Giuliana Vitali

Il figlio della signora

Illustrazione di Sabina Bernard

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Ho il braccio che mi pesa, ripetevo, è un infarto… sì sto morendo lo sento, aiutatemi vi prego, non posso muovermi, portatemi in ospedale, il petto mi scoppia, il sangue è veleno che appanna e mi ubriaca la testa. Poi mi sono svegliato di soprassalto in quello strano modo e mi capita spesso, come se d’improvviso stessi rotolando via dal letto e dopo drizzandomi con la schiena riprendo coscienza. La mano formicolava, la toccavo con la destra ma avevo perso sensibilità e la strofinavo forte ma niente… pareva che stessi toccando la mano fredda di un morto. Comincio a chiudere e aprire, chiudere e aprire ancora la mano come si fa prima di farsi bucare la vena per un prelievo. Poi la telefonata: pronto, chi è? Dove sei? Stai andando a casa di mamma? No, perché dovrei andarci, dico, ma come… il nonno è morto… non ce l’ha fatta, fanno, ah… che devo dire… allora zitto… solo silenzio e poi: sto arrivando. Solo dopo mi rendo conto di puzzare come una bestia; birra, mozziconi bruciati e vestiti sporchi, mischiati, prendono l’odore dell’asfalto, come il pisciatoio del sottopassaggio, nella metro a Secondigliano. Cazzo, mica mi posso far vedere così da mia madre, dai parenti, tutti presenti al funerale… ho fatto. Mi sono buttato di corsa sotto la doccia e ho preso l’abito da cerimonia blu scuro perché mia madre ci tiene a queste cose… va a finire che poi le vipere in lutto, con la scollatura che scopre i seni raggrinziti, dicono: guarda al figlio della signora… nemmeno per il nonno ha un poco di rispetto.

EMISFERI di sabina bernardArrivo nel quartiere dove sono nato, nell’ospedale Villa dei Fiori mi avevano detto, un taglio cesareo d’urgenza per una gestosi grave, ah se non nascevi era meglio… solo impicci mi porti… faceva mamma, e mi trovo sotto casa dei miei nonni, leggo il cartello funebre con Gesù Cristo a colori, salgo le scale perché l’ascensore non ci sta e tutti hanno le facce appese, scure scure, come sei vestito bene, mi fanno, e un via vai di parenti, amici con la faccia greve da circostanza e mi sto zitto, in silenzio, non parli mai… dici qualcosa… come stai? Mi dicono… tutto bene niente di che. Ci stava la fotografia del nonno vestito da soldato con i capelli lucidi tutti tirati indietro, dicevano mi rassomigliasse perché c’aveva gli occhi verdi, Stella mi chiamavano durante la guerra talmente ero bello, soleva dire, sotto un candelotto acceso con la faccia di Padre Pio e mazzi di garofani bianchi che avevano un buon profumo di fresco.

Accogli questo tuo peccatore e abbi pietà di lui Padre nostro onnipotente, fa il prete con voce ferma e austera, mentre butta l’acqua santa sopra la cassa e cosparge l’aria umidiccia di incenso. Mi sono seduto sulla panchina in fondo alla chiesa e appoggiato i piedi sull’inginocchiatoio là davanti e mi stava venendo sonno, si chiudevano gli occhi e tentavo di tenerli aperti più che potevo finchè ho preso gli occhiali da sole dal taschino della giacca e li ho messi sul naso, come quelli della prima fila davanti che nella disperazione si asciugavano con sentimento le guance bagnate.

Accendo una sigaretta mentre cammino appresso al Bmw nero con dentro la bara intarsiata di legno scuro. Un tramestio di voci intorno e mi giro e i sorrisi scompaiono in un repentino ritorno alle facce serie, stanche e lo sguardo basso a guardarsi i piedi che avanzano con lentezza. Devo pisciare, non ce la faccio più… quando finisce? Svoltato l’angolo stretto si apre davanti un piazzale enorme e alberato, un poco scosceso, irregolare e una muraglia bassa abbraccia la terra putrefatta del cimitero dall’altra parte. Facitel cuntent ai morti vostri, forza n’evere pe’ sti fiori bbelli! Faceva il nanetto con la testa grossa e allungata che pare un’oliva di Gaeta da dentro l’Apecar colorata di blu con la bomboletta spray.

Entro nella cappella, scendo le scale che portano al loculo per la sepoltura. Due uomini di statura mediocre ma robusti con le pale in mano e scavano e scavano nel mutismo della gente che singhiozza, i fazzoletti bianchi in mano. Se non mi vedono piangere cosa penseranno di me? Che figura farò fare a mia mamma? Devo sforzarmi, andiamo su… perché non posso fare come zio Micheluzzo? Guarda là come si strofina gli occhi e si morde la bocca… Già vedevo gli sguardi piantati addosso, come a dire che nipote snaturato che è… Non mi viene, cazzo, non mi viene… e mamma mi cercava con quegli occhi ingrossati e vermigli… finchè non mi sono mischiato agli altri, schiacciato tra corpi lamentosi, impacciati. Ho messo un piede avanti e poi il secondo e nello spazio striminzito le spalle si sfregavano le une con le altre e state fermi e non mi spingete così… Poi ho pianto, finalmente ho pianto e scavano e scavano e mi giro, la porticina non si vede e la luce passa solo attraverso i finestroni alti sulle pareti di tufo e fuori, sul balcone del palazzetto fanno capolino i rami della quercia e ci stanno stesi i panni sopra, tutti colorati e la gente mi sta addosso e fa meno freddo e mamma mi prende per il braccio e mi tira verso i fianchi larghi e il ventre lacerato.

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giuliana vitaliGiuliana Vitali è nata a Napoli nel 1987 e vive a Roma. Nel 2013 ha partecipato al Festival Il Federiciano, concorso per giovani autori della Aletti Editore, pubblicando una sua poesia nel libro collettivo “Il Federiciano 2013”. Per alcuni anni ha condotto una trasmissione radiofonica dal titolo “Work in Progressive” alla “Cheyenne Radio Sound (web radio tv)” di Edoardo e Giorgio Bennato. È tra le firme di Succedeoggi.

sabina bernardSabina Bernard è nata a Roma nel 1976, dove vive e lavora, dopo avere speso tutti gli anni della formazione all’estero, prima in America e poi a Parigi. Non abbandonando mai la pittura e il disegno, porta avanti entrambe le poetiche del bidimensionale e dell’istallazione, che trovano nel collage un terreno comune. Milton Gendel presentandola in catalogo in una personale al Ferro di Cavallo scrive: «Sabina Bernard ha ampliato il suo lavoro combinando sapientemente spazi e oggetti secondo le sue inclinazioni, sentimenti e riflessioni: il ricordo è il loro elemento coesivo». “Così si sta” è il titolo della esposizione più recente, curata da Robertomaria Siena con contributi di Marco Nocca e Francesco Zito. Nel contempo, ha partecipato a molte mostre collettive presso il Museo Crocetti, la galleria Pio Monti, la Casa della Memoria, lo Spazio 23 e la galleria Porta Latina.