Marco Ferrari
Al Museo Civico di Sansepolcro

Il Piero risanato

Una bella mostra sul rapporto tra pittura e architettura nelle teorie sulla prospettiva di Piero della Franscesca festeggia il restauro della "Resurrezione", capolavoro del Rinascimento plastico

Dalla Toscana a Londra, tutti a omaggiare il talento eterno di Piero della Francesca (Borgo Sansepolcro, 12 settembre 1416/1417 circa – Borgo Sansepolcro, 12 ottobre 1492), diventato sempre più la vera star del Rinascimento italiano, capace di mettere insieme calcoli matematici, misticismo e talento artistico. Piero della Francesca nacque dopo la morte del padre, ragion per cui ebbe per cognome il nome della madre, chiamata “la Francesca”. Morì il 12 ottobre 1492, esattamente lo stesso giorno in cui fu scoperta l’America! A Piero della Francesca la sua città natale dedica una grande mostra dal titolo La seduzione della prospettiva in corso sino al 6 gennaio prossimo al Museo Civico. L’esposizione ha coinciso con la fine del restauro della sua Resurrezione.

L’esposizione, curata da Filippo Camerota e Francesco P. Di Teodoro, mescola le due anime dell’artista del Quattrocento, diviso tra pittura e matematica. Le otto sezioni della mostra partono dal De Prospectiva Pingendi, trattato composto da Piero della Francesca intorno al 1475, considerato il primo saggio sulla prospettiva pensato per gli artisti. C’era già chi aveva scritto sul tema, da Leon Battista Alberti a Lorenzo Ghiberti, ma nessuno aveva avuto la capacità di essere così visivamente chiaro. Nel trattato si susseguono tecniche e studi che vanno dalle figure semplici a quelle del corpo umano, focalizzandosi sul disegno prospettico che, già negli anni precedenti, era stato apprezzato e utilizzato da altri artisti, come Masaccio, Ghiberti e Brunelleschi, protagonisti del fermento artistico ed economico di Firenze. Nel De Prospectiva Pingendi Piero aveva inserito degli esempi pratici, come gli inganni della visione (che occupano l’ultima sezione della mostra), ovvero una serie di effetti e forzature che nascono dal rapporto tra gli occhi e la distanza di osservazione, sui quali si deve incentrare lo studio della prospettiva. Ecco allora che, in base al punto dal quale si osserva il quadro, alcuni corpi ci appaiono, in proporzione, più grandi o più piccoli di altri.

Il percorso museale mette in risalto anche i rapporti con altri artisti e matematici del tempo, come Luca Pacioli, che nel suo De divina proportione definì Piero della Francesca “Monarca a li dì nostri della pictura e architectura”. Piero, infatti, credeva che un buon pittore dovesse conoscere almeno il disegno delle proporzioni e degli ornamenti dell’architettura, se non addirittura essere lui stesso un buon architetto. Così, tavole architettoniche si mescolano a disegni prospettici della testa umana, che lui tratta come se fosse un solido geometrico, suddividendola in piani meridiani e paralleli. Le sezioni che disegna, però, vanno oltre al piano puramente geometrico, come testimonia la stessa Resurrezione, dove la testa di Gesù coincide con il vertice di un triangolo e divide a metà la composizione: a sinistra c’è un paesaggio scarno, con gli alberi senza foglie, a destra l’opposto.

Un’opera, questa, che ora può essere di nuovo ammirata al Museo Civico di Sansepolcro, dopo un restauro durato tre anni che ha portato a nuove certezze. In primis, l’effettivo trasloco del dipinto dal luogo originario – diventando così uno dei più antichi trasporti a massello della storia dell’arte – e poi la tecnica stessa utilizzata da Piero della Francesca: non un affresco, ma una miscela dove i colori vengono utilizzati anche sul muro a secco. Nella sala si possono vedere anche le opere fatte per la sua amata cittadina natale, Borgo San Sepolcro. In pieno 1400 Piero seppe unire  geometria e prospettiva, matematica e arte. Un genio rimasto a lungo nell’ombra poiché aveva lavorato solo in località medio-piccole della penisola come Rimini, Arezzo, Urbino, Sansepolcro, decentrate rispetto alle grandi capitali artistiche dell’epoca.

Anche la National Gallery di Londra celebra il trionfo di Piero della Francesca: due sue grandi opere, Il Battesimo e la Natività sono le più visitate nel museo. Nel Battesimo si può intravvedere un’immaginaria linea verticale che divide la scena a metà: parte al centro in alto, passa per il becco della colomba, divide il volto di Cristo, percorre le sue mani unite e prosegue tra i piedi. Le acque del Giordano scorrono limpide fra i piedi della coppia centrale. San Giovanni è colto nell’attimo preciso in cui battezza Gesù bagnandogli il capo. Alle spalle dei due, un uomo che si spoglia, accingendosi a ricevere il battesimo. A sinistra tre angeli, uniti in gesti di amicizia, assistono alla scena. Una luce uniforme blocca il tempo dell’evento che si sta svolgendo e lo rende eterno. Oltre il fianco destro di Cristo, si vede un centro abitato: è appunto Borgo San Sepolcro, l’amata città natale a cui l’artista rende omaggio. Nella Natività, probabilmente una delle ultime opere di Piero, si nota Gesù appena nato e steso sul manto blu della Vergine inginocchiata in preghiera. I tre uomini alle sue spalle potrebbero essere i Re Magi, uno dei quali mostra il cielo e la stella che li ha guidati, ma anche tre pastori venuti ad adorare Gesù. La figura seduta a gambe accavallate è probabilmente San Giuseppe, mentre a sinistra un gruppo di angeli senza ali cantano e suonano il liuto.

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