Giuliana Bonanni
Finestra sul mondo

Decolonizzare Oxford

Il movimento pacifista che vuole togliere dalla facciata dell'università di Oxford la statua di Cecil Rhodes (benefattore e schiavista) ha vinto. Il board del college ha detto di sì: la memoria razzista è entrata in crisi ovunque

Dopo che l’assassinio di George Floyd e il movimento Black Lives Matter hanno riaperto il vaso di Pandora planetario del razzismo e del colonialismo, ogni paese ha ripreso in mano i propri libri di storia, sfogliato il proprio album di famiglia e puntato il dito sulle sue figure più controverse. In Inghilterra, il tornado ha scoperchiato ancora una volta la stanza chiusa del passato coloniale e della sua iconografia proprio nel tempio della cultura e della tradizione: l’università di Oxford.

La notizia – come riportata dal Guardian – è che la richiesta del movimento di protesta studentesco “Rhodes must fall in Oxford” ha ottenuto, il 17 giugno,  il voto favorevole del board dell’Oriel College per la rimozione dalla propria facciata della statua dell’imperialista, politico e imprenditore  vittoriano Cecil Rhodes, che nel testamento lasciò all’università  gran parte della sua enorme fortuna, basata sullo sfruttamento dei diamanti in Sud Africa. La rimozione non sarà però immediata e andrà sancita da autorità e sovrintendenze varie. L’Oriel College, inoltre, ha istituito una commissione d’inchiesta indipendente per prendere in esame tutte le tematiche relative al tema dell’inclusione e per creare migliori possibilità di ammissione per gli studenti neri e asiatici.

A partire dal 1902 oltre 8000 studiosi provenienti dal Commonwealth, Germania e Stati Uniti hanno potuto frequentare l’università di Oxford grazie alla borsa di studio istituita dal self made man, figlio di un pastore protestante, che a fine ottocento ha profondamente influenzato la politica coloniale inglese in Sud Africa, dove ha creato un impero economico (il gruppo De Beers è una delle sue imprese) e le basi dell’apartheid.

Il movimento pacifico “decolonizzare Oxford” porta avanti anche la richiesta della rimozione della statua del proprietario di piantagioni e schiavista di fine seicento Christopher Codrington al All Souls College e, più in generale, una maggiore rappresentanza degli studenti e del personale appartenente alle minoranze etniche nere e asiatiche (BAME). Il movimento reclama “una radicale trasformazione dell’università”, raddoppiando la presenza di personale e di studenti neri, promuovendo l’assegnazione di un maggior numero di borse di studio intitolate a Rhodes a studiosi africani, migliori politiche di welfare e di inclusione per gli studenti BAME e per il personale di servizio di colore, spesso sottopagato. “In realtà la campagna di protesta non è mai stata solo contro le statue, ci rendiamo conto che Rhodes rappresenta uno dei simboli del perdurante razzismo e colonialismo  da parte dell’università” dichiara al quotidiano inglese uno dei leader della protesta e aggiunge “decolonizzare Oxford  vuol dire ripensare al ruolo dell’università, rivedere i programmi di studio con un punto di vista che vada oltre  i canoni occidentali  e prendere le distanze dal passato” .

Le richieste sono state appoggiate dalla gran parte del mondo accademico e politico, vista l’eccezionalità del momento storico. Tuttavia non è mancato chi ha messo in guardia l’opinione pubblica dal tentativo di riscrivere la storia e cancellarne il ricordo. Nei giorni scorsi la professoressa Louise Richardson, rettore dell’Università di Oxford, si è detta perplessa sull’idea di rimuovere le statue, mettendo in guardia dal rischio di voler riscrivere il passato e giudicarne gli attori “fuori dal contesto” invece che approfondirne lo studio. Lo ministra dell’Università, Michelle Donelan, ha giudicato la scelta “miope”, il razzismo è odioso e intollerabile ma “non possiamo cambiare il passato ma piuttosto trarne insegnamento”.  Daniel Hannan, ex studente dell’Oriel ed ex parlamentare conservatore ha dichiarato che non farà più donazioni al college. «Grazie alla generosità di Rhodes migliaia di giovani hanno potuto studiare – ha scritto su twitter – un primo studente nero ha vinto la borsa di studio solo   pochi anni dopo la morte di Rhodes. Ma perché mai la gente dovrebbe donare il proprio denaro ad un’istituzione che si rivolta contro i propri benefattori?». Anche se, come ricorda l’Enciclopedia Britannica nella ricchissima biografia, Rhodes stesso aveva descritto il proprio fine politico nei confronti del continente africano come la “creazione di uguali diritti per ogni uomo bianco al di sotto del fiume Zambesi”. Solo la pressione dei liberali lo aveva convinto a correggere il termine “bianco” in “civilizzato” anche se, chiosa l’estensore della voce enciclopedica, probabilmente per Rhodes la possibilità che i nativi africani potessero mai divenire “civilizzati” era totalmente remota.

La statua di Rhodes è stata rimossa dall’università di Cape Town nel 2015.

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