Roberto Mussapi
Every beat of my heart

Yang Lian, il vento e la cerbottana

Per il poeta cinese, uno dei massimi nostri contemporanei, la poesia non è aulico flauto, ma una vertigine netta nella quale gli oggetti si animano. Una poetica che è sintesi del nostro tempo occidentale e della Cina antica

Yang Lian è il più grande poeta cinese vivente, ed è un poeta vivente e cinese nello stesso tempo: vive la sua poesia come quella di Pound, suo maestro, e in essa permane la Cina antica, fintamente immobile e iconoclasta (niente a che vedere col pasoliniano Confucio, filosofo contadino de noantri), ove l’imperatore brucia spesso il palazzo per distruggerne le mura, salvando, pura, l’opera e la mente dell’architetto.
La poesia di Yang Lian (già apparsa in questa rubrica e destinata a tornarvi), uno dei massimi nostri contemporanei – che sento anima legata alla mia da affinità elettive – bruciante del meglio dell’anima poetica occidentale del nostro tempo, della Cina, da cui è ovviamente e da tempo esule, mantiene lo spirito misterioso.
Misterioso nel senso opposto a quello prevedibile, che i poeti della domenica attribuiscono automaticamente all’Egitto. Amantica, la cultura cinese, freddamente muta o tacita sul mistero, indifferente e insofferente alla divinazione, permeata dal senso del fluire, quello appunto del palazzo imperiale edificato non per durare, ma per essere distrutto e ricostruito, apparentemente identico, sullo stesso modello, che diviene archetipo, trasmutando da effimera in eterna l’anima dell’ingegnere.
I pini nel cimitero cinese respirano come crescono, ma la loro solidità di albero non è superiore alla mobilità animante e insidiante del vento. Vertigine visionaria netta, degna del grande maestro Li Po, il Virgiliocatullo cinese: gli oggetti non hanno sostanza ma animazione, un vento impercettibile li muove. La poesia è non l’aulico flauto, ma la rapida cerbottana o il soffiante bambù conduttore di questo vento.

 

Già letto

Nei cimiteri cinesi i cimiteri respirano così come crescono

ma il vento cambia tranquillo la direzione della giornata

l’aratro va avanti e indietro fino alla fine del campo

verde fertile libro di agosto

la vita semina i semi dei morti

 

la notte   tutte le stelle viaggiano in un pozzo di giada

 

per tutta un’estate leggi una biografia

l’ombra del pino è immersa nell’acqua

un sedia piena d’acqua è incisa in un bassorilievo

il mare lontano va in collera da solo

canti di uccelli inondano il cielo   quasi non cantassero

leggi come se non avessi letto niente

 

c’è solo l’ arte che scuote un pomeriggio e lo rende nero

Yang Lian

(Da Biografia, in Dove si ferma il mare, Damocle edizioni, traduzione di Claudia Pozzana)