Andrea Pomella

Gli occhiali di Honecker

Illustrazione di Andrea Volo

Nel 1976, alla fine di giugno, Paolo Carrer fece parte della delegazione che accompagnò Enrico Berlinguer a Berlino per la conferenza paneuropea dei partiti comunisti. La delegazione alloggiava nello stesso albergo in cui si svolgeva la conferenza, l’Hotel Stadt Berlin, un grattacielo di vetro alto quarantuno piani a Alexanderplatz che i berlinesi chiamavano “Torre da letto”.

Nonostante fosse il principio dell’estate, il cielo era coperto da un manto di nuvole nerborute e la città era spazzata da un vento gelido che soffiava da nord-est, ragione per cui non era possibile avventurarsi a fare quattro passi sulle rive della Sprea.

Nel tardo pomeriggio del 29, mentre aspettava che l’addetto alla reception gli passasse una telefonata da Roma, Paolo si intrattenne a guardare il via vai di giornalisti, fotografi e rappresentanti dei partiti comunisti europei presenti alla conferenza. Tra questi riconobbe Erich e Margot Honecker, circondati da uomini del WFD – il reparto della Stasi che aveva il compito di piantonare gli alti funzionari del partito – vestiti con uniformi in gabardina e stiefelhose. Il segretario generale del comitato centrale della SED e sua moglie erano appartati sotto le foglie di un’enorme kenzia e confabulavano tra loro.

Andrea volo Honecker-2Honecker era piccolo di statura, contraeva i muscoli facciali con un movimento stizzito del collo ogni volta che il rumore degli altoparlanti interrompeva la musica di Šostakovič. Quell’espressione era appena accennata nei numerosi ritratti che campeggiavano nelle scuole, nelle università, nei cinema, nelle stazioni di polizia e nelle garitte delle guardie di frontiera della DDR.

Erich, a un certo punto, sogghignò. E Margot, con un gesto vezzoso, gli posò l’indice su una delle lenti dei suoi famosi occhiali dalla montatura scura, come per tirargli via uno sbuffo di panna, scoprì gli incisivi e gli mostrò un raccapricciante sorriso cavallino.

Mentre Paolo fissava con aria stupita la scenetta familiare, accadde qualcosa: lo sguardo di Honecker si staccò dal dito di Margot e incontrò, dall’altra parte della sala, gli occhi di quell’italiano. Sulle prime il dittatore ostentò un’espressione disinvolta, poi sul suo viso avanzò una lenta, velata minaccia.

Paolo restò raggelato. Pur essendo un dirigente del più grande partito comunista dell’Europa occidentale, l’imbarazzo, la paura di essersi reso colpevole di una disastrosa indiscrezione, lo convinsero a abbassare lo sguardo e a rivolgere al dittatore un assurdo gesto di riverenza: un inchino.

Erich e Margot lo fissarono per dieci, interminabili, secondi; Margot aveva gli zigomi alti e rotondi e le labbra in una piega sprezzante, Erich lo scrutava con le pupille inchiodate. C’era in loro qualcosa di ferino, qualcosa di potentemente inumano.

Mentre le sue spalle si serravano in avanti e la testa compiva quel movimento ossequiente, Paolo sentì che i brividi gli si scioglievano nelle ossa. Tornò a raddrizzare la schiena e tirò il fiato. Vide un funzionario governativo indicare a Honecker una macchina che sostava davanti all’ingresso dello Stadt Berlin, poi vide un movimento concitato di giubbe militari che accompagnava la coppia presidenziale verso l’uscita. L’addetto alla reception, un ragazzo con i capelli rossi e la carnagione bianchissima, finalmente gli passò la telefonata da Roma. Nel porgergli la cornetta, gli sussurrò con un certo turbamento: “Vuole qualcosa da bere?”

Solo in quel momento Paolo si rese conto di quanto si fosse coperto di ridicolo.

Ascolta il racconto letto dall’autore: Gli occhiali di Honecker

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Andrea Pomella - FotoAndrea Pomella è nato a Roma nel 1973. Scrive su IlFattoQuotidiano.it. Ha pubblicato monografie su Caravaggio e su Van Gogh, il saggio sulla povertà 10 modi per imparare a essere poveri ma felici (Laurana, 2012) e il romanzo La misura del danno (Fernandel, 2013).

_a.volo-bnAndrea Volo nasce in tempo per vedere gli aerei inglesi sganciare le prime bombe su Palermo. Si forma sull’asse migratorio sud-nord e impara il mestiere di pittore e di incisore tra Palermo, Salzburg e München (DAAD Alumnus). Torna in Italia nel ’68 per partecipare alla rivoluzione imminente. Rinviata sine die. Ama i pittori con la cravatta, da Klinger a Liebermann, da Corinth a Kandinskij e ha insegnato nelle Accademie di BB. AA. come si dipinge senza sporcarsela. Ha compiuto “un lungo viaggio in arte” dalla prima personale nel ’61 alla più recente nel 2013, presso il Kunstverein Oberfranken – Selb. http://www.andreavolo.it/