Riccardo Bravi
A proposito di “Un altro Proust”

Proust & Debenedetti

Sellerio rimanda in libreria il copione di una “radiorecita” scritta nel 1952 da Giacomo Debenedetti, dedicata al grande romanziere dell'indolenza creativa

Digitando sul motore di ricerca Google il nome del celebre scrittore “Marcel Proust” un utente qualsiasi rimarrebbe spaventato dalla miriade di informazioni che tale ricerca porterebbe. Marcel Proust è infatti l’autore di uno dei romanzi più conosciuti di tutto il Novecento, À la recherche du temps perdu; sebbene tale opera sia stata letta nella sua integralità da una ristrettissima cerchia di persone. Dei tanti apprezzatori nostrani dell’opera proustiana uno su tutti, Giacomo Debenedetti, ebbe la lungimiranza di comporre una originale Radiorecita andata in onda sul terzo canale della RAI nel lontano ‘52, il cui testo arricchito da una dettagliata prefazione ad opera di Eleonora Marangoni (è sua anche la cura del volume) viene oggi riproposto da Sellerio editore (Giacomo Debenedetti, Un altro Proust, Sellerio editore Palermo, 2018).

Debenedetti fu studioso e traduttore nel corso della sua breve vita dell’intera produzione dello scrittore francese (che annovera anche un romanzo incompiuto, Jean Santeuil, alcuni racconti e saggi giovanili, traduzioni da John Ruskin nonché vari pastiches) arrivando persino a firmarsi nei suoi numerosi interventi critici giovanili con lo pseudonimo di Swann, il personaggio che dà il titolo al primo volume della Recherche: in Italia nessun altro come lui fu talmente affascinato dalla figura di Proust da occuparsene in maniera così meticolosa per quasi cinquant’anni. Ma in realtà era più che un’occupazione, perché Debenedetti – secondo le parole di Eleonora Marangoni – letteralmente abitava Proust. «Dire che allora Proust ci incantò […] sarebbe poco dire. Fu addirittura l’unico: fu lo scrittore che più ci dette l’illusione di essere venuto a manifestare tutte le cose che a noi sorgevano sulla punta della lingua».

Veniamo alla Radiorecita. Intanto il titolo Un altro Proust ci lascia presagire che non sarà il Proust della Recherche ad essere trattato bensì un altro: quello del Jean Santeuil. Tre interlocutori al tavolo, IL CRITICO, LA DONNA e IL PUBBLICO, dibattono in maniera non convenzionale sul ruolo che questo romanzo giovanile non concluso – a detta dell’artista, per mancanza d’immaginazione – abbia avuto sulla creazione del futuro scrittore della Recherche. Rimbalzano interrogativi e stereotipi su una figura controversa come quella di Marcel Proust che vengono smontati dall’impianto a più voci di un mezzo, come la radio, altamente democratico e rivoluzionario per gli anni Cinquanta; ed è la scelta del Jean Santeuil ad anticipare le tematiche che confluiranno poi nell’impianto stilistico-narrativo della Recherche: il leitmotiv del tempo perduto da recuperare, il tentativo di dar vita ad una riflessione sull’arte che viene però scansata dalla vita stessa del narratore, un abbozzo di scandagliamento di sentimenti umani capace di provocare le prime “intermittenze del cuore”.

La maniera semplicistica (quasi goffa) della DONNA e del PUBBLICO nell’interfacciarsi con uno dei più grandi scrittori del Novecento cozza con la risposta del CRITICO, che pure tenta il confronto senza illogici tecnicismi né voli pindarici a ciò che dall’altra parte del campo era stato definito come un “omosessuale nullafacente”, un individuo che non si occupa di alcunché in balìa di malattie e vizi immaginari.

Ne risulterà un libretto sublime, dove tutta l’arte proustiana (con anche un excursus finale sulla musica) viene condensata mirabilmente in poche pagine – al contrario delle mille e passa della Recherche – sufficienti però a darci le chiavi interpretative per poter amare l’epopea di un uomo che, nell’ambizione di perdere tempo per poi doverlo ricercare, capovolge il mito a lui troppo spesso affibbiatogli: quello di essere un perdente.