25
novembre
2017

racconti

Tina Pane
Una storia italiana

Persone semplici

«Titti scende giù in sala e comincia a darsi da fare attorno ai tavoli, saluta i primi clienti che arrivano, indossa il grembiule e si chiude con Angelo in cucina. Tra pentole e padelle riprendono a parlare, a dirsi, a raccontare»

(1992) Titti ha 35 anni. E trentacinque chili di troppo. Ha un viso campagnolo, che muta velocemente d’espressione, passando dal sorriso largo e infantile di quando ti saluta chiamandoti amica mia alla fronte corrucciata che oppone a chi non le garba. Insieme ad Angelo gestisce un ristorante che è aperto da qualche mese ma non […]






continua »
Domenico Calcaterra
Un racconto "intimo"

Morte, passione, resurrezione

«La notte, pretendeva sempre di tenere a portata di mano, sul comodino o sul letto stesso, una piccola torcia: per controllare, al buio, l’ora; ché il tempo – diceva –, per lui, non s’inceppasse»

«E per quanto amare, dolorose, angoscianti siano le cose di cui si scrive, lo scrivere è sempre gioia, sempre “stato di grazia”. O si è cattivi scrittori» (Leonardo Sciascia) “Non conosciamo veramente nulla, di questo mondo; non siamo al mondo” – per tutto il tempo (compresso) della malattia di mio padre fino al giorno in […]






continua »
Giuliana Vitali
Un racconto inedito

La collina di Ismet

«Appena oltrepassarono il cancello del campo, una folla di persone circondava la roulotte bianca dove lui e il padre vivevano e subito fecero largo al bambino, spalancando la porticina verde»

Si asciugò con la mano le goccioline di sudore che gli scendevano sul collo mentre, masticando un rametto raccolto per strada, camminava sul terriccio polveroso di Cupa dei Cani. Si fermò d’improvviso e una volta buttati giù i piccoli sandali che teneva sotto braccio, accovacciandosi, li legò ben stretti ai piedi rossastri per il gran […]






continua »
Tina Pane
Una novella inedita

La finestra di Carla

«Certe giornate di luce bellissima starebbe alla finestra tutto il tempo, a vedere il sole salire e le prime ombre delle colonne disegnarsi sul cotto, starebbe lì ad assimilare uno a uno tutti i pezzi di quel creato piccolo ed enorme nel quale vive da qualche anno»

La stanza di Carla sta al primo piano e ha una finestra che affaccia nel chiostro; è esposta a sud est ed è molto luminosa già dalle prime ore del giorno. Quando Carla si sveglia, tutte le mattine alle cinque, per prima cosa apre gli infissi e anche se piove, anche se è d’inverno e […]






continua »
Giovanni Nurcato
Una storia di vite ai margini

Ramon il lercio

«Ramon non respirava, ansimava, ciononostante fumava più che poteva. Aveva le dita e le unghie completamente marroni e non usava fiammiferi. Accendeva la sigaretta successiva col mozzicone di quella appena finita»

Ramon era un lurido, Ramon. Puzzava come un porco e forse anche di più. Accostò quel suo cesso di macchina sgangherata strusciando coi cerchioni il marciapiede, spense il motore e attese. Ramon era lercio dentro, la sua esistenza era assimilabile a una specie di putrefazione cosciente. Era unto Ramon. Aveva capelli radi, lisci e grassi […]






continua »
Attilio Del Giudice
Una novella inedita

La fachira a pranzo

«La fachira, la marchesa Igea Cuccurullo, aveva l’abitudine di venire a farci visita ogni giovedì, intorno all’una, mentre la mamma metteva i piatti in tavola»

Tra i tanti ricordi degli anni ‘50, un poco velati dal tempo, spicca invece nitido nelle teche della memoria il ricordo di una donna che chiamavamo la fachira. “Nonostante l’età – diceva – mi mantengo agile e snella, perché sono moderata: un tè senza zucchero al mattino e un solo pasto al giorno alla sette […]






continua »
Tina Pane
Una novella inedita

Mi chiamo Eleonora

«Sono nata portoghese a Roma, ma ho vissuto a Napoli, e qui son morta, giustiziata in piazza. Vengo spesso su questo piazzale, ora che non ho più il peso del corpo ad affaticarmi la salita»

“Mi chiamo Eleonora – o Lenor, se preferite – e ho più di 260 anni. Ho percorso Napoli in lungo e in largo, quand’ero corpo e mente, ma ora che sono solo spirito devo accontentarmi di guardarla da questo piazzale, o dai camminamenti del Castello. Da quassù la città m’appare enorme e non riesco a […]






continua »
Tina Pane
Tra passato e presente: un racconto inedito

La confessione

«Ah, buonasera, buonasera. Siete venute a sentire la messa?». «Veramente no, padre – risponde più lesta Antonietta – mi sono fatta accompagnare qui da voi perché ho bisogno di confessarmi»

Anche d’estate, certe mattine presto, capita che piazza Generale Avitabile sia immersa nella nebbia. Una nebbia talmente fitta che Antonietta, appostata dietro la finestra al piano ammezzato di casa di sua figlia, a stento riesce a intravedere la talare di Don Scala che ondeggia quieta assecondando l’incedere prudente del prete. Antonietta potrebbe regolare l’orologio su […]






continua »
Giuliana Vitali
Un racconto inedito

Acquamarcia

«Dal soffitto scendevano delle gocce d’acqua che avevano riempito fino all’orlo il secchio sul pavimento. Adesso l’uomo traeva dei lunghi respiri, ebbe un conato di vomito alla puzza di uva fermentata e sale»

Aveva in testa le voci dei due uomini che lo trascinavano giù. Le gambe pesanti scivolavano sugli scalini e a ogni colpo strizzava gli occhi per il dolore alla costola rotta. La saliva cadeva sul collo sudato, bagnando il panno che stringeva la bocca. – È gruossu chistu fìgghju e’ bucchino – fece uno, la […]






continua »
Leo Carlesimo
Una storia ambientata in Burkina Faso

Diario di siccità

«L’unico che non partecipò alla baldoria del giorno di paga fu Mol. Restò a Bagré, a occuparsi del fiume. E quando riprendemmo, il lunedì mattina, aveva deciso dove chiuderlo»

Febbraio. Da quattro mesi ormai non piove, la brousse è una monotona distesa d’erbe secche. Il livello s’è molto abbassato nelle ultime settimane, il Nakambé è ridotto uno striminzito rigagnolo che serpeggia sperduto tra banchi di sabbia e rocce, smarrito nell’alveo del grande fiume che non c’è più. Per tutta l’estate, e fin nei primi […]






continua »