Vincenzo Faccioli Pintozzi
“L'atto, la storia” di Giancarlo Ricci

E Benedetto salvò il XX secolo

La rinuncia di un Papa che non solo non è rinunciatario, ma che accetta di farsi “zolla sotto le zampe di bisonti”, è il momento fondante del nostro tempo. Più delle Torri gemelle, più del Muro di Berlino. Perché ci ha consegnato la possibilità catartica di fermarci. Per poi ripartire...

L’immagine più bella è quella di un Papa, considerato dal mondo laico e cattolico uno dei “potenti della Terra”, che si fa zolla. Zolla che viene calpestata da una mandria di bisonti, ovvero coloro che «del loro ottuso scempio fanno notizia». Giancarlo Ricci usa una metafora di Blake, citando anche l’ottimo Roberto Mussapi, per dare […]

continua »
Gianni Cerasuolo
Fa male lo sport

Il portiere perduto

Costano poco, la qualità è buona, le scuole e la preparazione sono cambiate: in campionato, i numeri 1 italiani lasciano io passo a quelli stranieri. Anche in questo non siamo più dei maestri

Il portiere caduto alla difesa ultima, vana, si chiama Morgan De Sanctis (nella foto qui accanto). È stato 744 minuti senza raccogliere il pallone in fondo alla rete della Roma delle meraviglie di Rudi Garcia. Alessio Cerci, ingrato figliol prodigo allevato sui campi di Trigoria, gli ha spezzato il sogno di essere imbattibile. Ma Morgan non […]

continua »
Enrico Porcaro
Un'intervista tv inedita

La Cina di Lizzani

Nel 2008 la televisione cinese affidò a un autore italiano (l'autore di questo articolo) la realizzazione di una conversazione con Carlo Lizzani, a cinquant'anni dalla Muraglia cinese. Eccola per la prima volta in Italia

Tutto iniziò nel 2008 con una telefonata da Pechino della mia amica Huo Jiu Jing: – Te la senti di fare un servizio per CCTV (Central China Television) sul lavoro di Carlo Lizzani in Cina? Sono 50 anni dalla realizzazione de La muraglia cinese… Sinceramente non sapevo nulla di quest’opera, pur conoscendo il lavoro di […]

continua »
Pier Mario Fasanotti
Il commentatore fuori controllo

Il dito di Ostellino

Con l' indice ben alzato, il corsivista del "Corriere" ha impartito una dura lezione al Papa che si è "vergognato" per Lampedusa. Egocentrismo puro, che dimostra come certi giornalisti abbiano perso la misura della realtà e delle parole

A proposito dell’ultima immane tragedia di Lampedusa, leggiamo (sul Corriere di ieri) che Piero Ostellino, già direttore del giornale del quale è oggi corsivista, si cimenta a dare consigli sia al Papa sia al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Rimproverandoli come se fossero studentelli fuori-corso di università poco internazionalmente accreditate. Questi ultimi avrebbero usato una parola […]

continua »
Vincenzo Faccioli Pintozzi
La visita del Pontefice a Lampedusa

Fratello migrante

Ha scelto la lettura di Caino e Abele papa Francesco per la messa di penitenza celebrata nell'isola “dimenticata da tutti”, dedicata alle vittime senza nome che affollano i suoi fondali. Per ricordarci che «abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna». E il fulcro del messaggio cattolico risuona nelle parole-chiave: accoglienza, testimonianza, amore, comprensione, empatia...

Tutto è rivoluzione. Dalla scelta di far pregare una piazza in silenzio al calice di legno, dalle dimissioni “suggerite con forza” dei vertici dello Ior all’appartamento – anzi, l’Appartamento – snobbato per una camera d’albergo di medio livello. Papa Francesco ha conquistato i cuori e persino le penne di coloro che – fino a sei […]

continua »
Alberto Fraccacreta
L'elzeviro secco

Emmanuel Carrère all’ombra della croce

La “conversione” dello scrittore francese raccontata nel suo “Il Regno” (premiato a Pordenonelegge), non appare come lacerante sradicamento ma come esperienza esteriore sospesa tra storia e autobiografia. E fa venire in mente Bob Dylan...

Dalle merlature, dai lineamenti grifagni del palazzo comunale si arguisce che il luogo vuole imprimere una traccia puntuale di sé. Pordenone è gotica e desidera rimanere tale. Non chiede di assumere altro ruolo. In ogni siepe si osserva la cittadina curatissima, a misura d’uomo e – caso raro – a misura d’inquietudine: anche lo spleen […]

continua »
Erminia Pellecchia
A trentanove anni dalla morte

La notte di Pasolini

Iniziano le celebrazioni in memoria di Pier Paolo Pasolini: Salerno gli rende omaggio oggi con una maratona che vedrà il suo culmine con l'allestimento di «Nel nome del padre» di Antonio Grimaldi

Così buono, così maledetto. Così mite, così tormentato. Così timido, così spavaldo. Pier Paolo Pasolini, le sue battaglie di civiltà e le sue contraddizioni, una voce  scomoda, un cristo eretico e corsaro da mettere in croce. Il Golgota è una distesa di sabbia e polvere, lui riverso, a faccia in giù, nel fango, consapevole nell’ultimo […]

continua »
Anna Camaiti Hostert
Cartolina dall'America

Cercasi nuova pace

Negli Usa, al di là della freddezza di Obama, la guerra di Gaza è vista come il segno finale di una grave crisi di leadership sia israeliana sia palestinese. E a pagare sono sempre gli innocenti

E così anche la tregua è finita nel sangue. Queste le notizie delle ultime ore. Ancora una strage di bambini e accuse reciproche. Negli ultimi mesi l’attualità è ferma costantemente sulle vicende del Medioriente. I morti aumentano e l’escalation della guerra tra Israele e la Palestina sembra crescere di giorno in giorno. In mezzo i […]

continua »
Loretto Rafanelli
Poesia: ancora su “Il sangue amaro”

Il fiume e la fonte

Nei libri di Valerio Magrelli si ricava sempre l’idea di un percorso originale, unico, frutto di dubbi, sorprese, sconcertanti scenari, sguardi beffardi. Ma anche una grande condivisione per la fragilità umana, tanto più acuta nel poeta...

Valerio Magrelli, dopo otto anni, pubblica un nuovo libro di poesia, e lo fa partendo da un titolo che già in qualche modo indirizza il lettore: Il sangue amaro (Einaudi, 150 pagine, 13 euro). Un titolo che porta a chiedersi da dove giunga per il poeta questo stato inoltrato nel disagio, se è vero, come […]

continua »
Giuseppe Lisciani
La scelta e il destino di Márquez

Sua Eminenza Gabo

Scrivere, una condizione sospesa tra fatalità e decisione. Ecco perché l'autore di “Cent'anni di solitudine” è “eminente”, padrone di se stesso: per la libertà con cui ha realizzato il proprio progetto esistenziale, ossia il suo essere scrittore

Il filosofo tedesco Hans-Georg Gadamer considera “eminente” un testo che corrisponda a «una forma autonoma in se stessa consolidata, che vuol essere letta di nuovo, continuamente di nuovo, anche se è stata capita da sempre». Secondo una tale premessa, Gabo è di certo autore di testi eminenti e perciò è, o dovrebbe essere, egli stesso […]

continua »