Raffaella Resch
A proposito di Marc Chagall

Il fanciullo cosmico

Alle radici dell’arte del maestro russo, un “principe delle fiabe” che racconta le sue storie con potenza evocativa coloristica e inventiva figurativa, descrivendo una realtà insieme vera e miracolosa. In margine alla mostra di Mantova che espone i capolavori della Galleria Tret’jakov

Mantova ha riaperto al pubblico uno dei suoi edifici più caratteristici, il medievale Palazzo della Ragione, dopo un restauro che restituisce il fascino dell’architettura e degli affreschi interni, presentando una grande mostra di Chagall, decisamente eccezionale per la presenza del monumentale ciclo del Teatro Ebraico della Galleria Tret’jakov di Mosca, opera che si credeva oramai preclusa al prestito (vedi anche http://www.succedeoggi.it/2018/09/frontiera-chagall/, ndr). La mostra (Marc Chagall – Come nella pittura così nella poesia, a cura di Gabriella Di Milia, fino al 3 febbraio 2019) intende rivolgere un omaggio alle radici dell’arte di Chagall, intrise di uno spiritualismo che rivela una matrice insieme russa ed ebraica e che costituisce l’espressione visiva di un ricchissimo mondo interiore. Dalle opere del pittore russo sgorga un fantasmagorico universo di emozioni, un caleidoscopio d’immagini reali e fantastiche, talvolta velato da un lirismo nostalgico, ma sempre caratterizzato da un linguaggio atemporale che riesce a raccontare i sogni personali e a dare un volto alle speranze di un popolo. Il fantastico in Chagall si nutre di paure e credenze popolari dell’ebraismo lituano, reduce dagli orrori dei conflitti russo polacchi che sconquassarono le terre baltiche, e ispirato dal misticismo religioso chassidico: a questa profonda religiosità di matrice orientale, si aggiungono i fantasmi delle persecuzioni del giudaismo, sull’orlo dell’abisso esistente tra amara realtà e astrazione della fantasia. Nei personaggi che Chagall raffigura, senza casa e in volo, si avverte l’attrazione per ciò che è misterioso, resa attraverso simbologie oscure come la cabala, che permette di evadere dalla quotidiana miseria del ghetto. Al tempo stesso il fantastico chagalliano mantiene solidi legami con la terra, la vita concreta, raccontata con ferreo realismo ai limiti del grottesco, con un’ironia che giunge all’autodileggio.

Nelle meravigliose tele della Galleria Tret’jakov esposte a Mantova per la prima volta, e di assai rara presenza in Italia, è possibile ripercorrere i temi e i personaggi della mitologia di Chagall: la vita di Vitebsk, piccola città bielorussa che egli indica come suo luogo di nascita; i negozi e le attività quotidiane; le feste religiose; ma anche le raffigurazioni del suo mondo interiore, l’amore per Bella; le visioni dettate da una felicità assoluta. Come lo definì Theodor Däubler in “Valori plastici” (1921), Chagall è un “fanciullo cosmico”, “il principe delle fiabe”, che racconta le sue storie con potenza evocativa coloristica e un’inventiva nell’apertura di piani e disposizione delle figure, così da descriverci una realtà insieme vera e miracolosa. La collezione della Galleria Tret’jakov di Mosca costituisce uno dei nuclei più ampi e prestigiosi dell’artista in Russia e contiene capolavori significativi sia nella vita di Chagall che nelle vicende storiche di quel Paese. I dipinti della Tret’jakov vengono infatti eseguiti in parte nel periodo immediatamente antecedente al soggiorno a Parigi, e in parte in quello subito successivo, coincidente con lo scoppio della prima guerra mondiale, che obbliga l’artista a fermarsi in Russia fino al 1922. Così la fantasia sfrenata nutrita dai temi della cultura russa ed ebraica, viene vivificata dall’influenza delle avanguardie che Chagall incontra a Parigi. Queste opere sono la più genuina espressione della vena artistica che matura in quegli anni, quando Chagall cerca di affermarsi come pittore e riceve le prime committenze prima da parte di intellettuali ebrei, poi del partito comunista, rispetto al quale tuttavia si sentirà sempre incompreso ed emarginato.

Nel 1919 Chagall riceve l’incarico dal regista Aleksej Granovskij di decorare la sala del Teatro Ebraico da Camera di Mosca. Il Teatro occupava tutto il piano nobile di una palazzina requisita dallo stato rivoluzionario, mentre al primo piano si trovavano gli uffici e al secondo le abitazioni degli attori. Il lavoro inizia il 20 novembre 1920 e termina con l’inaugurazione ufficiale del 1 gennaio 1921: Quaranta giorni di furioso lavoro in cui Chagall realizza i sette teleri, decora il soffitto e il sipario, e dipinge anche i vestiti degli attori. Chagall lascerà la Russia nell’estate del 1922. Il Teatro rimarrà in quella sede fino al 1925, verrà poi spostato insieme alla compagnia e rimarrà attivo fino al 1937, quando verrà chiuso da un’ennesima purga staliniana. I dipinti vengono nascosti nello scantinato dell’edificio, da cui vengono prelevati solo nel 1950 e portati alla Tret’jakov, dove rimangono in semiclandestinità per anni. Nel 1973 il governo russo invita Chagall a ritornare in visita alla sua patria, e con l’occasione viene organizzata un’esposizione speciale dei teleri, riservata a pochi membri del partito. Chagall rivede le sue tele che credeva perdute e nell’occasione le firma. Il Teatro ritornerà poi negli scantinati per riemergere solo con la perestrojka ed essere restaurato da una storica e valentissima équipe della Galleria Tret’jakov, a cui si deve la possibilità di trasportarlo e collocarlo senza danni in altre sedi espositive. Celebri mostre vengono fatte in tutta Europa, negli Stati Uniti e in Israele tra il 1984 e il 1994, quando vengono esposte per la prima volta in Italia, dalla Fondazione Antonio Mazzotta a Milano. La mostra da Milano passa a Roma e da allora le tele non sono più state visibili al pubblico italiano.

Il capolavoro nascosto di Chagall è l’emblema della sua arte schiva, indipendente rispetto agli stessi movimenti d’avanguardia con cui è in contatto, non ossequiosa dei dettami della politica culturale russa; ma al tempo stesso rispecchia i successivi rivolgimenti storici, che solo dagli anni 80-90 hanno reso visibili le meravigliose opere dell’avanguardia russa (queste di Chagall, come molte altre dei maggiori artisti del ‘900, da Malevič, a Kandinskij). La dimensione narrativa che caratterizza l’opera di Chagall è particolarmente fervida nelle celebri serie di incisioni che accompagnano il percorso della mostra: le Anime morte per il romanzo di Gogol’, le Favole di La Fontaine e il Ciclo della Bibbia e che ci permettono di valutare l’assidua collaborazione di Chagall con il mondo dell’illustrazione per l’editoria. Un’accurata lettura dei rapporti tra Marc Chagall e gli artisti, poeti e intelletuali del suo periodo, viene proposta nel catalogo Electa, attraverso testi per la maggior parte inediti selezionati da Matteo Bonanomi.

Nelle immagini, il pittore al lavoro in una foto degli anni giovanili e una sua celebre opera: “Il violinista

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