Alberto Fraccacreta
L'elzeviro secco

Il plancton di Tacito

In tempi di rincorsa affannata al successo, soprattutto economico (anche se drogato), qualcuno continua a parlare alle coscienze. Come Raffaelli editore con la collana "Scintille"

Dostoevskij è in libreria dall’Ottocento, si diceva. Or bene: un libro nasce dall’urgenza di stigmatizzare una sensazione, una presa d’atto. Il fine del libro è la bellezza, vista nei suoi contorni tersi, svincolata dalle situazioni o dalle ideologie. E Dostoevskij ci è perfettamente riuscito; bisogna armarsi soltanto della pazienza di leggerlo (cosa non da poco). […]

continua »
Alberto Fraccacreta
L’elzeviro secco

Metamorfosi dell’identico

Dei 100 anni dalla prima pubblicazione della storia di Gregor Samsa non si è sciupato nemmeno un giorno. Perché Kafka è al riparo dalle mode, l’unico contrassegno del suo stile è il magma screziato della sua psiche

Nell’ottobre del 1915, esattamente un secolo fa, all’interno dell’edizione mensile della rivista espressionista Die Weißen Blätter, a cura di René Schickele, appare per la prima volta Die Verwandlung, La metamorfosi, il lungo racconto da cui è tratta probabilmente l’invenzione dell’insetticida. Franz Kafka, nel suo studio all’Istituto di assicurazioni contro gli infortuni dei lavoratori del regno […]

continua »
Alberto Fraccacreta
L'elzeviro secco

I film rincretiniscono?

Breve analisi del cinema di consumo (quello che fa incassi record), prendendo in prestito da Andrea Pazienza il suo grande, terribile interrogativo: perché Pippo sembra uno sballato?

Un solo fenomeno è più inquietante dei centri commerciali: il cinema di massa. Quelle multisale, rigorosamente di nero vestite, spesso contenute nei grandi plessi della moderna religione, recano in sé una sofferenza per nulla gergale, traducibile in un senso di vuoto dai risvolti atroci. Sono le pause dal quotidiano Giudizio universale, suggerite da Hebbel, che […]

continua »
Alberto Fraccacreta
“Tragico tascabile”, moralista “à la française”

Così parlò Ceronetti

Una divertente e illuminante carrellata sui patemi di pensiero e azione che hanno intrappolato l’uomo contemporaneo. Dal “debito greco” alla necessità del Teatro, dall’uso della nostra lingua, ai pesticidi e agli smartphone

Il Filosofo ignoto ritorna con la sua «lanterna» a illustrare i baratri crudeli in cui è caduto l’uomo contemporaneo. Tragico tascabile (Adelphi, 215 pagine, 14 euro) è una gustosa carrellata dei patemi d’oggi e delle recrudescenze di pensiero, realtà, quotidianità, affrontate sotto la lente della gioiosa e catartica disperazione a marchio euripideo. Ma è anche […]

continua »
Alberto Fraccacreta
L'elzeviro secco

La luce di Beckett

Hamm, Clov e la luce che muore; la tenebra della speranza e la quantità della vita secondo Adorno: in «Finale di partita» di Beckett c'è una guida alla commedia quotidiana

«Clov: Ti lascio, ho da fare. Mamm: Nella tua cucina? Clov: Sì. Hamm: A far che, vorrei proprio saperlo. Clov: A guardare il muro. Hamm: Il muro! E che cosa ci vedi, sul tuo muro? Mane, tekel, fares? Dei corpi nudi? Clov: Vedo la mia luce che muore». Quattro personaggi: Hamm, padrone di casa cieco […]

continua »
Alberto Fraccacreta
Un saggio di Andrea Gareffi

Essere Montale

Tutta la produzione del poeta di “Ossi di seppia”, sin dagli esordi, è caratterizzata dalla relazione di elementi contraddittori ugualmente validi che amplificano la potenza del lirismo. Ai confini del metafisico…

«Codesto solo oggi possiamo dirti:/ ciò che non siamo, ciò che non vogliamo». La celeberrima formula ‘negativa’ di Eugenio Montale impegna ancora oggi, a novant’anni dalla pubblicazione degli Ossi di seppia, critica e lettori. Non è qui negata la trascendenza in senso stretto, ma in senso puramente platonico: ovvero il rimandare ad altro. La trascendenza […]

continua »
Alberto Fraccacreta
L'elzeviro secco

Urbino magica

Come Praga e come Pietroburgo, Urbino è un luogo dell'anima, più che una città piena di richiami all'arte e alla cultura. Beckett e Balzac spuntano da ogni vicolo...

Urbino è coacervo di cultura e ombre. Aggirandosi per le arterie del centro si possono notare: tre sosia di Luzi che camminano furtivi in fila indiana, con ciglia increspate, cinture a mezzobusto, borse di coccodrillo sotto gli occhi; un gemello di Kapuscinski, rabberciato alla meglio, fendente la piazza, sempre alle due del pomeriggio; Nietzsche, imbiancato […]

continua »
Alberto Fraccacreta
Paolo Conte a Umbria Jazz

Cronaca di un’ipnosi

Forza barbiturica, fragranze da Oceano Pacifico, parole lancinanti preannunciate da abili artigiani del suono, grandine emotiva, struggimento che fa tremare anche il paesaggio… Tutto questo ha regalato a Perugia un cantautore silenzioso

Perugia è città aggrottata da senso dell’inarrivabile. Foligno le sfugge di mano, si estenua per i suoi palazzi inforcati, per le tempie delle cattedrali. Le strizza l’occhio veleggiando su declivi non veri. Ci avviciniamo, almeno ci sembra di farlo, ma subito schizziamo via come palline da golf lanciate dal bastone dei giorni, rendendoci più distanti […]

continua »
Alberto Fraccacreta
Omaggio al Boss che ha compiuto 65 anni

Amore è libertà

Rilettura filosofica di una canzone di Bruce Springsteen priva di orpelli e strizzate d'occhio, che suona come un appello ad amare in modo adulto, nella reciproca comprensione, nell'accettazione dell'altro per come è. Così “Lift me up” evoca Dante, Simone Weil, Erich Fromm...

«Lift me up, darling, lift me up and I’ll fall with you lift me up, let your love lift me up». Un insolito, pettinato Bruce Springsteen avvolto da giacca di pelle American Graffiti e paesaggio scandinavo, senza traspirazioni da backstage, né voce roca, né micidiale tempra, canta in falsetto – con insperata dolcezza – versi […]

continua »
Alberto Fraccacreta
MotoGP: riflessioni dopo Valencia

L’onore di non vincere

Come la sventura rende più nobili i Troiani degli Achei, avvicina più a Ettore che ad Achille, nello stesso modo la sconfitta di Valentino Rossi architettata dalla cricca spagnola rende la sua figura più poetica e la sua non vittoria più significativa dei nove titoli in carriera

La logica dello sconfitto è affascinante. La delusione, l’uomo in ginocchio, l’atleta che presta il passo alla sua umanità, piuttosto che al senso di onnipotenza da cavallerizzo – forma insopportabile di inverosimiglianza, ci chiama a una riflessione diversa sul destino comune. Questo è forse l’aspetto dello sport che, più di altri, lo rende un’emanazione diretta […]

continua »