Francesco Arturo Saponaro
Trend in salita per botteghino e qualità

Opera di Roma: i numeri della “svolta”

Incrementato il numero di rappresentazioni. Un’iniziativa premiata dal pubblico accorso per la “Lucia di Lammermoor” (l'incompiuta di Luca Ronconi), molto applaudita. E in questi giorni è di scena “Aida”

Sembrano andare meglio, le vicende amministrative, nel Teatro dell’Opera di Roma. Così ha dichiarato, in una recente conferenza stampa, il sovrintendente Carlo Fuortes. A parte il frasario sindacal-politichese, e il tono trionfalistico – la stagione corrente è etichettata come “quella della svolta” – l’andamento del botteghino, nel primo trimestre 2015, si annuncia in forte crescita. […]

continua »
Lidia Lombardi
Inaugurata la stagione operistica capitolina

Rusalka, alias di Aida

Dopo le amare vicende finanziarie e sindacali (ora risolte) e l'abbandono di Riccardo Muti col suo programma verdiano, l'opera di Antonin Dvorak è stata applaudita con convinzione alla prima del Teatro dell'Opera di Roma. Un buon auspicio per i bilanci in rosso...

Dieci minuti di applausi e neanche un fischio. Parecchi spettatori in piedi, a battere le mani. E il sorriso rinfrancato dei cantanti del coro, mai tanto vicini alla ribalta, sistemati in gruppo colorato subito dietro i protagonisti. Sono i “titoli di coda” non soltanto di Rusalka, il melodramma del ceco Antonin Dvorak che ha aperto […]

continua »
Lidia Lombardi
La rinascita dell'Opera di Roma

La rivoluzione di Werther

Grande successo per il Werther di Massenet splendidamente messo in scena da Willy Decker al Costanzi. Una sobria e simbolica rappresentazione di tutte le incertezze che pesano sulla testa di un uomo in trasformazione

Quanto una regia intelligente e al tempo stesso misurata possa giovare alla lirica lo dimostra il Werther di Jules Massenet in scena al Teatro dell’Opera di Roma (repliche 25, 27 e 29 gennaio). Plauso dunque al tedesco (di Colonia) Willy Decker che nel rinato Costanzi (sì, rinato con messinscene pregevoli dopo il braccio di ferro […]

continua »
Nicola Fano
La cultura non è solo una questione contabile

Chiude il Teatro Due

Il teatrino romano di Via Due Macelli è stato bocciato dal Ministero: non avrà finanziamenti. Così Roma continua a perdere i pezzi della propria (preziosa) complessità culturale

Il Teatro Due di Roma chiude. Della cultura teatrale romana non è rimasto che qualche brandello di muro, oramai. Che sta in piedi a fatica, per altro. Ma non è solo questo il problema (la città sta vivendo un terremoto sociale e politico di proporzioni inimmaginabili per chi non ci vive dentro…). Il Teatro Due […]

continua »
Nicola Fano
Parla l'ad di "Musica per Roma”

Modello Fuortes

L'Auditorium ha fatto delle arti una risorsa. Come? È un sistema esportabile? Lo abbiamo chiesto a Carlo Fuortes, artefice del successo. «La cultura è una forma di welfare come la sanità o l’istruzione. Ma serve legittimità sociale». Se Marino l'ascoltasse...

Chiamiamolo “modello Roma per la cultura”. Che non è quello del Campidoglio  (ché anzi è ancora molto ballerino…), non è quello del Teatro di Roma né quello del Teatro dell’Opera: è il Modello Auditorium. Oltre il 60% di autofinanziamento mediante vendita di biglietti e servizi. E solo il resto sostegno pubblico (poco Stato e molto […]

continua »
Francesco Arturo Saponaro
Fino al 12 marzo al Teatro dell'Opera di Roma

Tosca: repetita iuvant

L'opera di Puccini riproposta nell'allestimento di Adolf Hohenstein che creò scene e costumi per la prima del gennaio 1900. Una scelta sicura e rodata che svela qualcosa della nuova gestione ora affidata a pieno titolo a Carlo Fuortes

Una Tosca nella linea dell’usato sicuro, alla ricerca di sala piena e incasso garantito. È una scelta che rientra nella rotta assunta nel suo incarico commissariale da Carlo Fuortes, ora appena nominato sovrintendente a pieno titolo del Teatro dell’Opera. Una linea che si conferma nella programmazione della stagione estiva, alle Terme di Caracalla, con tre […]

continua »
Nicola Fano
Al Teatro dell'Opera di Roma

Tutti a Mahagonny!

Mahagonny di Brecht/Weill diretta da John Axelrod con la regìa di Graham Vick è un vero capolavoro: e ci spiega come la crisi del capitalismo sia la crisi dell'Occidente. Un'intuizione fatta con 85 anni di anticipo

Dà una certa soddisfazione vedere che sempre più spesso si torna a Brecht, ai suoi eccessi ideologici, al suo teatro caldo, ultimamente: un autore del quale s’erano già celebrati i funerali (i cui resti erano stati in fretta tumulati fuori dalle mura consacrate della memoria da condividere) è ben vivo oggi, pieno di significati e […]

continua »