Roberto Mussapi
Every beat of my life

Onore ai Capitani

La morte del Capitano di Walt Whitman, dopo aver condotto l’equipaggio alla vittoria e la nave all’ancora, non è vana. Come non lo è quella di Amleto, quella dei caduti per il covid 19 e quella dei partigiani caduti per la libertà che oggi celebriamo

Il Capitano ha condotto l’equipaggio, i suoi uomini, alla vittoria. La comunità la celebra. Per conseguire la sua meta il Capitano ha immolato la sua vita, è morto.
Tu lettore, ti soffermerai sui versi finali, sul passo di lutto con cui Walt Whitman saluta il comandante, che giace, freddo, morto, ove è caduto.
Ma non ingannarti: questa è la fine della vita del capitano, non la fine della poesia, la fine che è scritta qualche verso prima.
La nave è all’ancora, salva, il viaggio concluso, vittoriosa torna: rive, esultate, suonate, campane!
La morte del Capitano non è stata vana: è un sacrificio, per la vittoria.
Festeggiano, all’approdo, nave all’ancora, suono di campane.
Come nelle tragedie di Shakespeare: Amleto muore, come è morta Ofelia, ma sono morti tutti i dannati, con i due innocenti. E Orazio l’amico lucido e fedele, è pronto a ereditare il reame, che non sarà più il marcio regno di Danimarca, ma un mondo nuovo, rigenerato.
Catarsi.
I partigiani che sono morti, spesso ventenni, le cui lapidi hanno accompagnato la mia infanzia e gioventù, o nel cimitero, nel loro Mausoleo, o lungo la riva di un ruscello, o in un campo dove mio padre coglieva primule, e quelli le cui lapidi vedo sempre nelle strade attorno alla casa ove abito, a Milano, sono caduti, come il Capitano.
Ci hanno salvato. La loro morte non è solo un lutto, ma anche una vittoria.
Festeggiamo questo, oggi, 25 aprile.
Un 25 aprile inusitato, in cui la Resistenza, il valore forte, il pilastro di noi italiani e di tutti gli uomini che lottano per la libertà, assume altre forme: i medici morti in questi mesi, gli operatori sanitari e gli infermieri e le forze dell’ordine e tutti quelli che stanno lottando contro l’epidemia, non sono esclusivamente nobili defunti da onorare, ma anche Capitani da ringraziare, chiedendo al Cielo che il loro sacrificio ci conduca alla vittoria, la Vittoria con l’iniziale maiuscola, come la Vita.
Onore ai capitani di ieri e di oggi. I Capitani non hanno tempo, sono in noi, da sempre e per sempre.

 

O Capitano! Mio Capitano!

O Capitano! Mio Capitano! Il nostro aspro viaggio è concluso,

la nave ha passato ogni tempesta, abbiamo vinto il premio bramato.

Ecco il porto, sento le campane, la gente esulta,

mentre gli occhi seguono la salda chiglia, il vascello severo e ardito:

ma cuore, cuore, cuore!

Gocce di rosso sangue

dove sul ponte giace il mio Capitano

caduto freddo e morto.

 

Capitano, mio Capitano! Alzati, ascolta le campane,

alzati, la bandiera è per te è gettata, la tromba suona,

per te i fiori, le ghirlande, i nastri, per te la folla sulle rive,

per te, urlano in massa, oscillando, i loro volti verso di te, accesi.

Mio Capitano, caro Padre!

Questo braccio sotto la tua nuca!

È un sogno che tu sulla tolda

sei caduto freddo e morto.

Non risponde il mio Capitano, e le sue labbra immobili, esangui,

non sente il mio braccio mio padre, non più volontà, non pulsazioni.

La nave è all’ancora, salva, il viaggio concluso,

la nave vittoriosa torna dall’aspro viaggio conquistata la meta,

rive, esultate, suonate, campane!

Ma io con passo di lacrime e lutto

cammino dove giace il Capitano,

freddo, morto, è caduto.

Walt Whitman
Da Foglie d’erba, Garzanti 2016, traduzione di Roberto Mussapi

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