Paolo Vanacore

8 marzo 2000

Illustrazione di Sauro Cardinali

° ° °

Succedeva ogni volta che stendevo il bucato. Uno strano fremito nel petto, come un tremore, provocato dal volo libero delle lenzuola nell’aria, e poi quell’odore di pulito, di detersivo, unito alle folate di sugo al ragù che cuoceva lentamente da almeno quattro ore, che mi stordiva piacevolmente. Una sensazione di  leggerezza molto vicina alla felicità.

E subito dopo la voglia di cantare, forte. “Arivederci Roma, gudbai, orevuà…

Quel giorno prima di ricaricare la lavatrice entrai in camera di mio figlio per vedere se aveva lasciato in giro altra roba da lavare, quando all’improvviso lo  vidi. Era un giornale con le pagine grandi, a colori, in copertina un uomo nudo, serio, con un paio di baffi neri e il coso di fuori. Dritto, come una spada. Mi fece schifo perché io in vita mia avevo visto solo il corpo di mio marito, e neanche tanto bene perché quando lo facevamo volevo che fosse tutto buio intorno. Neanche il seno mi poteva toccare perché mi dava fastidio. Quando ero incinta di Giovanni mi sentivo a disagio perché il mio corpo non era più quello di prima e mi vergognavo di com’ero diventata. Tutta questa cosa della maternità non mi sembrava normale infatti dopo il parto dissi a mio marito che non volevo altri figli e così lui non mi toccò più. Di fatto smettemmo di fare l’amore. Che poi per me l’amore è un’altra cosa: è la felicità della casa, tenere pulito e sistemato, mangiare a tavola tutti e tre insieme oppure andare a messa la domenica o guardare la televisione, mica altro.

Sauro Cardinali Le peripezie del nomeQuando quel giorno mio figlio rientrò dal lavoro non gli dissi nulla, mi mancò il coraggio, e poi non sapevo come affrontare la situazione visto che da piccolo lo avevo sempre visto giocare con le macchinine e i soldatini. Neanche negli anni a seguire avevo notato episodi…strani, c’erano state perfino due o tre fidanzate. Li avevo visti coi miei occhi mentre si baciavano, giuro.

Finite le scuole medie Giovanni iniziò a mettere soldi da parte: cose piccole, lavoretti, niente di che. Però non stava mai fermo. Poco prima di diventare maggiorenne riuscì a trovare un posto buono nel negozio di alimentari sotto casa, a meno di cinquanta metri dal palazzo dove abitavamo. Casa e bottega, uno stipendio vero tutto per lui. Eravamo felici. Stava tutto il giorno lì, dietro al bancone del pane, rideva, scherzava, tutti gli volevano bene e poi mi facevano un sacco di complimenti per la sua educazione, i modi gentili. Insomma, un bravo ragazzo con la testa sulle spalle.

Peccato che era una testa malata.

E le malattie entrano nella vita delle persone proprio così, all’improvviso, in un giorno come tanti altri. La sera stessa in cui avevo trovato quel giornale vidi che si stava preparando per uscire:

Con chi esci?” gli chiesi.

Con un amico

Chi è quest’amico?

Non lo conosci… abita lontano”.

Voglio sapere con chi esci. Come l’hai conosciuto quest’amico? Dove andate?

Andiamo a Trastevere. L’ho conosciuto…per caso, insieme ad altri amici, in centro”.

In centro? Per caso? Ma chi è questo? Com’è possibile che l’hai conosciuto per strada? Giovanni, dimmi la verità!

Mamma ma che problema c’è? È un amico, non posso avere un amico? Ne ho tanti, dici così solo perché non lo conosci. È una brava persona, un po’ più grande di me, è sposato, ha un figlio. Ci prendiamo una pizza e una birra, poi se vuoi una volta te lo porto a casa così lo conosci e stai più tranquilla, va bene?”.

