa. Si guardò intorno e raccolse da terra la veletta che era caduta chissà quando; poi accomodò il labbro in una posa addolorata e si avvicinò al marito.

– Fattele bastare – gli disse, infilandogli il viatico nella giberna – Non è forse un spreco mandarle a marcire in una fossa della terra?

* * *

carmen pellegrinoCarmen Pellegrino si occupa di storia contemporanea, di studi sulla marginalità e paesi abbandonati. Ha pubblicato il libro ’68 Napoletano (Sassari, 2008); i saggi contenuti nelle raccolte Qui si chiama fatica (L’Ancora del Mediterraneo, 2010), Strozzateci tutti (Aliberti, 2010), Novantadue (Castelvecchi, 2012). Ha curato l’antologia Non è un paese per donne (Mondadori, 2011). Scrive racconti. Collabora con il portale Book Detector.com e con il Mattino.

* * *

Giuseppe Modica fotoGiuseppe Modica nasce a Mazara del Vallo (TP) nel 1953. Studia alla facoltà di Architettura e all’Accademia di Belle Arti di Firenze; vive e lavora a Roma. Modica è pittore di luce e di memoria; coniuga tradizione ed invenzione, realtà ed immaginazione. É pittore di meditazione, di riflessioni e magici incantesimi; mette in relazione l’oggettività fisica con la sua proiezione metafisica. Ha tenuto retrospettive in prestigiosi Musei: Aosta (Tour Fromage), Ferrara (Palazzo dei Diamanti, Treviso (Casa dei Carraresi), Colonia, Roma (Vittoriano), Roma (Palazzo di Venezia), Arezzo (Galleria civica), Potenza (Galleria civica), Palermo (Loggiato di San Bartolomeo), Marsala (Galleria civica). Ha partecipato ad importanti rassegne internazionali: Art Basel, Il Cairo (Biennale), Parigi, Milano (Triennale-Palazzo della Permanente), Budapest, Utrecht, Rotterdam, Mosca, Minsk, Barcellona, Atlanta, Roma (XIII Quadriennale), Canberra (Ambasciata d’Italia), Venezia (54° Biennale-Arsenale).