Massimo Morasca
“La sottile linea grigia”

Confine primordiale

Sfida a sua maestà North Sea, fino al traguardo della Long Coastal Race, solcando le onde che bagnano la costa belga tra Dunquerke e Ostenda, là dove terra e mare si fondono. Un’impresa ardua, anche in piena estate. Eppure, entrare in armonia con un elemento che armonico non è, è possibile…

«Patrick how many time to tack?»

«Massimo it’s too soon, keep sailing!»

Patrick è un uomo di mezz’età, fisico asciutto e agile, in silenzio con periodicità maniacale inforca gli occhialetti rossi e osserva la nostra rotta sul suo tablet. Non gli importa del mare che spesso spazza la coperta, un mare freddo di agosto, e nemmeno della posizione scomoda che deve prendere con la barca tutta sbandata che procede a balzi tra le onde del Mare del Nord, verso lo Stretto di Dover. Per lui è un gesto naturale, spontaneo, si trova perfettamente a suo agio. Il North Sea ci sta dando una piccola dimostrazione di quello che è capace di combinare un giorno di fine estate, vento sui 25 nodi, onda formata resa più ripida dalla corrente, che implacabile non ci permette ancora di virare per poter girare la boa di Weststroombank, dove finalmente potremo poggiare e tagliare, dopo un breve tratto, il traguardo di questa Long Coastal Race.

Patrick è un manager di un’azienda farmaceutica che per hobby fa il velista, come tutti noi del resto, un hobby che ha preso molto sul serio tanto da collezionare risultati e partecipazioni in regate famose come la Fastnet Race che ha disputato più volte. In barca è perfetto, sempre al posto giusto nel momento giusto, ottimo navigatore in un mare difficile per l’imprevedibilità dei salti di vento e la corrente che bisogna sempre includere nei calcoli di navigazione. «Keep sailing Massimo and go fast!», mi dice mentre pulisce con il gomito il tablet bagnato dagli spruzzi. Mantenere una buona velocità è fondamentale per evitare lo scarroccio che ci farebbe altrimenti mancare il bersaglio e io ce la sto mettendo tutta al timone, cercando di evitare le “panciate” nel cavo delle onde, orzare sulla cresta e poggiare nel cavo, ma magari fosse così semplice! Le onde a volte sono frammentate e incrociate per l’effetto della corrente, bisogna entrare in armonia con un elemento che armonico non è affatto ed è proprio questo il quid dove si gioca la reputazione del timoniere che, coadiuvato dal randista, deve saper domare questo mare brutale. È un duro incedere e io sono completamente bagnato, dentro la cerata dal sudore, fuori dagli spruzzi salati di questo mare rabbioso. Eppure il paesaggio nel quale siamo immersi è magnifico, ma lo posso godere solo a tratti, sempre concentrato come sono sull’onda successiva. Sebbene lentamente guadagniamo al vento e sugli avversari diretti, senza mollare un metro.

Sopra di noi nubi grigie e basse, sfilacciate, corrono veloci, sotto di noi sua maestà Mare del Nord, grigio-verde macchiettato dal bianco dei frangenti, un mare che non ha alcuna difficoltà a esprimere la grande intensità delle forze in gioco, e la sottile e salvifica linea grigia della costa belga tra Dunquerke e Ostenda che scorre piano sulla nostra sinistra, a volte ben visibile, altre avvolta in una cupa foschia. Una linea di costa piatta, interrotta più indietro da una lunga fila di palazzi alti, l’unico modo che hanno i belgi di vedere il mare dall’alto. Un limes sottilissimo che non oppone alcuna resistenza, qui i due mondi si fondono ed è difficile cogliere la differenza quando si cammina sulle larghe spiagge con la bassa marea o quando dal mare osservi una terra che sembra non esserci. Eppure la sottile linea grigia è il confine tra la terra e il mare, un confine mutevole e poco solido che una mente limitata e fin troppo umana vorrebbe invece ostacolo inviolabile, ma con i sei metri di escursione di marea, ciò che poco prima è terra diventa mare e viceversa e niente può ostacolare questa alternanza primordiale.

Guardo Patrick, il suo modo di stare in barca, silenzioso e presente, non si oppone, non lotta, come è giusto che faccia un abitante della sottile linea grigia. Penso ai suoi antenati, quanti prima di lui hanno provato a lottare e non ce l’hanno fatta, costretti dal mare a sviluppare un altro modo di affrontarlo, a entrare in relazione con le forze che lo governano in uno scambio continuo. Ciò che prima è terra diventa mare per poi ridiventare terra.

Sono fradicio di sudore, la barra di questa barca è molto dura, non ben bilanciata e mi costringe a un sforzo continuo, eppure ci deve essere un modo migliore di affrontare questo mare, meno faticoso, più fluido, come Patrick con la sua presenza silenziosa sta cercando di dimostrarmi. Provo a rilassarmi, mi concentro sul respiro, la sottile linea grigia mi sta proprio indicando il confine che non c’è, l’assenza di separazione tra i due mondi. Abbandono lo sforzo e provo a entrare in quel sottile spazio dove le due realtà si fondono in una dimensione terza, mi rilasso finalmente e smetto di sudare. La barca procede più veloce, Patrick mi guarda e sorride «Good job Massimo, this is the right way!».

Finalmente vediamo bene la boa di Westroombank, ci siamo tenuti piuttosto alti per non scadere, laschiamo le vele, la boa si avvicina rapidamente, è una boa tipica del Mare del Nord, colorata di rosso con un bel fanale sopra e il riflettore radar, ce ne sono decine disseminate lungo la costa e a largo, è inclinata dal vento e dalla corrente. Per noi rappresenta l’ultimo passaggio prima del traguardo di questa impegnativa regata lunga solo 32,5 miglia, ma resa difficile dalle condizioni meteo e dalla interpretazione della tattica.

Passiamo la boa, di bolina larga procediamo verso il traguardo, la barca accelera, abbiamo tenuto su il genoa 2, una vela più grande rispetto al fiocco, per avere più potenza sulle onde. Così invelata la barca schizza via veloce, il timone si alleggerisce, i baffi di schiuma a prua superano la falchetta. Siamo all’arrivo, la sottile linea grigia è lì che ci aspetta, una terra evanescente e che invece ci accoglie con il calore dei fiamminghi. Al bar del Konijlike Yacht Club di Nieuwpoort scorreranno fiumi di birra.

(Illustrazione di Paola Tiribocchi)

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