Mi tranquillizzai, non so perché. Forse perché mi aveva detto che il tizio era sposato oppure perché quel giorno maledetto, ancora me lo ricordo, l’8 marzo del 2000, era la festa della donna e solitamente i maschi escono tra di loro perché le femmine fanno altrettanto. Prima di uscire Giovanni prese il suo zainetto, mi baciò poi mi guardò dritto negli occhi per un lungo istante senza dire niente fino a quando non scomparve dietro la porta. Non potevo immaginare che quella sarebbe stata l’ultima volta in cui avrei incrociato il suo sguardo. Da quel giorno è scomparso. Dalla polizia venni a sapere che viveva dall’altra parte della città insieme a un uomo di trent’anni, separato, con figli. Il problema era che nel mio quartiere, non so come, forse perché aveva provato a fare lo svergognato con qualcun altro, questa cosa la sapevano tutti. Fu terribile, insopportabile. La gente chiacchierava, li vedevo che mi salutavano fintamente poi sparlavano fra loro, li sentivo i loro commenti. La gente del quartiere, tutta la gente, ormai mi guardava di sottecchi, le risatine, gli sguardi pietosi. Un giorno trovai una scritta sul muro del palazzo e non ebbi il coraggio di dire al portiere che la dovevano cancellare. È ancora lì, credo, non lo so, io non sono più uscita da casa. All’inizio andavo solo dal fornaio, dovevo farlo per forza, però quando entravo si zittivano tutti, mi guardavano come se avessi la peste, allora io prendevo le cose dagli scaffali e pagavo attenta a non guardare in faccia nessuno. Dietro al bancone del pane c’era un altro ragazzo. Poi ho smesso di andare anche lì. Ho pregato tanto, per me, mica per mio figlio, e chiesi scusa al Signore per questa disgrazia capitata proprio nell’anno del Giubileo. Nel frattempo mio marito mi lasciò ed io lasciai andare me e la casa, che divenne un disastro, niente più panni stesi, d’altronde che li lavavo a fare, e per chi? Ricordo quando il sabato e la domenica pomeriggio me andavo al Centro di Cultura Proletaria per giocare a carte, sentire un po’ di musica oppure a bere un bicchiere di vino.

Il vino… già. Il vino è stata la mia unica compagnia fino a quando non mi hanno trovata morta in mezzo a una montagna di cartoni di Tavernello.

* * *

paolo vanacorePaolo Vanacore, napoletano, classe ’69, vive a Roma. È scrittore, autore teatrale, regista.  Ha pubblicato: Gennaro Pasquariello, attore e cantante di varietà prefazione di Peppe Barra (Premio Studio 12 Sezione Teatro); Che vuole Marta? racconto inserito nell’antologia “Men on Men vol.5”, Mondadori; Donne Romane, storie al margine sotto l’argine, prefazione di Roberto Cotroneo, Edilazio; Adattamento italiano della raccolta di poesie Profumo di maturità, Bagher Ghorbani Huieh, Aracne Editore; Piccoli quadri romani, dieci corti teatrali in dialetto romanesco, prefazione Edoardo Sala, Edilazio; 123 racconto inserito nell’antologia “Quel giorno, in un attimo…”, Giulio Perrone Editore. 

foto sauro cardinaliSauro Cardinali (Spina, PG, 1951) negli ultimi anni, con austerità e rigore,
alla ricerca di un nuovo ordine definito dalla “regola”, presenta le opere conosciute come gli Autoritratto, i “rotoli”, Le peripezie del nomeIl pasto delle farfalle ed Estasi e cadute. Realizzate con un uso “destinale” dei materiali e della parola scritta, del proprio nome e del proprio ritratto, con un costante lavoro di scomposizione e di ricomposizione, di unità e molteplicità della superficie, che permetta all’immagine di riapparire, esse definiscono una nuova spazialità e introducono una profonda riflessione sulla sua definizione.