Giovanna Iorio

Brutto

Illustrazione di Claudio Bissattini

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Sono tutti brutti i giorni della mia vita. Il motivo è semplice: io sono brutto. Lo sono sempre stato. E ora lo sono nel senso più autentico della parola. Se non mi credete alzate gli occhi.

So che non lo farete, continuerete a leggere, non ne avrete il coraggio. La letteratura serve a questo: distogliere lo sguardo da un mondo brutto. Eppure volete che io vi racconti il giorno più brutto della mia vita.  Lo farò, non temete. Per una volta non devo inventarmi nulla e potrò essere breve, come si addice a una realtà che non può mutare.

La parola brutto era il mio destino, presto mi avrebbe ucciso l’anima con il suo suono tagliente. La mia famiglia mi proteggeva da quella parola che aveva un brivido dentro, un bagliore di lama. Io ero incosciente e non la temevo, però ne percepivo già l’ombra. Mi seguiva ovunque, quella parola… brutto. Per voi è solo un suono ma per me aveva in serbo la morte.

Claudio BissattiniA sedici anni, come tutti, andavo a scuola. Voi non sapete cosa si prova quando si è brutti. Nessuno ti rivolge la parola e hai paura. Ma se ti mimetizzi e nessuno ti vede, se si dimenticano di te, allora si sopravvive. Purtroppo feci un errore, il solito:  m’innamorai.

Non sapevo cosa fosse quel dolore dolce che mi faceva arrossire tutte le volte che la vedevo, una ragazza bella come il sole. Fu un errore fatale. La mia bruttezza cominciò ad ardere come una torcia, non era più invisibile, cominciavano a vederla tutti.

Lo confessai a un amico che l’amavo e lui scoppiò a ridere. Rise talmente forte da sentirsi male. Quando si calmò mi guardò incredulo e disse: Ma sei impazzito?

Proprio così, ero pazzo. Dentro di me  un cavallo correva all’impazzata verso un tragico destino.  Aveva ragione. Come potevo sperare che lei mi amasse, io ero brutto! Eppure continuai a sognare che un giorno alzasse gli occhi e mi vedesse.

La speranza è ultima a morire ma, aggiungo io, la sua breve vita è un’agonia.

Il giorno più brutto della mia vita arrivò, senza preavviso. Mi piombò addosso inaspettato. Era l’ora di educazione fisica. Lei era stanca e venne a cercare un po’ d’ombra sotto l’albero dove stavo seduto. Vedendola venire verso di me arrossii così forte che solo un cieco non mi avrebbe visto. Allora per la prima volta si accorse di me. Spalancò gli occhi, impallidì, si fermò, indietreggò, le tremarono le labbra. Sul viso apparve un’espressione di orrore e stupore mai vista.

Un attimo prima delle parole mi colpì il suo silenzio tagliente come una lama. Poi con un fil di voce pronunciò la parola che si sarebbe conficcata come un pugnale in mezzo al cuore: che brutto!

E così il cavallo che correva dentro di me inciampò e stramazzò al suolo, la bava alla bocca, il sangue agli occhi, morì sul colpo: il giorno più brutto della mia vita era arrivato.

Ho finito. Se avessi coraggio o pietà ora  guarderesti negli occhi un uomo brutto. Ma hai già distolto lo sguardo. Come fece lei.  Come fanno tutti.

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giovanna iorioGiovanna Iorio vive e lavora a Roma. Ha tradotto poesia e narrativa, tra cui i romanzi La vergine nel giardino di Antonia Byatt (Einaudi 2001) e di Hugo Hamilton, Lo scoppiato (Cronopio). I suoi racconti sono pubblicati in diverse raccolte, tra cui 100 storie per quando è troppo tardi(Feltrinelli), Roma per Roma (Edizioni Progetto Cultura), Rosso da camera (Perrone Editore, 2012), 100 storie per quando è veramente troppo tardi (Feltrinelli). Ha pubblicato alcune raccolte di poesia, le più recenti Una Venere nel Tevere (CFR 2013) Al cappero piace soffrire (Progetto Cultura). Ha un blog Amici di letture e di leggerezzahttp://amicidiletture.blogspot.it/

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bissattiniClaudio Bissattini è nato a Roma e si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Roma con Toti Scialoja. Nelle prime esposizioni si lega alle correnti pittoriche concettuali degli anni ’70, per poi spostarsi gradualmente e definitivamente in un ambito prettamente figurativo. Negli ultimi due decenni ha suddiviso la sua pittura in tre cicli: la frutta, le piante e i rottami, presenti nell’antologica del 2013 al museo di Castel dell’Ovo di Napoli. L’intera sua produzione è riconducibile a una riflessione critica sul senso del fare pittura figurativa oggi.